LEGGE EDITORIA, ANCORA
NESSUNA NOTIZIA PALLOTTA,
''IN DUE ORE LA FACCIAMO NOI...''

Pubblicazione: 16 febbraio 2017 alle ore 06:55

Stefano Pallotta

L'AQUILA - Sono passati oramai quasi 2 anni dalla Conferenza regionale sull' informazione di Pescara del marzo 2015, nella quale il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, promise solennemente l'approvazione in tempi brevi di una legge a sostegno dell'editoria, settore vitale della democrazia, in stato oramai comatoso anche in Abruzzo.

Ma in barba agli altitonanti proclami e pure al noto slogan del presidente della Giunta, Luciano D'Alfonso, "Abruzzo facile e veloce", quella legge ancora non vede la luce. O meglio: di progetti di legge se ne sono confezionati ben due, uno a firma dello stesso Di Pangrazio, l'altro del consigliere di Centro democratico Maurizio Di Nicola, ma senza che si sia riusciti ad integrarli e portare il provvedimento in aula.

Le proposte in varia misura prevedono incentivi per i giornalisti assunti negli uffici stampa dei Comuni che si fondono o che si associano, interventi finanziari volti a sostenere le testate giornalistiche, anche quelle online, compresi sgravi fiscali per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato del personale giornalistico, che oggi in buona parte vive il dramma della precarietà e dei compensi da fame. Ma fare la sintesi dei due progetti, come prevede la prassi legislativa dell'Emiciclo, pare essere un'opera improba.

A sollecitare l'approvazione di questa legge è per l'ennesima volta il presidente dell'Ordine dei giornalisti d'Abruzzo, Stefano Pallotta.

"È un progetto di legge in discussione da 2 anni - ricorda il presidente ad AbruzzoWeb - Da due anni stiamo dietro al Consiglio regionale, a ottobre abbiamo fatto un'audizione in quinta commissione in cui ci siamo dichiarati d'accordo a unificare i due testi, abbiamo dato ulteriori indicazioni, senza porre limiti insormontabili, ma nonostante questa nostra grande disponibilità, siamo ancora in attesa". 

E aggiunge con evidente ironia, "ritengo che, data questa grande volontà che hanno manifestato nell'approvare questa legge, molto altro tempo passerà".

Eppure, il presidente Di Pangrazio ha ribadito a ottobre che l'approvazione "è una priorità di tutta l'assemblea legislativa", confermando che "bisognerà fare una sintesi per addivenire a un testo condiviso", annunciando di affidare questa delicata operazione di sincretismo normativo a una sub-commissione.

"L'impressione è che nessuno finora si sia messo lì a stilare un progetto di legge unico, se lo chiedono a noi lo facciamo in due ore...", continua a ironizzare Pallotta.

Fatta la legge, bisognerà poi stabilire la copertura finanziaria adeguata, da rinnovare ogni anno. Non va dimenticato, infatti, che la sezione regionale di Controllo della Corte dei conti ha già evidenziato nel maggio 2016 che "sulle 22 leggi approvate dal Consiglio regionale abruzzese nel 2015 che prevedono un onere finanziario, il 73 per cento evidenzia molteplici irregolarità, con coperture integralmente trascurate od ottenute attraverso aumenti apodittici delle entrate, privi di elementi giustificativi, o con quantificazione degli oneri non resa nota nelle relazioni tecniche".

Insomma in un momento di scarsità di risorse, il Consiglio abruzzese tende suo malgrado a celebrare le proverbiali nozze con i fichi secchi.

Nel testo di Di Nicola, a proposito di coperture, sono previsti, a oggi, 500 mila euro l'anno. Nella legge di Di Pangrazio, invece, 80 mila per il 2016 e 300 mila all’anno per il 2017 e 2018.

Un pannicello caldo, a conti fatti, se non ci saranno ulteriori coperture, per un settore in gravissima crisi e che occupa migliaia di addetti, che deve dare risposte, ovvero moneta sonante, a decine e decine di testate e anche a un imprecisato numero di enti pubblici.

Il suggerimento caldeggiato dall’Ordine dei giornalisti, in quest'ottica, è stato quello di finanziare la legge attingendo dall’1 per cento dell’importo di tutti gli appalti pubblici regionali.

Una cosa è certa, non c'è più tempo da perdere. "Quello del giornalista è diventato un mestiere difficile, non solo dal punto di vista professionale, ma anche dal punto di vista dei rapporti industriali - ricorda Pallotta - È un lavoro che si precarizza sempre di più, senza collocazioni stabili nei mezzi di informazione, che si riducono anch'essi. E la precarizzazione si riverbera sulla qualità, per esempio l'informazione è sempre più legata alla velocità, con sempre meno verifiche sul campo da poter fare, visto che i colleghi non ne hanno più il tempo".

E riferendosi alla vertenza che coinvolge i collaboratori autonomi del quotidiano Il Centro, a cui la nuova proprietà ha inteso tagliare i compensi ad appena 5 euro lordi al pezzo, che netti fanno la miseria di 2 euro e 50 centesimi, meno di quello che si guadagna vendendo calzini e accendini in strada, Pallotta ricorda che "la qualità dell'informazione dipende dal potersi sostenere dal punto di vista esistenziale. Il collega che non ci riesce come fa a produrre informazione di qualità? Può farlo un mese, lo può fare due - conclude - ma poi inevitabilmente la sua condizione lo porta a trovare altre strade, altre occupazioni, altri sostentamenti di vita". Filippo Tronca



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