IL SINDACO DI SANTO, ''IGNORATA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO''
25 LE CRITICITA' DELL'ISTITUTO SUPERIORE PROTEZIONE E RICERCA AMBIENTALE

LAGO BOMBA: ''RISCHI DA ESTRAZIONE
GAS'', MA PROGETTO NON SI FERMA

Pubblicazione: 13 maggio 2018 alle ore 09:30

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BOMBA - Uno scorcio d'Abruzzo mozzafiato, quello del lago di Bomba in provincia di Chieti, incastonato alle pendici del Monte Pallano lungo la valle del Sangro. Miniera di bellezza e biodiversita'. Questo però forse poco conta, per chi ha altre idee di sviluppo locale: la risorsa che prima di tutto si vuole sfruttare è infatti quella del gas di cui è ricco il sottosuolo, con la perforazione di pozzi appena a valle della diga, e di conseguenza la realizzazione di un gasdotto, la costruzione di un impianto trattamento del gas a Paglieta.

Un progetto che viene portato avanti da anni, prima dalla Forest oil ora dalla Cmi Energia spa, osteggiato da buona parte della comunità locale, e che continua a incombere, senza che il governo in primis ci metta una pietra sopra, nonostante, aggiorna sullo stato dell'arte della vertenza il sindaco di Bomba Donato Di Santo, la bocciatura del Consiglio di Stato, e il fatto che l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), abbia autorevolmente ribadito solo poche settimane fa tutte le criticità, ben 25, a comiciare dal pericolo di subsidenza e della sismicità dell'area, conessi all'attività estrattiva.

“Ci troviamo di fronte ad un paradosso micidiale – spiega ad Abruzzoweb il sindaco di Bomba - perché anche senza considerare queste criticità dell’Ispra, basterebbe tenere in considerazione la sentenza del Consiglio di Stato che si basava esclusivamente sul principio di precauzione. Il Ministero non poteva metterla in discussione, eppure l’ha fatto".

Il progetto “Colle Santo”, dal nome della località sotto cui c'è il giacimento di gas naturale, è lo stesso che portava la firma della Forest oil, fortemente contestato da cittadini ed associazioni che, dopo numerose battaglie, pensavano di essersi lasciati l’incubo alle spalle. 

Le proteste della comunità locale erano riuscite ad allontanare i petrolieri dopo anni di lotte, quando il Consiglio di Stato aveva posto una pietra tombale sul progetto di estrazione. Invece a riproporlo, nel 2015, è aarriva la Cmi Energia Spa, addirittura ampliandolo, arrivando a coinvolgere 11 comuni della Val di Sangro: Perano, Roccascalegna, Atessa, Pennadomo, Torricella Peligna, Collidimezzo, Altino, Villa Santa Maria, Archi, Bomba e Paglieta.

Il progetto presentato dalla Cmi è inoltre incompleto, osserva il fronte contrario, ma nonostante questo il ministero dell’Ambiente ha concesso una proroga per le integrazioni, anche se fuori tempo massimo rispetto alla normativa.

A seguito della documentazione prodotta a giugno 2017, infatti, alla società è stato consentito di presentare approfondimenti, un sintomo, secondo cittadini e associazioni ambientaliste che in questi anni si sono battuti per scongiurare il progetto, della volontà del governo di sostenere l’iniziativa.

“I motivi che hanno determinato la bocciatura del progetto – continua Di Santo – sono sempre gli stessi,  non sono stati superati di un millimetro dalla nuova iniziativa della Cmi Energia. Queste criticità sollevate dall’Ispra non fanno altro che fornirci un ulteriore spunto nella preparazione di altra eventuale documentazione che presenteremo, qualora ce ne fossero gli estremi, insieme agli altri Comuni interessati. Faremo la nostra parte per evitare, ancora una volta, che questo progetto prenda forma”, conclude Di Santo.

Ben 25, come detto, le criticità ancora una volta evidenziate, questa volta dall’Ispra e che si ritracciano nei documenti dell’analisi del rischio, della relazione idrogeologica, geologica e negli studi sulla sismicità. In particolare si riferiscono agli effetti cumulati sulla stabilità della diga, sulla qualità dell’aria, a causa delle  emissioni,  e della sismicità che potrebbe essere innescata dal fenomeno della subsidenza ovvero dallo sprofondamento del fondo del  bacino.

L’Ispra a tal proposito osserva che "la sismicità strumentale, dagli eventi del 1980 in poi, ha registrato valori massimi di magnitudo inferiori a  3.4, ma questo non può far ritenere che la sismicità dell’area di Colle Santo sia bassa”.

E si aggiunge nella relazione: “anche a fronte della esplicita richiesta di approfondimento sulle interferenze derivanti dalle attività di estrazione in termini di sismicità innescata, il Proponente non ha fornito analisi sui possibili effetti derivanti da dette attività in progetto, tenuto conto della prossimità dei pozzi con la struttura sismogenetica composita ritenuta responsabile dell’evento sismico del 1706 di magnitudo 6,8".

Per quanto riguarda l’impatto nell’aria, l'Ispra evidenzia che “risulta carente della caratterizzazione della qualità dell’aria al netto del nuovo impianto di trattamento”. Inoltre, “Il Proponente non ha valutato le eventuali emissioni fuggitive di gas naturale dalla condotta in fase di esercizio”.

L’analisi dell’Ispra però non è stata pubblicata sul sito del ministero dell’Ambiente  ed è rintracciabile solo attraverso le osservazioni presentate dalla Cmi per avvalorare la sostenibilità del progetto. Altro indizio,  si sospetta in Val di Sangro,  delle vere intenzioni del governo.

Il 30 gennaio 2018, la Giunta regionale aveva trasmesso al Governo la delibera 30,  con la quale si ribadiva il no all’estrazione di gas da sotto il lago di Bomba. "Con questo atto teniamo fede all’impegno preso con le popolazioni di far valere le nostre ragioni sia partecipando a tutte le fasi del processo amministrativo previsto dalla legge sia continuando la nostra battaglia presso la Corte Costituzionale contro i provvedimenti che escludono la Regione dalla partecipazione ai processi decisionali in materia di politica energetica dove abbiamo già ottenuto qualche vittoria", aveva detto il sottosegretario con delega all'ambiente Mario Mazzocca.

Ma in merito alla questione è intervenuto il consigliere di Forza Italia, Mauro Febbo, che ha liquidato la delibera come “l’ennesima sceneggiata messa in atto dal presidente Luciano D’Alfonso e dal sottosegretario Mazzocca”. Insomma, una presa di posizione tardiva ed inutile.

"Alla società è stato permesso - dicono infatti le associazioni ambientaliste tra cui Nuovo senso civico e Forum H20 -, ancora una volta, di presentare approfondimenti e studi di ogni sorta. Insomma quasi una riscrittura del progetto nel tentativo di sanarne tutte le carenze. Ci amareggia constatare che, se da un lato è chiara la volontà del Governo di sostenere l’iniziativa, dall’altro c’è la completa incapacità della Regione Abruzzo e l’inerzia degli enti locali".



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