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LANCIANO: L'APPELLO DI UNA MAMMA MALATA, ''FATEMI VEDERE LE MIE FIGLIE''

Pubblicazione: 08 luglio 2019 alle ore 16:24

LANCIANO - "Sono malata, fatemi rivedere le mie figlie".

È l'appello di G.D.F., madre disabile di 49 anni, che da un anno non vede le due figlie, di 11 e 9 anni, affidate dai servizi sociali a una casa famiglia.

La donna, racconta Il Centro, è costretta sulla sedia a rotelle in quanto affetta da una forma di sclerosi multipla progressiva, che le sta portando via persino la funzionalità delle mani.

"È da un anno che le mie due figlie non vivono più con me - spiega - e dal settembre scorso che non le vedo più".

L'8 luglio di un anno fa la loro vita è cambiata: episodio scatenante sarebbe stata la fuga da casa della figlia più piccola, spaventata per la possibile reazione paterna in seguito alla rottura accidentale di un vaso. La bambina, ritrovata con l'aiuto dei carabinieri, lo stesso giorno è stata allontanata dalla casa familiare insieme alla sorella più grande e collocata in una casa-famiglia, come stabilito dalla Procura del tribunale per i minori dell'Aquila.

Da quel momento ci sono stati alcuni incontri protetti con i genitori negli uffici del segretariato sociale del Comune di Lanciano, interrotti però dalla condotta del padre che, il 13 settembre 2018, ha aggredito e malmenato due assistenti sociali. L'uomo, N.M., 43 anni, è stato rinviato a giudizio per questo e accusato anche di presunti maltrattamenti in famiglia.

A causa della malattia G.D.F. è totalmente dipendente per le cure e l'assistenza dal marito, che si occupa di lei giorno e notte e per questo non può cercarsi un lavoro. In casa, però, si vive dignitosamente grazie alla pensione di invalidità della donna, all'indennità di accompagnamento e adesso anche al reddito di cittadinanza.

"Fino a quando le abbiamo seguite in casa, le bambine avevano ottimi risultati scolastici - sostiene la donna - Nonostante la decisione del tribunale per i minori dell'Aquila di sottoporci a consulenza tecnica d'ufficio per verificare l'idoneità genitoriale e le richieste di ripristino degli incontri con le bambine, e mentre le mie condizioni di salute fisica e mentale si aggravano progressivamente, nessuna risposta è arrivata dalle istituzioni. Sono convinta che le mie figlie vogliano vedermi e vedere il padre, per continuare il legame unico che ci univa, interrotto bruscamente quell'8 luglio".

"Data la malattia che avanza - continua la donna - non so fino a quando potrò ancora abbracciarle o semplicemente parlare con loro". La più piccola, tra l'altro, avrebbe tentato la fuga anche dalla casa-famiglia.

A lanciare un appello alle istituzioni è l'avvocato della famiglia, Mariella Arrizza, "affinché la vicenda venga trattata con la premura e la competenza che riconosciamo agli enti e alle autorità preposte, nell'interesse preminente delle bambine".



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