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REGIONE ABRUZZO: NOMINATI CON DELIBERA GIUNTA COMPONENTI TAVOLO DI LAVORO; TESTO VIGENTE E' DEL 1983, ASSESSORE CAMPITELLI ''COME LINEE GUIDA RIDUZIONE CONSUMO SUOLO E SOSTENIBILITA' AMBIENTALE''

LEGGE URBANISTICA, LA GRANDE INCOMPIUTA, RIPARTE L'ITER PER STORICO AGGIORNAMENTO

Pubblicazione: 07 novembre 2019 alle ore 06:31

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L'AQUILA - "La legge urbanistica abruzzese è del 1983, serve finalmente un nuovo testo unico, una grande semplificazione e integrazione, al passo con i tempi, con fabbisogni ben diversi rispetto a 30 anni fa, mettendo al centro la riduzione del consumo di suolo, e la sostenibilità ambientale".

Parola dell'assessore leghista Nicola Campitelli, chiamato, in virtù della sua delega, a mettere mano ad una delle grandi incompiute nella storia della produzione normativa abruzzese: la legge urbanistica regionale, vecchia 36 anni, e che ha resistito, vista anche la delicatezza e complessità della materia, ad ogni tentativo di aggiornamento e modifica.

Ultimo tentativo, nella legislatura del centrosinistra di Luciano D'Alfonso, quello dell' assessore Donato Di Matteo, che era riuscito a predisporre un progetto di legge, poi però ritirato, senza mai arrivare in aula, vista la contrarietà di sindacati e ambientalisti, e sopratutto all'interno della sua stessa maggioranza.

Primo passaggio dell'ennesimo assalto, è stato intanto la delibera 622, approvata il 23 ottobre scorso dalla giunta regionale, che ha nominato come componenti del gruppo di lavoro tecnico, Francesca Di Muro, dirigente del servizio Legislativo qualità della legislazione studi, Anna Caporale, esperta in materia dello stesso ufficio. Viene poi dato mandato al direttore dipartimento Territorio ambiente, Paolo Pescara, di incardinare e coordinare l'iter.

"Il percorso non sarà breve - mette le mani avanti Campitelli -, partiranno a breve incontri e tavoli con i vari e i tanti portatori di interesse, è del resto una materia complessa e molto tecnica. L'obiettivo è però quello di serrare i tempi per approvare finalmente un testo unico, da tutti condiviso, necessario ad integrando le tante norme che si sono accavallate nel corso degli anni". 

Un testo unico che dovrà rispettare comunquele linee guida approvate nella delibera del 23 ottobre. "Si fissa come atto di indirizzo - si legge infatti nel provvedimento - quello di una pianificazione territoriale urbanistica sostenibile e quindi compatibile rispetto al territorio, l'ambiente e il paesaggio".

Ovvero sarà obbligatorio "garantire il corretto uso e la tutela delle risorse territoriali, ambientali e paesaggistiche, assumere come principio fondamentale il contenimento del consumo dei suoli". E ancor la norma dovrà prevedere gli strumenti "della perequazione, la compensazione urbanistica e misure premiali", per aumentare al qualità urbana", e ancora "promuovere il contenimento del consumo energetico ed idrico, nonché l'irrazionale sistema di mobilità e smaltimento rifiuti".

Dovrà "determinare i livelli di qualità urbana in termini di benessere e salubrità, l'efficienza, sicurezza ed equità degli interventi antropici, e livelli accettabili della pressione del sistema insediativo e relazionali sull'ambiente naturale".

Infine "promuovere un innalzamento della qualità della vita degli ambienti urbani ed edilizi, da parte di soggetti fragili".

L'auspicio è che non vada a finire come nella passata legislatura. 

L'iter era stato avviato dall'assessore all'urbanistica Donato Di Matteo, ad aprile 2016. 

A novembre dello stesso anno, la giunta aveva approvato le linee guida per la redazione della nuova norma. In una conferenza stampa all'Aurum di Pescara nel dicembre 2017, era stato presentato in pompa magna il disegno di legge regionale "Norme in materia di governo, tutela ed uso del territorio".

Principi cardine, anche qui "la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione urbana, sostituzione e riuso del territorio".

Di Matteo aveva tenuto a sottolineare che la principale differenza rispetto al passato è che "sarà possibile determinare processi di rigenerazione, riqualificazione e di riorganizzazione urbana, dando vita anche a dei contratti con i privati, che comprendono istituti come la perequazione e la compensazione, per fare in modo che gli abitati vengano ristrutturati sia ai fini dell’offerta abitativa, sia allo scopo di migliorare la qualità e la vivibilità delle aree stesse”.

Il testo però non è mai arrivato in aula per l'approvazione definitiva. 

Di Matteo, entrato a più riprese in rotta di collisione con la maggioranza, e in particolare con il presidente D'Alfonso, ad agosto 2018, ha deciso di ritirare il testo in una seduta della commissione territorio. Quando oramai la legislatura era agli sgoccioli, con il presidente D'Alfonso, eletto senatore, pronto con le valige in mano per trasferirsi a palazzo Madama. Fatale per il pdl Di Matteo, anche i contrasti all'interno della maggioranza intorno al provvedimento, e la contrarietà espressa dai sindacati, dal Wwf, da Italia Nostra e da Legambiente. 

Tra le critiche, può essere utile ricordare, il fatto che la legge, ha sostenuto ad esempio la Cgil, "dice da una parte che bisognerebbe evitare nuovo consumo di suolo, dall'altra molti articoli lo contraddicono, perché, se da una parte si dice che si devono perimetrare le aree edificate, dall’altra si lascia edificare anche al di fuori dei perimetri delle aree edificate, prevedendo deroghe alle normative vigenti e contraddicendo il principio del non consumo di suolo”.

Per istituto nazionale di urbanistica, "il provvedimento avrebbe ridotto pericolosamente il ruolo della pianificazione nell’attività di governo del territorio e al contempo avrebbe dilatato il campo di operatività dell’istituto dell’accordo, sia tra soggetti pubblici, che tra questi e i privati. Nel quadro che ne sarebbe conseguito, l’interesse pubblico sarebbe risultato fortemente indebolito, visto che in uno scenario di dialogo alla pari tra operatori pubblici e operatori privati, senza un quadro di riferimenti e tutele normative, il pubblico generalmente sarebbe risultato soccombente".

Criticato da più parti, anche l'eccessivo accentramento della materia urbanistica in capo alla Regione, a discapito dei Comuni. 

Andando ancora più indietro nel tempo, nulla di fatto si è registrato anche nella legislatura di centrodestra di Gianni Chiodi, dal 2009 al 2014, quando della norma se ne era occupato il presidente della commissione territorio Luca Ricciuti. 

Il governo di centrosinistra Ottaviano Del Turco, in carica dal 2004 al 2008, con l’assessore Franco Caramanico, aveva portato in giunta una proposta per il consiglio regionale su una nuova legge che, però, anche in questo caso è rimasta un voluminosa collettanea di carte.

 



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