LO STENDARDO TROPPO GRANDE PER L'AQUILA:
SI' DEL COMUNE ALL'IPOTESI COLLEMAGGIO

Pubblicazione: 04 gennaio 2018 alle ore 07:30

di

L’AQUILA - Risistemare il restauro dello Stendardo storico dell’Aquila per fare in modo che possa essere esposto in verticale e occupare meno spazio, oppure trovargli posto nella Basilica di Collemaggio.

Queste le ipotesi che si vanno profilando per ovviare all’impasse che si è creata sul prezioso ed enorme manufatto di seta rossa con cinque secoli di storia, che attualmente, a causa del tipo di restauro che ha subito, può essere mostrato solo in diagonale e per questo è bloccato a Firenze, dato che in città oggi non c’è nessuno spazio adatto a ospitarlo.

La strategia di rivedere il restauro è quella ipotizzata della direttrice del Polo museale abruzzese, Lucia Arbace, ma comincia a trovare consensi anche l’ipotesi alternativa: l’utilizzo di un ambiente di grandi dimensioni, prestigioso e recuperato da pochissimo, quello della Basilica di Papa Celestino, come spazio di mostra temporaneo, almeno fin quando non sarà pronto il Forte spagnolo che ne è la sede naturale.

Sarebbe un inedito organizzativo e storico, viene fatto notare dagli esperti, ma a dispetto di ciò avrebbe una sua coerenza e renderebbe da subito possibile il rientro in città del gonfalone dimenticato. E il Comune capoluogo già si schiera favorevolmente.

Andando per ordine, nel punto di fine anno la Arbace, rispondendo ad AbruzzoWeb sul tema, ha riepilogato la vicenda.

“Il restauro dello stendardo non si doveva disgiungere dal problema della vetrina che lo avrebbe ospitato, perché la vecchia teca del Castello non poteva essere riutilizzata - ha detto - Il restauro prevede la prescrizione che d’ora in poi dovrà essere esposto inclinato e questo ci complica moltissimo le cose”.

Per la direttrice del Polo museale, infatti, “posizionato in quel modo occupa molto più spazio e c’è anche un problema di visione. La vetrina dovrebbe essere grande come una stanza - ha ammesso - è difficile in termini di costi e spazi”.

“Scriverò al mio collega direttore dell’Opificio delle pietre dure (che ha curato il recupero, ndr), Marco Ciatti - ha annunciato poi - per chiedere se è possibile riconfigurare il restauro per lo meno per limitare l’inclinazione. Altrimenti saremo costretti a metterlo in orizzontale e si vedrà attraverso specchi, non abbiamo alternative”, ha aggiunto.

C’è chi propone Collemaggio e il tema non lascia insensibile l’amministrazione: “La Basilica è un’opportunità a 360 gradi, non sarà solo una chiesa, ma sarà valorizzata al massimo - ha detto il vice sindaco, Guido Liris, sul tema - Abbiamo tanti progetti, questo dello stendardo potrebbe essere un ulteriore elemento da aggiungere a questo prezioso recupero per la nostra città”.

Tra le condizioni perché il difficile sogno diventi realizzabile, la realizzazione di una teca, di costo nell’ordine dei 100 mila euro, ma a patto che poi possa essere anche riutilizzata quando l’opera dovrà tornare al Castello, i cui lavori di restauro del secondo lotto, peraltro, ancora non cominciano.

Se ne dovrà riparlare ma, secondo quanto si è appreso, ci sarebbero già amministratori pronti a presentare una mozione in Consiglio comunale per favorire il rientro dello stendardo bloccato dalla Toscana e la sua esposizione il più presto possibile, a Collemaggio o altrove.

La Arbace ha anche illustrato qualche altra ipotesi alternativa, insomma i piani “C” e “D”: “Potrebbe essere riprodotto su vetro, come già fatto con gli arazzi d’Avalos a Vasto, dato che le opere tessili stampate su cristalli guadagnano lo stesso effetto e la stessa percezione di un vetro poggiato su di esse. In quel caso - ha ipotizzato - magari si potrebbe produrre in un formato più piccolo per lo meno per farlo vedere come documento”.

O ancora, “c’è anche l’ipotesi di esporlo inclinato, senza protezione, in una sala, ma non so se convenga: anche se quell’ambiente avesse parametri di umidità, temperatura e pulviscolo controllati nel tempo, sarebbe sottoposto a microtraumi”.

LA STORIA DELLO STENDARDO

Lo Stendardo, dipinto su seta, è opera di Giovanni Paolo Cardone (notizie dal 1569 al 1586), il più significativo allievo del pittore aquilano Pompeo Cesura.

Secondo antichi memorialisti, sarebbe una copia di un altro stendardo, dipinto dal belga Aert Mytens, detto Rinaldo il Fiammingo (notizie circa 1541-1602), offerto in dono dalle confraternite aquilane alla basilica di San Pietro in Roma in occasione del giubileo del 1575.

Lo Stendardo o Gonfalone viene, comunque, datato al 1579. Come raccontano gli Annali dell’Aquila di Bernardino Cirillo, fu realizzato durante un periodo di grossa crisi della città, a seguito di guerre e pestilenze e, “in pubbliche predicazioni, che in piazza si facevano, fu mostrato, e veduto dal popolo con divotione e compuntione di lagrime”.

“Fu stimato che a questa devota mostra si trovassero fin’al numero di cinquantamila persone - racconta lo storico - e fu ordinato che ogn’anno nel giorno dell’annuntiatione della Madonna fosse questo Confalone portato in processione per la città”.

Rappresenta sulla parte anteriore il Salvatore, secondo la tipologia del Cristo risorto di Michelangelo in Santa Maria sopra Minerva in Roma, fra la Vergine e un angelo inginocchiati. Al centro è la rappresentazione della città dell'Aquila, come distesa sopra un manto sorretto dai quattro protettori della città: San Massimo, Celestino V, San Bernardino da Siena e Sant’Eutizio, come si dice nelle antiche cronache, anche se il quarto protettore è oggi Sant’Equizio.

Sulle “code” in basso sono effigiati due santi vescovi, San Francesco e i due santi francescani all’epoca più popolari a L'Aquila, di nuovo San Bernardino e San Giovanni della Marca.

Sul retro, che funge anche da fodera, lo stemma francescano e cherubini. Sui due ovali delle fasce laterali compare l'aquila imperiale, che allude anche al nome della città, mentre sulle fasce superiore e inferiore è effigiato il cosiddetto stemma di San Bernardino.

Sotto il profilo storico ed urbanistico è da segnalare come nella rappresentazione del tessuto urbano medievale, si innestino armonicamente le più recenti costruzioni del Castello e di San Bernardino.

Negli anni Novanta, fu inaugurata la nuova collocazione in una nuova sala, appositamente ristrutturata, del Museo nazionale d’Abruzzo appunto al Forte spagnolo.

Lo Stendardo era stato restaurato una prima volta tra il 1984 e il 1986, in quel caso presso l'Istituto centrale del restauro di Roma, su richiesta della Soprintendenza per i beni ambientali architettonici artistici e storici per l’Abruzzo.

Prima del recupero, si trovava nell’atrio biglietteria del Museo. L’Icr suggerì di collocarlo in un luogo meglio adatto a valorizzarlo e conservarlo, all’interno di una teca climatizzata. Quando fu realizzata, era tra le più grandi d’Italia in cristallo.

Alla realizzazione sia della teca che della sala diedero un contributo determinante la Selenia Spazio, del Gruppo Iri Finmeccanica, che dal 1991 divenne parte del nuovo grande gruppo aerospaziale italiano Alenia.

La società Maecenas Servizi di promozione culturale Srl di Roma ideò e coordinò l’intervento. La teca vetrina fu progettata e realizzata dalla Eikon Snc di Roma.

Al termine dell’operazione fu pubblicato un pieghevole che raccontava la storia di questo reperto, realizzato da Sintesi informazione srl, sempre di Roma, su progetto creativo di Ennio De Santis, dall’eloquente titolo “Lo Stendardo ritrovato”. Quasi trent’anni dopo, è stato perso di nuovo.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI:

LO STENDARDO TROPPO GRANDE PER L'AQUILA: RESTAURO FINITO, NON SI SA DOVE METTERLO

di Alberto Orsini
L’AQUILA - È stato restaurato da tempo, ma resta bloccato a Firenze, nella sede dell’Opificio delle pietre dure, lo storico Stendardo della città dell’Aquila. Un meraviglioso ed enorme (4,5 metri per 3) emblema della città di... (continua)

ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2018 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui