LORENZO MATERAZZO: DA MICHAEL E DEEP PURPLE AL PRIMO DISCO SOLO

Pubblicazione: 11 dicembre 2013 alle ore 08:03

Lorenzo Materazzo
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TERAMO - Dopo le esperienze indimenticabili con veri e propri big della musica come George Michael e i Deep Purple, e una carriera in gruppo, ha deciso di mettersi in proprio Lorenzo Materazzo, l’eclettico compositore teramano.

Il 12 novembre è uscito Nowhere, il primo disco da solista. Dieci tracce che, in poco più di quaranta minuti, uniscono due mondi apparentemente agli antipodi: la musica classica e quella elettronica.

Una passione di una vita quella dell’artista abruzzese: pianista, musicologo, ma anche compositore e docente di informatica musicale, Materazzo ha alle spalle una solida formazione classica a cui, all’età di 27, si sono aggiunti l’esperienza degli Ex.Wave e, quindi, l’avvicendamento all’elettronica e alla musica da film.

“Il connubio tra classico ed elettronico - racconta ad AbruzzoWeb - rispecchia ciò che sono: un musicista che proviene dal mondo del conservatorio che però è sempre stato incuriosito dalla ricerca sonora dell’elettronica e dalla musica pop in genere”.

Hai collaborato con autentici califfi della musica, che cosa si prova a collaborare con artisti internazionali? Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

È stata un’esperienza formativa incredibile. La cosa che più ricordo, per esempio dei Deep Purple, è lo stupore che provai di fronte alla loro umiltà: noi suonavamo e loro, i mostri sacri del rock, erano dietro le quinte durante il soundcheck ad ascoltarci e ad applaudirci.

Da dove nasce questa passione per la musica?

Non saprei dirlo, forse da un regalo ricevuto da piccolissimo, un giradischi. Nella mia famiglia non ci sono musicisti, ma non ricordo un giorno senza musica.

Il mestiere di musicista è difficoltoso e spesso anche poco retribuito. Sei mai stato scoraggiato in tal senso, oppure hai sempre perseverato nell’intento di poter diventare quello che sei oggi?

Il discorso economico mi scoraggiava, certo, ma anche quando non c’era la certezza di potercela fare, non avrei saputo a cos’altro dedicarmi se non alla musica. Sono molto determinato e non ho mai faticato troppo nel passare pomeriggi interi a studiare, questo sicuramente mi ha aiutato e oggi faccio il mestiere più bello del mondo.

Come vedi il futuro della musica classica?

È in crisi da diversi anni, ma ha sempre avuto il suo pubblico, seppur misero. Ci sono bravi esecutori e compositori tra i giovani musicisti di oggi, ma il problema è un altro: bisogna “formare” generazioni di futuri ascoltatori con la cultura, educare i bambini all’ascolto della classica fin da piccoli e questo non avviene in Italia.

Quindi, cosa ti spinge di più a comporre e a suonare oggi? Qual è per te lo scopo fondamentale del tuo mestiere?

Ciò che mi dà maggiore soddisfazione è riuscire a emozionare qualcuno, suonando o insegnando a farlo. Questa è la piccola sfida di ogni giorno. Solo provando emozione per qualcosa si può uscire da quel clima d’ignoranza che oggi dilaga nel nostro Paese.

Oltre a essere musicista sei anche musicologo e docente: quanto tutto ciò ha influito nella tua formazione?

Moltissimo. Credo che un bravo musicista debba saper fare tutto, essere un musicista completo come lo erano i grandi Maestri che ci hanno preceduto. Se mi limitassi a suonare il piano senza conoscere la storia e le regole del linguaggio musicale non mi sentirei in pace con me stesso.

Quanto invece ha influito l’esperienza negli Ex.Wave?

L’esperienza con gli Ex.Wave mi ha segnato molto. È in due album incisi nel giro di due anni, Apri gli occhi e Plagiarism, che è avvenuto il mio avvicinamento dalla musica classica a quella elettronica.

Come mai la scelta di procedere con la pubblicazione di un album da solista?

È stata una scelta quasi obbligata quando il duo Ex.Wave si è sciolto nel 2012. Avevo voglia di continuare a scrivere nuova musica e il 2013 è stato un anno di grande ispirazione.

Da dove nasce l’idea di Nowhere?

Ha significato per me mettere insieme tanti momenti d’ispirazione degli ultimi anni. Sono confluiti nel disco anche brani che in embrione esistevano già da molto tempo, al fianco di pezzi scritti recentemente. Creare un disco di musica esclusivamente strumentale nel 2013 ha rappresentato una grande sfida, dal momento che oggi la società ci chiede continuamente di uniformarci alla massa e di comporre musica semplice e commerciale. Non è stato facile andare contro corrente.

Lo stesso titolo è particolare. Cosa significa per te?

Nowhere significa in nessun luogo ed è proprio lì che si trova la mia musica, in nessun luogo: nasce e resta nella mente, in un momento di crisi dell’arte che rispecchia quello che stiamo vivendo negli ultimi anni”.

Qual è l’intento fondamentale di questo album?

Spero di poter lavorare nel mondo delle sincronizzazioni cinematografiche, sono in contatto con diversi registi. Comunque vada con “Nowhere” ho realizzato un sogno.

Tu hai progetti per il futuro invece?

Continuerò a suonare e a comporre, sperando di dar vita sempre a qualcosa di innovativo. Nei prossimi anni inoltre continuerò a dedicarmi alla mia attività di insegnante portando avanti lo Studio Pianistico di cui sono titolare nella mia città, Teramo.



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