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LAVORO: USB, ''PREOCCUPATI PER PERSONALE DELLA FONDAZIONE PAPA PAOLO VI''

Pubblicazione: 11 marzo 2019 alle ore 15:18

PESCARA - Chiarezza sulle sorti dei lavoratori della Fondazione 'Papa Paolo VI' - struttura che esercita attività di riabilitazione per minori e adulti con disabilità fisica, psichica, sensoriale o mista in più zone dell'Abruzzo - la cui utenza e la cui qualità del servizio, negli ultimi anni, "sono scese drasticamente". 

La chiede il sindacato Usb Abruzzo, parlando di situazione "grave e preoccupante" e sottolineando che "siamo tra le organizzazioni sindacali più rappresentative, ma, nonostante questo, dall'estate 2018, la direzione ci nega un confronto". 

L'Usb, riferisce in conferenza stampa il coordinatore regionale Luigi Iasci, rappresenta il 10% circa dei lavoratori.

Alcuni dei centri della Fondazione, ricorda il sindacato, sono stati chiusi e "ci sono lavoratori costretti a fare 135 chilometri al giorno per andare a lavorare".

La struttura, accreditata col Servizio Sanitario Nazionale, è presieduta dall'arcivescovo di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, ed è a lui che l'Usb chiede un confronto.

Per domani, sottolinea Iasci, "sono stati convocati gli altri sindacati, ma non noi, che siamo la sigla più rappresentativa".

"Nel corso degli anni - osserva - la qualità riabilitativa e l'alta professionalità dei dipendenti ha fatto si che la Fondazione si espandesse sempre di più, con lo scopo di soddisfare le richieste degli utenti. Oggi invece, la qualità del servizio è scesa drasticamente. Sempre più frequenti sono le lamentele da parte dell'utenza. Negli ultimi due anni molti dipendenti sono stati costretti a rivolgersi all'ispettorato del lavoro perché vittime di procedimenti disciplinari non meritati, alcuni hanno subito addirittura minacce di licenziamenti o trasferimenti non congrui".

"Un accordo peggiorativo in riferimento al contratto nazionale sul tema della 'Mobilità interna del personale' - prosegue il coordinatore - ha portato a trasferimenti e demansionamenti unilaterali, mancando di rispetto alla legge in materia, ignorata durante tutto il percorso della contrattazione. Inoltre i carichi di lavoro eccessivi e il mancato rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro hanno ulteriormente messo in crisi la situazione dei lavoratori e della Fondazione stessa".

"Il futuro della Papa Paolo VI ci preoccupa, il calo dell'utenza e la chiusura di diversi centri, mette i lavoratori in pericolo. Gli stessi operatori, che da sempre sono il cuore dell'Ente, hanno scelto infine di unirsi all'Usb, che anche se è un sindacato non firmatario del contratto, resta l'unico strumento per cercare di ripristinare un'adeguata organizzazione tecnico-amministrativa. Siamo pronti alla mobilitazione, ma siamo convinti che i problemi si possano risolvere con il confronto. Riteniamo, però, che sia arrivato il momento di rompere il silenzio su questa vergognosa situazione, aggravata ulteriormente dal silenzio dell'alta carica religiosa a capo dell'ente. La speranza è che l'arcivescovo non abbia dimenticato le parole di Papa Francesco - conclude Iasci - il quale ha recentemente ricordato l'importanza della dignità e del rispetto del lavoro e dei lavoratori".



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