LANCIA FIGLIA E SI SUICIDA: LUDOVICA SEDATA
DA FILIPPONE, SIRINGA E COCA IN SUA AUTO

Pubblicazione: 29 maggio 2018 alle ore 06:30

CHIETI - Un bicchiere di plastica con cinquanta grammi di una polvere biancastra che è risultata contenere cocaina ma anche una sostanza diversa, oltre una siringa usata, al cui interno erano presenti un paio di gocce di una sostanza da identificare, sono stati trovati nell'auto di Fausto Filippone che il 20 maggio ha gettato la figlia di 10 anni da un viadotto dell'A14, a Francavilla, lanciandosi anche lui nel vuoto dopo alcune ore. 

Fu sedata dal padre la piccola Ludovica: un quantitativo notevole di benzodiazepine è stato infatti trovato nel corpo della piccola. Sulla base dei risultati tossicologici appena conclusi, gli investigatori sono al lavoro per capire come mai nell'auto di  Filippone ci fossero la siringa e il bicchiere. Sarà, a questo punto, importante capire perché Filippone avesse con sé questo quantitativo di sostanze stupefacenti che non risultano presenti nel corpo così come dichiarato dal medico legale Cristian D'Ovidio. Non sono state rintracciate sostanze neanche nel corpo della moglie.

La Procura della Repubblica di Chieti, secondo quanto si apprende da fonti investigative, attraverso il sostituto procuratore Anna Lucia Campo, titolare dell'inchiesta, ha affidato una consulenza sui due reperti  trovati a bordo dell'auto di Filippone, una Bmw X1, perquisita subito dopo il suicidio dell'uomo.

Una secondo consulenza è stata affidata ad un tecnico informatico, Davide Ortolano, per esaminare i telefoni cellulari di Filippone e quella della moglie, Mariana Angrilli.

In particolare, il telefono della donna è stato trovato addosso a Filippone, danneggiato dopo il volo dal viadotto.

I particolari che emergono dalle indagini non fanno che avvalorare l'ipotesi di un piano di morte premeditato da Filippone e avviato nella tarda mattinata di quella domenica quando, dalla finestra del terzo piano del suo appartamento di Chieti Scalo ha buttato giù la moglie Marina Angrilli, insegnante di 51 anni. 

Ad avvalorare questa ipotesi che, se confermata dalle analisi sulla siringa, e soprattutto se ribadita dagli esami tossicologici di cui si sta occupando Cristian D'Ovidio, dopo i prelievi fatti in sede di autopsia, potrebbe almeno dare la consolazione che la bambina non si sia resa conto di nulla e che non abbia sofferto, c'è la testimonianza di un automobilista. 

Tra gli elementi che vanno nella direzione della premeditazione c'è quello della telefonata tra Filippone e lo studente universitario inquilino dell'appartamento di Chieti in cui si è consumata la prima parte della tragedia. 

Venerdì, due giorni prima del dramma, il 49enne ha chiesto al giovane di lasciare la porta aperta andando via per il weekend, spiegandogli che doveva fare le pulizie.

La squadra Mobile di Chieti, diretta da Miriam D'Anastasio, che si sta occupando delle indagini sul caso, attende i risultati degli ultimi accertamenti: gli esami tossicologici sui campioni prelevati sui tre corpi in sede autoptica e l'analisi di telefoni e dispositivi multimediali della famiglia. 

Se la dinamica dei fatti, ormai, sembra definita, ciò che continua a non essere chiaro è il movente, il perché Filippone - definito da tutti come persona tranquilla, ma caratterialmente cambiata in seguito alla morte della madre, avvenuta ad agosto scorso - abbia deciso di distruggere la sua famiglia.



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