LIBRI: INTRIGHI DELLA POLITICA E RITMI FRENETICI,
VITTORIO TUCCERI RACCONTA IL SUO ''LAKE HOTEL''

Pubblicazione: 25 aprile 2018 alle ore 18:51

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L’AQUILA – Un lago, un Hotel da qualche parte nello sconfinato territorio degli Stati Uniti d’America, uno sconosciuto il cui destino si intreccia in modo casuale e inaspettato con quello dell’uomo più potente del mondo, un intrigo da risolvere in 24 ore di tempo.

Vittorio Tucceri, giornalista avezzanese e responsabile ufficio stampa della Asl, ha mescolato questi ingredienti in un romanzo, Lake Hotel, fissando su carta una storia pensata e costruita anni fa, ma solo oggi data alle stampe. E può anche capitare che la realtà raggiunga e superi la fantasia: la storia, inventata, è accaduta, poi, sul serio.

È stata la passione per la scrittura, da sempre coltivata, unita alla voglia di affidare la propria “creatura” al giudizio spesso spietato dei lettori, ad aver spinto Tucceri a pubblicare Lake Hotel, un romanzo di quasi 200 pagine, vorticoso, dalle scene essenziali ai dialoghi serrati che lasciano al lettore il compito di immaginare gli interlocutori e le ambientazioni, togliendo ogni descrizione superflua, ogni fronzolo, ogni divagazione ridondante.

“Ho tentato di riportare su carta l’impressione che si prova guardando un film d’azione. Non so se ci sono riuscito - ha raccontato l’autore ad AbruzzoWeb - questo lo potranno dire i lettori. L’intento è stato quello di creare un ritmo veloce, che non avesse momenti di pausa o di noia”.

Prima di Lake Hotel, presentato a marzo al caffè letterario Vieniviaconme di Avezzano (L’Aquila), Vittorio Tucceri ha pubblicato un romanzo ambientato in Brasile, dal titolo Attentato al Mito, che vede protagonista il grande calciatore Pelé.

Ma è in questa sua ultima fatica letteraria che ha riversato la passione per il thriller politico, per l’azione e gli intrighi del giallo, ispirato anche da alcuni autori come Ken Follett, Frederick Forsyth e il grande George Simenon, scrittori di fama mondiale ognuno dei quali ha lasciato un segno in momenti particolari della vita del giornalista, in quelle che lui stesso ha definito “stagioni”.

“La particolarità della vicenda raccontata in Lake Hotel - ha spiegato ancora Tucceri - è l’essere compressa dal punto di vista temporale. Tutto si svolge in ventiquattro ore, con orari e riferimenti precisi. Il fatto che si verifica e che incrocia la vicenda dell’uomo della strada con il presidente degli Stati Uniti d’America, in realtà è tale che non trova risposte certe nemmeno dalla costituzione americana, per cui non si sa cosa fare perché non c’è una risposta precisa che possa risolvere le cose”.

Il risultato è appunto una storia che cattura il lettore fino alla fine, scritta quasi di getto e poi limata, rivista, revisionata, con cura e pazienza per soddisfare l’ossessione propria di chi scrive cioè il momento del giudizio di chi legge.

“C’è un fatto fondamentale, che rappresenta la mia ossessione quando scrivo: se per caso non stessi annoiando il lettore, si tratta di una trasposizione personale e soggettiva - ha sottolineato ancora Tucceri - Ognuno di noi in un libro cerca qualcosa che lo riguardi, lo rappresenti, qualcosa in cui impersonarsi. Io penso che un libro debba cercare di dare delle emozioni, smuovere delle passioni”.

Una storia quindi forse dedicata al lettore di oggi, preso dalla frenesia della vita quotidiana, un romanzo che sfida quei libri che restano per un tempo indefinito sul comodino perché proprio non si riesce ad andare avanti nella lettura, persi dietro descrizioni infinite e pagine su pagine di introspezioni più o meno psicologiche.

Si scrive per se stessi o per gli altri? “Io lo faccio per me stesso fino a un certo punto, cerco di scrivere delle cose che possano piacere agli altri. Chi scrive credo abbia il desiderio di condividere le cose che scrive con gli altri e per questo debba cercare di costruire un prodotto che gli altri possano voler leggere - ha fatto notare - anche perché diversamente si tratterebbe di un semplice esercizio privato, una sorta di diario personale, uno sfogo che, se da un lato può avere risvolti terapeutici, dall’altro nulla ha a che vedere con il mestiere della scrittura”.

Mentre sono aperte le trattative con alcune case editrici per una ristampa del libro e una diffusione più capillare, Vittorio Tucceri sta già pensando a nuovi progetti, di genere diverso, storie ancora tutte in divenire.

“L’importante è non fermarsi, nemmeno davanti ai rifiuti, alle difficoltà. È cosa nota che oggi ci siano più scrittori che lettori, che le grandi realtà dell’editoria probabilmente nemmeno tengano in considerazione buona parte dei migliaia di manoscritti che ricevono ogni giorno. Forsyth si vide rifiutare il suo Giorno dello Sciacallo per svariate volte. Quindi, accanto alla bravura che deve pur esserci, serve anche la costanza, l’impegno e la perseveranza”.



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