GLI PSICHIATRI ABRUZZESI VITTORIO SCONCI E SABATINO TROTTA SPIEGANO LIMITI
E MANCANZE DELLA RIVOLUZIONE NELL'APPROCCIO TERAPEUTICO CON ''I MATTI''

LEGGE BASAGLIA: A 40 ANNI DALLA CHIUSURA
DEI MANICOMI ''C'E' ANCORA STRADA DA FARE''

Pubblicazione: 13 maggio 2018 alle ore 09:00

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L'AQUILA - A quarant’anni dalla 180, nota come legge, la riforma che portò alla chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia, in un clima di diffidenza nell’opinione pubblica, il bilancio può essere considerato positivo, seppur con qualche ombra e un notevole aumento di soggetti con malattie mentali in Abruzzo. 

A fare un resoconto ad AbruzzoWeb sono i due psichiatri abruzzesi Vittorio Sconci, già direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl dell'Aquila e Sabatino Trotta, primario del centro di Salute mentale della Asl di Pescara, 

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, nel 2020 la malattia mentale sarà al secondo posto per incidenza sulla popolazione mondiale, dopo le patologie cardiovascolari e prima di quelle oncologiche, ma entrambi gli psichiatri abruzzesi, in questo senso, tendono a smorzare “allarmismo”, in quanto  “sono stati fatti molti passi avanti nell’approccio terapeutico proprio grazie alla legge Basaglia, anche se ci sono delle criticità”. 

Per Sconci il problema maggiore risiede nel “mancato superamento degli attuali ‘manicomi’, nascosti sotto il nome di ‘Case di cura’ e nella carenza di un’omologazione per gli interventi a cui sottoporre i pazienti, il tutto riconducibile comunque ad una sfera culturale”. 

Diverso il pensiero di Trotta, secondo il quale “la 180 non è da cambiare, ma è da applicare: la ‘territorializzazione’ prevista da Basaglia, infatti, non è ancora del tutto completa”.   

In ogni caso il testo legislativo resta di un’attualità estrema alla luce dell’aumento dei casi. 

Secondo i dati del Sistema informativo salute mentale, il cui ultimo aggiornamento risale al 2016, gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici in Italia ammontano a oltre 807 mila, senza tener conto tra l'altro che una quota di persone con disagio psichico non si rivolge ai servizi specialistici, ma in parte viene trattata dal privato ed in parte rimane fuori dal sistema sanitario. 

Stando ai dati del report, pubblicato sul sito del ministero della Salute, in Abruzzo la prevalenza degli utenti trattati (tasso standardizzato per 10 mila abitanti) è di 15.980 persone, di cui 8.673 sono nuovi pazienti e di questi 4.164 sono uomini e 4.509 donne.

Il genere femminile, sia a livello regionale che globale, presenta tassi significativamente più alti dei maschi solo per patologie come la depressione e per le sindromi nevrotiche e somatoformi, seguite dalla schizofrenia e altre psicosi funzionali e il rischio di andare incontro a una malattia mentale aumenta con l’avanzare dell’età. 

LA LEGGE BASAGLIA  

A promuovere la legge, approvata il 13 maggio 1978, fu lo psichiatra Franco Basaglia, da cui prende il nome il testo, mentre l’estensore materiale fu il politico democristiano Bruno Orsini.

Da subito considerata “rivoluzionaria”, la 180 segnò la fine dell'era degli ospedali psichiatrici in Italia, invertendo completamente la rotta anche sull’approccio dei medici verso i propri pazienti. 

All'Aquila, per effetto della legge Basaglia, venne chiuso l'ospedale psichiatrico di Santa Maria di Collemaggio, il complesso costruito in città agli inizi del Novecento, che ospitava all'incirca 400 malati. L'ospedale di Collemaggio si distinse da altri manicomi per via della sua struttura: oltre ai reaprti e ad un apposito edifico per i pazienti infetti, infatti, venne dotato di una sala divertimento e un oratorio, il tutto circondato dal verde del giardino, visto come una terapia con effetti molto positivi sulla mente; l'accesso a questi spazi era negato ai pazienti più gravi.

“Si tratta di un cambiamento radicale nella cultura collettiva, che ancora deve essere del tutto realizzato - spiega Sconci ad AbruzzoWeb - questo perché i principi sanciti da Basaglia non si sono mai integrati totalmente nella cultura sociale e all'interno della psichiatria nazionale”. 

Questo problema, secondo lo psichiatra aquilano, sarebbe da ascriversi al conflitto che a volte si crea tra “esperienze avanzate, come per esempio la Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) di Barete, in provincia dell’Aquila, modello avanzato che ridona dignità ai pazienti grazie al loro reinserimento nella società, e situazioni di totale arretratezza”. 

Il fulcro del discorso è la centralità dell’uomo “nel momento in cui si mette al centro del percorso il paziente si può raggiungere qualunque obiettivo, se al contrario non viene presa la persona come elemento dominante viene fatta quella che chiamo cattiva psichiatria”, sottolinea Sconci. 

La comunità scientifica, partendo proprio dalla legge 180, ha più volte sollevato la questione relativa al sistema di assistenza, per il quale i finanziamenti sarebbero ancora insufficienti, come del resto le risorse umane. 

Il medico aquilano non condivide pienamente questa linea di pensiero: “Non è assolutamente vero, se il problema fosse davvero riconducibile al denaro, pensa che in quarant’anni non si sarebbero trovati?”, chiede. 

D’accordo con il collega anche Trotta: “Le risorse da destinare a questo settore sono fissate dal ministero della Salute e dovrebbero provenire da una percentuale della quota del servizio sanitario nazionale, riservata appunto alla salute mentale, ma non tutte le regioni, compreso l’Abruzzo mettono in essere questo, non tutti i soldi previsti arrivano e quindi non bastano”. 

Sull’aumento dei casi di malattie mentali in Italia e nel mondo, Sconci prende le distanze dai cosiddetti “allarmisti”, pur ammettendo che i casi sono molti. “Non sono d’accordo con queste statistiche, o meglio non bisogna prenderle in modo così oggettivo: il futuro quantitativo della malattia e del disagio mentale si muove in funzione dell'attenzione che la psichiatria metterà sulla persona; è questa l’unica variabile indipendente”, conclude.  

Sabatino Trotta, poi,  sottolinea “i fattori che incidono sull’incremento del numero di casi sono tanti, a partire dalla crisi socio lavorativa e più in generale il momento difficile che sta attraversando la società attuale, che è cambiata e fatica ad adeguarsi”. 
Per lo psichiatra “la legge Basaglia non è stata tradotta in operatività, noi viviamo ancora con un contesto ‘ospedalocentrico’, dove l’assistenza psichiatrica è prevalentemente ospedaliera”. 

Per superare questo ‘stallo’, il primario del Csm della Asl di Pescara spiega: “ci stiamo battendo su ogni fronte per quanto riguarda la provincia di Pescara”.

“Al momento abbiamo tre centri diurni - Casa famiglia sul territorio, operativi a 360 gradi: Penne, Tocco e Pescara - aggiunge - Abbiamo attivato tutta una serie di attività di inclusione, come per esempio le borse lavoro ‘Dopo di noi’, un sostegno economico concreto con lo scopo di reinserire chi ha avuto problemi mentali nella società, ma con una dignità lavorativa”. 
Ma per Trotta questo “è ancora poco, perché per mettere in essere il pensiero di Basaglia è necessario avere una completezza degli operatori, noi siamo sempre sotto organico, pochi medici, pochi psicologi, questo è il vero limite”.

C’è un merito della legge 180 che lo psichiatra pescarese tiene a precisare, “oggi il cuore dell’operare psichiatrico è il Csm, perché opera tramite il Prit (Progetto  terapeutico individualizzato), questo è un grandissimo successo, per ogni paziente viene individuato il progetto più idoneo alle sue necessità”.  

Una svolta epocale nel mondo della terapia che, però, ancora non viene compresa appieno da tutti, secondo i due medici, per una questione strettamente culturale. “Una modificazione così importante necessità di molto tempo - conclude Trotta - non dico che quarant’anni siano pochi, ma per un cambiamento così il fattore tempo è fondamentale”.



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