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CONSULENTE DEI RICORSI L'ABRUZZESE ENZO DI SALVATORE, ''IL ROSATELLUM
NON TUTELA DIRITTO DI SCELTA DEGLI ELETTORI E NEANCHE GOVERNABILITA'''

LEGGE ELETTORALE: TRIBUNALE DELL'AQUILA DECIDE SU SUA INCOSTITUZIONALITA'

Pubblicazione: 12 gennaio 2018 alle ore 16:31

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L’AQUILA - Un’udienza presso il Tribunale dell’Aquila che potrebbe mettere in discussione la legittimità costituzionale della nuova legge elettorale, il cosiddetto “Rosatellum 2.0”, e quindi l’esito del voto di marzo, è stata fissata per il prossimo 31 gennaio a seguito di un ricorso di parlamentari e altri esponenti tra cui alcuni abruzzesi, che hanno inoltrato l’istanza negli uffici giudiziari del capoluogo

L’azione giudiziaria è portata avanti anche presso i tribunali di Firenze, con udienza fissata in quel caso per il 17, e Roma, con data ancora da stabilire.

Sulla carta, l’eventuale accoglimento dell’istanza da parte dei giudici potrebbe mettere in discussione anche il risultato delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, che, comunque, da quanto appreso si svolgerebbero in ogni caso.

Protagonista di questi ricorsi, in qualità di consulente, è un legale abruzzese, Enzo Di Salvatore, professore associato di Diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo.

“Questa legge ha evidenti profili di incostituzionalità - spiega - perché, con le soglie di sbarramento, le pluricandidature, le liste bloccate e la modalità di esercizio del voto, distorce l’intenzione dell’elettore, comprime il diritto di voto, la rappresentatività e, ironia della sorte, lo fa senza nemmeno garantire la stabilità di governo e maggioranze certe”.

A presentare il ricorso sono stati i deputati Massimo Artini, toscano, ed Eleonora Bechis, piemontese, entrambi ex Cinque stelle ma che hanno concluso la legislatura nel gruppo misto, in quota Alternativa libera.

A loro si è aggiunto Stefano Moretti, presidente dell’associazione Osservatorio Antimafia d’inchiesta regione Abruzzo, nonché di Alternativa libera Vasto.

Tutti i ricorrenti sono assistiti dall’avvocato Paolo Colasante e con la consulenza di Di Salvatore.

Al centro dell'istanza vi è la richiesta di applicazione di un provvedimento d’urgenza da parte dei tribunali, come consente l’articolo 700 del Codice di procedura civile, e il rinvio della legge alla Corte Costituzionale affinché dichiari illegittime alcune norme del Rosatellum.

Entrando le merito, Salvatore spiega che innanzitutto “la Corte si era già pronunciata sul premio di maggioranza della precedente legge, ritenendolo abnorme. Ora è stato cancellato, ma il problema resta - evidenzia - non si garantisce comunque la governabilità, e nonostante questo viene sacrificata la rappresentatività".

Altra criticità, secondo gli insorti, è rappresentata dalle soglia di sbarramento che, nel Rosatellum, nella quota proporzionale è fissata al 3 per cento su base nazionale, sia al Senato che alla Camera, e una soglia minima del 10 per cento per le coalizioni, all'interno delle quali, però, almeno una lista deve aver superato il 3 per cento.

"Un meccanismo del tutto particolare - commenta Di Salvatore - I criteri i di applicazione delle stessa soglie riguardano, infatti, allo stesso modo entrambi i rami del Parlamento, senza però tener conto che il numero dei componenti è ben diversa, con un irragionevole sacrificio per la Camera dei deputati, che ha 630 componenti, rispetto al Senato che ne ha invece 315, la metà”.

C’è, poi, l’anomalia secondo la quale "se una forza politica non raggiunge l'1 per cento, i suoi voti si disperdono. Ma se prende più dell'1 per cento e non supera il 3 per cento, comunque - continua - non partecipa alla redistribuzione dei seggi, però i voti si riversano in favore della lista della coalizione che invece ha superato il 3 per cento, e questo significa ancora una volta non dare lo stesso peso, lo stesso valore, al voto degli elettori".

Altri presunti profili di illegittimità riguardano l’anomala commistione tra sistema maggioritario e proporzionale.

"Le liste sono state accorciate rispetto alla precedente legge dopo l’intervento della Corte Costituzionale, che giustamente ha sostenuto che l'elettore non era in grado di conoscere i candidati - si spiega meglio Di Salvatore - Ora una lista al proporzionale è composta da due a quattro candidati 'blindati', ma se tale lista corre in coalizione, l’elettore si troverà davanti comunque una alto numero di candidati, e non si vede la ragione per la quale ora dovrebbero essere a lui maggiormente conosciuti".

Non solo, incalza Salvatore: "Nel proporzionale l'elettore può votare solo la lista bloccata, mettendo una croce su uno dei simboli, e i voti andranno distribuiti ai candidati, nell'ordine di composizione della lista. Ma comunque è previsto un meccanismo per il quale i voti del proporzionale si riversano sui candidati del collegio uninominale e viceversa - protesta - E questo secondo noi è contrario allo spirito del maggioritario, dove vince chi prende più voti direttamente, è contrario al diritto di un elettore di dare la sua preferenza ad un preciso candidato, e solo a lui".

Inoltre, sempre per il legale, "lo stesso candidato, bocciato nella sfida diretta dell'uninominale, può essere eletto se viene candidato anche nel listino bloccato del proporzionale”.

Il problema, insomma, sostiene Di Salvatore, è che nel Rosatellum "non è consentito il voto disgiunto: se l'elettore decide, così, di votare il suo rappresentante in Parlamento che si presenta nelle sfide dirette del collegio uninominale, il suo voto si riversa comunque un ogni caso nelle liste di candidati ‘blindati’ del collegio proporzionale, anche se l’elettore aveva deciso di non votarle in nessun modo, limite che si poteva superare distinguendo le due partite".

Infine la domanda da 100 milioni di dollari: che cosa accadrà se uno dei tre tribunali accoglierà i ricorsi?

"Iin questo caso, il giudice potrebbe sollevare la questione di leggimità davanti alla Corte Costituzionale, e a qual punto, non essendoci i tempi processuali per entrare nel merito, visto che si vota il 4 marzo, la Corte presumibilmente deciderà dopo le elezioni - ipotizza Di Salvatore - Ritengo molto difficile che venga dunque messa in discussione la loro celebrazione, una partita ormai in corso".

"Ma sarebbe una decisione per la Corte molto problematica, perché significherebbe creare una zona d'ombra, in quanto si avrebbe una legge incostituzionale che comunque sortisce i suoi effetti, come se niente fosse. Un risultato comunque si otterrebbe - conclude - il prossimo Parlamento sarebbe costretto almeno a modificare questa pessima legge elettorale".



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