LIBRI: L'ARMINUTA ARRIVA A L'AQUILA, L'AUTRICE SVELA
''PER ORA NON SCRIVO MA PRESTO ARRIVERA' IL FILM''

Pubblicazione: 30 ottobre 2017 alle ore 10:33

Donatella Di Pietrantonio
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L’AQUILA - Dopo il premio Campiello 2017, nel 2018 potrebbe arrivare anche il film del premiatissimo L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio.

Nel confessarlo in un’intervista ad AbruzzoWeb, l’autrice pennese svela che il set perfetto non potrebbe che essere proprio il suo Abruzzo, dove ha immaginato e ambientato il romanzo vincitore della 55° edizione del noto riconoscimento letterario e presentato all’Aquila alla libreria Maccarrone.

“L’Abruzzo, con i suoi paesaggi, è la cornice dei miei racconti e, fa da sfondo anche all’Arminuta - svela - Non potrei immaginare altrove le scene di un eventuale film tratto dal libro”.

L’autrice lascia intendere che non esclude un simile progetto in futuro: le proposte sono già arrivate.

Quanto a un nuovo romanzo, “per ora no, ma so che scriverò ancora - afferma - La scrittura è una tentazione a cui non so resistere e una malattia da cui non si guarisce mai”.

Un romanzo che ha commosso, una storia coinvolgente quella dell’Arminuta, che ha attirato moltissimi lettori alla presentazione del libro nel capoluogo abruzzese dove un ampio pubblico di giovani e non ha partecipato con entusiasmo al confronto con l’autrice, che si è rivelato un’occasione per nuovi spunti di riflessione.

“L’idea che ha ispirato il romanzo è quella dell’abbandono - spiega la Di Pietrantonio - nel caso dell’Arminuta si tratta di un doppio abbandono che condizionerà per sempre la psicologia della protagonista, anche in età adulta”.

“La maternità è un altro dei punti focali del racconto, ma la mia urgenza narrativa era di metterne in evidenza gli aspetti più oscuri - continua - Il rifiuto, l’abbandono, temi ricorrenti in letteratura, se pensiamo alla mitologia o alle fiabe”.

La storia dell’Arminuta inizia nel 1962, in un paesino dell’entroterra abruzzese da cui, subito dopo la nascita, sarà allontanata perché la sua umile famiglia deciderà di ‘darla’ a due genitori più abbienti:

“Da bambina ascoltavo dagli adulti del mio paese storie di bambini ‘dati’: era una pratica ricorrente, ordinaria, e ricordo che mi chiedevo ‘di chi si sentono figli?’: questa è la domanda su cui si fonda il romanzo”, continua.

All’età di 13 anni l’Arminuta viene ‘restituita’ ai suoi genitori biologici, ai suoi veri fratelli: di nuovo è rifiutata, abbandonata, restituita a una vita non sua, a una casa che non conosce, che non riconosce, anzi.

“Si sentirà sbagliata, incapace di ricevere affetto, di essere amata; l’Arminuta non pronuncerà mai più la parola ‘mamma’, dirà ‘la madre’, come fosse degli altri e non sua”.

La voce narrante è quella dell’Arminuta che, a 30 anni, rivive nei ricordi il suo dramma di bambina: nella sua vita da adulta sente di essere ormai salva, sopravvissuta a quel trauma, ma ne porta con sé tutti i segni, come fosse una ferita sempre aperta.

Il doppio abbandono segna per lei una fine, ma anche un nuovo inizio, “ è costretta a ricominciare da capo e grazie alla sua resilienza si lascia alle spalle ciò che è stato, aprendosi al futuro”.



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