LO 'SPACCIATORE DI CULTURA' PIERO ANGELA A L'AQUILA:
''L'ISTRUZIONE E IL SAPERE SONO LE ARMI DI UN PAESE''

Pubblicazione: 06 ottobre 2017 alle ore 21:33

Piero Angela
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L’AQUILA - “L’Italia è un Paese ricco di cose straordinarie, ma che ne lascia indietro molte, come la cultura. Siamo indietro di almeno 15 anni rispetto agli altri Paesi, su tutto. L’istruzione e la formazione sono gli strumenti da dare ai giovani per gestire il cambiamento del mondo”.

Piero Angela, quasi novant’anni e non sentirli, non ha usato mezze misure, venerdì pomeriggio all’Auditorium Sericchi della Bper, all’Aquila, durante la presentazione del suo ultimo libro dal titolo Il mio lungo viaggio (Mondadori), evento organizzato dall’associazione Nuova Acropoli.

E ha parlato con quella schiettezza e semplicità di linguaggio che gli è propria e che ha fatto di questo giornalista radiofonico, prima, televisivo poi, a ragione uno dei maggiori divulgatori scientifici del ‘sapere’ inteso come metodo, curiosità, conoscenza, memoria del passato.

Lo ha accolto una folla da stadio tra applausi scroscianti e strette di mano cui Angela si è detto, sorridendo, “un po’ abituato” perché “in effetti, sì, ogni tanto mi capita” e sarà pure strano, ma di presunzione nemmeno l’ombra. 

Poi la musica, di chitarre mandolini e voci, a ricordare i suoi trascorsi da jazzista e subito l’entrare nel vivo del dibattito con Alessandra Vittorini, soprintendente ai beni culturali per L’Aquila e il cratere, e Serenella Ottaviano, dirigente scolastico del liceo Classico "Cotugno" che hanno raccontato le diverse, difficili, sfaccettature dell’istruzione, della cultura, del sapere, della memoria, oggi all’Aquila, nel post terremoto 2009.

Alla presentazione hanno preso parte anche Mario Santucci, antropologo, Luca Bergamotto, direttore dell’emittente televisiva Laqtv e Claudio Robimarga che ha moderato l’incontro.

Come si può fare cultura, è stata la domanda rivolta a PIero Angela sia dalla Vittorini che dalla Ottaviano, se mancano gli strumenti a disposizione di chi dovrebbe occuparsi del recupero e della divulgazione della cultura stessa: una soprintendenza al lavoro nel cratere con personale tecnico e specializzato sottodimensionato, con archeologi e storici dell’arte in prestito e un liceo che a oggi non ha una sede a causa di strutture scolastiche non adeguate per il rischio sismico.

“È una denuncia che può riguardare tutta l’Italia - ha risposto il giornalista - Manca una sensibilità di fondo della classe dirigente, mancano i valori nelle giovani generazioni e soprattutto manca la curiosità, la progettualità, che sono le motivazioni per andare avanti, scoprire sempre nuove cose e darsi un obiettivo da raggiungere nella vita”.

Per la prima volta, dopo 38 libri scritti nell’arco di una vita, Piero Angela si è lasciato andare in questa sua ultima fatica letteraria, a un racconto di vita vissuta, tra aneddoti e dietro le quinte di un mestiere che gli ha permesso di conoscere un mondo ormai scomparso e irrimediabilmente trasformato.

“Negli anni Settanta - ha raccontato, citando alcuni aneddoti racolti nel libro - si poteva andare a cavallo nelle vallate dell’Afghanistan territorio dei Talebani, oppure raggiungere i monasteri dell’anno Mille tra India e Cina, in una zona oggi interdetta ai visitatori”.

Oggi è tutto diverso ma, con il lavoro fatto in tanti anni di ricerca, documentari e ore e ore di registrazioni per ottenere il risultato finale delle trasmissioni da mandare in onda e subito dopo spedire in archivio “abbiamo cercato di ‘spacciare’ la cultura in televisione - ha voluto sottolineare lo storico conduttore di Quark - Don Bosco aveva inventato gli oratori e rifilava ai ragazzi il catechismo, io con le mie trasmissioni gli ho rifilato un po’ di cultura. Non è stato facile, non è facile. Cerchiamo, in tutti i campi del sapere, di ricreare nella gente il senso del bello, della conservazione, del recupero della memoria storica”.

“La politica non ha mai creato ricchezza - ha concluso Angela - e questa è una riflessione che non si fa quasi mai. Il mondo di oggi non ha sviluppato la capacità di gestire l’evoluzione, il cambiamento portato dalla tecnologia. Manca il senso civico, ogni cittadino non è responsabile solo di sé, ma anche di quello che fanno gli altri”.



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