LANCIA FIGLIA E SI SUICIDA: AMICA DI LICEO, ''NESSUN SEGNALE DI DISAGIO'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

DALLE INDAGINI EMERGE LA PREMEDITAZIONE. PROCURATORE CHIETI INCONTRA
FRATELLO DELLA VITTIMA, ''TUTTO IL POSSIBILE PER ACCERTARE LA VERITA'''.

LANCIA FIGLIA E SI SUICIDA: AMICA DI LICEO, ''NESSUN SEGNALE DI DISAGIO''

Pubblicazione: 25 maggio 2018 alle ore 11:32

Fausto Filippone e Marina Angrilli
di

L’AQUILA - “Un uomo gioviale e tranquillo, l’amico da ‘pacca sulla spalla’, esigente con se stesso, rigoroso, ma con un carattere brillante ed estroverso, il compagno di scuola che tutte le mamme avrebbero voluto per le loro figlie”.

È così che la giornalista Selenia Secondi descrive Fausto Filippone, suo compagno di scuola sin dai tempi dell’asilo, un “caro amico” con cui ha condiviso “momenti  felici”.

Un profilo che non sembra appartenere all’uomo che domenica scorsa ha ucciso sua moglie, Marina Angrilli, spingendola giù dal balcone, poi ha gettato la propria bambina di 10 anni, Ludovica, dal viadotto Alento sulla A14 all’altezza di Francavilla (Chieti), dove è rimasto per 7 ore prima di suicidarsi, lanciandosi nel vuoto. “Chi lo ha conosciuto fatica a credere che tutto questo sia realmente successo, anche io non nascondo che ho qualche difficoltà. È davvero assurdo”.

Del 'caso Filippone' si è occupata anche la Secondi, con un trasporto emotivo molto forte.

“Sono sconvolta. Non riesco ancora a credere che abbia davvero fatto tutto questo - dichiara ad AbruzzoWeb - Gli amici che lo hanno sentito di più negli ultimi mesi lo hanno trovato un po’ più silenzioso del solito, ma nulla lasciava presagire un atto così eclatante: nessun segnale di disagio, non traspariva nulla che potesse far immaginare un dramma simile, ci sono molte domande che forse resteranno senza risposta”. 

E proprio a questi interrogativi sta lavorando la Procura locale: qualche giorno fa il procuratore di Chieti Francesco Testa ha incontrato il fratello di Marina, prima vittima di una domenica di follia e a lui ha fatto una promessa, "tutti noi faremo il meglio possibile per accertare la verità". "Siamo consapevoli che, in primo luogo, le famiglie delle vittime ma anche la cittadinanza sono stati colpiti da una tragedia immane e a tutti loro noi dobbiamo il nostro impegno. L’ufficio è impegnato con tutte le risorse che abbiamo a disposizione", ha assicurato Testa.

Dalle indagini sul duplice omicidio-suicidio, condotte dalla squadra mobile, sotto la guida della dirigente Miriam D’Anastasio e coordinate dal pubblico ministero Lucia Campo, emerge un nuovo particolare: la premeditazione, ma il movente continua a rimanere un mistero.

La giornalista di Chieti ha conosciuto il 49enne, dirigente della Brioni, da bambina: “Siamo andati entrambi alla scuola materna delle Orsoline, poi ci siamo ritrovati insieme al Liceo classico, ricordo che era un burlone, era famoso per le sue imitazioni, soprattutto quella di Massimo Troisi”.

Ma la Secondi precisa che “andava anche molto bene a scuola, l’intera classe era dedita allo studio, ma lui riportava sempre ottimi voti - ricorda - mai una scazzottata o un atto di insubordinazione verso i professori, non ricordo abbia avuto mai una reazione fuori luogo. È sempre stato un ragazzo gioioso e tranquillo, preciso e rigoroso, tanto da ricordarsi sempre le date dei compleanni”. 

Un’amicizia che è andata oltre i banchi di scuola: “Avevamo in comune l’amore per il nuoto e così d’estate ci vedevamo in piscina; non si tirava mai indietro era il classico amico su cui contare. Eravamo rimasti in contatto anche durante gli anni di Università, quando ci siamo rincontrati a Venezia: io studiavo nella biblioteca in centro e un giorno uscendo l’ho visto a piazza San Marco; l’ho guardato e sono scoppiata a ridere. Anche lui frequentava l’Università lì, siamo andati a mangiare una cosa, ricordando i nostri ‘vecchi tempi’ e gli anni trascorsi troppo in fretta. Era un vero e proprio perfezionista, io lo chiamo ‘Imprinting Orsoline’, perché è così che siamo cresciuti, cercando di realizzare al meglio i nostri sogni e lui c’era riuscito. Era molto esigente con se stesso, insomma, dedito al dovere”.

La Secondi non vuole giustificare in alcun modo il folle gesto di Filippone, ma “voglio raccontare il ricordo che ho di lui, anche se so che stride con l’immagine che ha adesso l’opinione pubblica di lui - conclude - Io lo ricordo così, non voglio difenderlo, non so cosa sia accaduto, per me questa escalation non ha senso, non ci sono risposte plausibili alle mille domande che io e gli altri compagni ci siamo fatti in questi giorni. Spero soltanto che un giorno riusciremo tutti a capire”.



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