LE DICONO CHE HA L'AIDS, MA E' UN ERRORE: TERAMANA CITA ASL AVEZZANO

Pubblicazione: 28 dicembre 2018 alle ore 07:00

TERAMO - La malattia rende tutti più fragili e disarmati, nel momento in cui si apprende una diagnosi infausta la vita si ferma per qualche istante. 

È quanto debbono aver provato due donne le cui le analisi del sangue portavano a una sentenza praticamente inappellabile. 

Hanno vissuto ore di paura, hanno immaginato un futuro di sofferenze e forse di morte, prima di scoprire che si era trattato di un errore. 

A raccontare i due casi al quotidiano Il Centro è Pasquale Di Ferdinando, presidente dell'associazione "Robin Hood" a cui le due donne si sono rivolte per tutelare i proprio interessi.

Il primo caso riguarda P.R. di Teramo che è andata a operarsi all'ospedale di Avezzano (L'Aquila): la donna doveva essere fra le prime nella lista degli interventi, fino a quando le hanno detto che dall'analisi del sangue lei risulta positiva all'Aids, per cui si sarebbe dovuta attuare una procedura diversa a salvaguardia degli operatori e degli altri pazienti, per cui sarà operata per ultima.

"La paziente è stravolta dalla notizia e ovviamente all'ansia per intervento si somma l'ansia di avere una gravissima malattia", racconta il presidente dell'associazione al Centro. 

P.R. comunque si opera, l'intervento riesce bene e torna a Teramo, dove si fa delle altre analisi del sangue: il responso per fortuna è diametralmente opposto, "non ha alcuna malattia, Non è positiva al virus dell'Hiv". 

"Abbiamo scritto alla Asl di Avezzano ormai un mese e mezzo fa e nessuno ci ha risposto - continua Di Ferdinando - ora promuoveremo una azione civile per il risarcimento dei danni, anche morali. Penso che la Asl avrebbe dovuto rispondere celermente, in primis per far luce sul caso. Se c'è stato uno scambio di provette, questo significa che qualcuno va in giro con l'Aids e non lo sa e che non sono state applicate tutte le misure di sicurezza durante l'intervento che, sbagliando, sono state applicate a P.R.". 

Per alcuni versi simile il caso di L.D.P., 38enne teramana, che è stata curata all'azienda universitaria di Pisa per un carcinoma papillare del dotto tireoglosso. 

La donna deve sottoporsi ciclicamente ad analisi ormonali per vedere per vedere se c'è una recidiva. E quelle per accertare i valori della tireoglobulina, eseguite alla Asl di Teramo, danno valori altissimi. 

"A quel punto, ormai quasi sicura che il tumore alla tiroide fosse tornato - spiega Di Ferdinando - L.D.P. parte in tutta fretta con un accompagnatore alla volta di Pisa. Si ricovera, le fanno le analisi e il giorno successivo la buona notizia: il risultato dell'esame era sbagliato, i valori sono normali e lo spavento è superato". 

"Grazie all'associazione la Asl le riconosciuto il risarcimento dei costi subiti - conclude - Al di là delle spese che le due donne hanno dovuto affrontare, l'aspetto più preoccupante è quello psicologico. Essere malati significa già vivere in una condizione di fragilità. Trovarsi con diagnosi sbagliate che presuppongono l'aggravamento della propria condizione è sconvolgente".



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