LIBRI: NICOLA MASTRONARDI E L'EPOPEA DEI SANNITI,
''L'ITALIA ESISTE GRAZIE ALL'ABRUZZO E AL MOLISE''

Pubblicazione: 24 ottobre 2017 alle ore 07:00

Nicola Mastronardi
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L’AQUILA – Una storia mai raccontata, l’epopea di un popolo condannato alla “damnatio memoriae” (condanna, cancellazione della memoria), un viaggio nel mondo perduto dei Sanniti, nelle radici dell’identità nazionale italiana, che il giornalista e scrittore Nicola Mastronardi torna a far rivivere nel suo romanzo storico Viteliù – il nome della libertà.

Oltre 11 mila copie vendute, un caso letterario che ha sconvolto secoli di storia, pagine e pagine di testi scolastici.

“L’Italia non è nata con Roma, ma grazie al sogno di libertà dei popoli italici: Sanniti, Marsi, Peligni, Piceni e Lucani”: è così che Mastronardi, 58 enne molisano per metà abruzzese, fortemente attaccato alle sue origini, ha catturato l’attenzione del pubblico al centro culturale di Tempera, frazione dell’Aquila dove, la scorsa settimana, ha presentato il suo romanzo e ha dialogato con gli intervenuti, in un incontro tra storia, letteratura e antichi miti locali dimenticati, organizzato dall’associazione Tempera onlus e dal locale circolo degli anziani.

Avventura, coraggio, storia, archeologia, epica e una delle passioni dell’autore, i cavalli, tutto questo prende forma tra le pagine del romanzo, attraverso la storia del vecchio sannita Papio Mutilio, che insieme a suo nipote Marzio ripercorre e riscopre il passato dei popoli italici del quinto secolo avanti Cristo, per far conoscere una storia lasciata cadere nell’oblio e scoprire le vere origini dell’Italia.

Viteliù , dunque, è un successo nazionale anche grazie all’Abruzzo.

“Se il mio romanzo è diventato un ‘caso’, lo devo soprattutto alle scuole abruzzesi, che hanno accolto sin dall’inizio questo libro, adottato dal 70 per cento degli istituti abruzzesi. Un testo che parla delle radici profonde dell’Appennino, in particolare dell’Abruzzo e del Molise – spiega ad AbruzzoWeb Mastronardi – Con questo testo ho voluto aprire una finestra su un pezzo di storia d’Italia dimenticata. Per scrivere questo libro ho fatto un viaggio nella storia nella cultura materiale e immateriale e nel territorio, a piedi o a cavallo, senza motore, seguendo le orme dei popoli italici”.

Viteliù - Il nome della libertà, colma dunque un vuoto culturale, già denunciato dall’archeologo Edward Togo Salmon, il quale nel suo Samnium and the Samnites, del 1967, portò alla luce questo gap mai riempito, prima dell’uscita del romanzo di Mastronardi.

A volere fortemente l’incontro con l’autore Antonio Piccoli, del circolo degli anziani di Tempera, che dopo aver letto il romanzo ha deciso di portare all’Aquila quella storia caduta nell’oblio e mai raccontata dal punto di vista dei Sanniti.

“Da due anni covavo il desiderio di portare l’autore di Viteliù qui a tempera e grazie al sostegno dell’associazione e degli altri anziani ci sono riuscito – racconta – È fondamentale conoscere e approfondire la nostra storia e le nostre origini e questo incontro sicuramente è un primo passo”.

Il circolo e l’associazione Tempera Onlus, sulla scia del grande successo dell’evento hanno proposto all’autore una serie di uscite per ripercorrere i luoghi di Viteliù, un percorso dove Mastronardi approfondirà ulteriormente gli argomenti trattati nel romanzo e accompagnerà personalmente il gruppo.

Rosanna Scimia, presidente dell’associazione, ha voluto sottolineare la grande versatilità del testo.

“Abbiamo deciso di chiamare questo incontro ‘Quando l’Italia si chiamava Viteliù’, perché il romanzo spiega le origini del nostro Paese, legate ai popoli italici, alla storia locale e alla nostra cultura – le sue parole – Il libro è molto avvincente, scritto in maniera chiara e semplice, trattando argomenti solitamente ostici. Grazie a questo il testo può essere letto a più livelli: in modo superficiale, per approfondire la propria conoscenza, o come studio particolareggiato, da studiosi e professionisti”. 

 



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