LUCIA ZAPPACOSTA, TRA ROMA E PESCARA NEL NOME
DELL'ARTE CONTEMPORANEA, ''L'ABRUZZO VA MALE''

Pubblicazione: 14 aprile 2014 alle ore 08:09

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PESCARA - Si può considerare la più giovane promessa dell'arte contemporanea abruzzese, ma Lucia Zappacosta è tanto altro: direttore artistico dell'Alviani ArtSpace, una sala dell'Aurum di Pescara, rappresenta la parte creativa di un'impresa romana di innovazione tecnologica dei beni culturali, la Videoartscope sas, si occupa di allestimento e pianificazione delle mostre, ma anche social media marketing, gestione di portali, sistemi d'archivio e mostre multimediali.

Nata e cresciuta a Pescara, ora vive tra Roma e la città adriatica, si nutre di arte e tutto quello che questa significa, cercando di farla attecchire in Abruzzo. Nonostante non sia un gioco da ragazzi.

“Gli ultimi dati Istat emersi - spiega la Zappacosta ad AbruzzoWeb - questa regione è la terz'ultima in Italia a destinare fondi alla cultura. Possiamo dire che non ce la passiamo bene sotto questo punto vista!”.

MutaForma è il suo ultimo progetto, iniziato in sinergia con il Mumi, unico museo di classe A in Abruzzo e all'assessorato alla cultura del Comune di Francavilla (Chieti) è diventato ben presto la prima Biennale di Arte Giovane Abruzzese.

Di che cosa si tratta?

MutaForma è un progetto partito su richiesta dell'assessorato alla Cultura, nella persona di Andrea Di Peco che mi ha contattato perché mi occupassi di reclutare dei giovani talenti abruzzesi operanti, possibilmente, in altre regioni, per mettere in piedi un progetto artistico ambizioso e fuori dagli schemi classici.

Cioè?

L'opera prende il nome dalle Metamorfosi di Ovidio e prevede il lavoro di undici autori che interagiscono in coppia con altrettante personalità abruzzesi affermate per far confrontare il lavoro dei giovani artisti che si esprimono con linguaggi 2.0 con forme più tradizionali.

Molto spesso l'arte contemporanea tende a escludere l'osservatore. È difficile da capire, comprendere e metabolizzare, diventando così poco attrattiva.

Abbiamo cercato di rendere il nostro lavoro il più fruibile possibile, 'aprendo' l'arte e chiedendo agli artisti di spiegarsi, cosa per cui solitamente sono molto restii. Abbiamo dato alle opere un alito di vita cortociurcuitando pittori e designer, unendo persone che si occupano di installazioni ad animatori, una fotografa con un programmatore, in grado di programmare qualcosa che renda le sue foto vive. Così, anche lo spettatore riesce a interagire con le figure in mostra e ne è nato un linguaggio unico.

Come sta procedendo?

Il progetto ha avuto un'evoluzione positiva già prima della presentazione. È diventata subito prima biennale d'arte giovane abruzzese, poi abbiamo avuto il riconoscimento del Gai (giovani artisti italiani), e in più il riconoscimento del Bjcem, (biennale dei giovani artisti del Mediterraneo). All'inaugurazione sono venute oltre mille persone, se consideriamo che il Mumi si trova a Francavilla e non viene sfruttato come potrebbe, il risultato è stato straordinario.

Che cosa rappresenta per lei questa vittoria sul territorio abruzzese?

Per me è un importante sintomo di speranza, in una regione dove per l'arte si fa poco e niente. Fa capire, inoltre, che ci troviamo di fronte a un pubblico che vuole e ricerca la cultura, che è forte gentile e curioso.

Abbiamo parlato di coppie, l'arte e l'Abruzzo, che accoppiata è?

In Abruzzo fare arte è una cosa molto naturale, Pescara ha una cultura del contemporaneo molto spiccata grazie anche alla sua architettura e alla sua storia che stenta a emergere. A Pescara c'è anche il liceo Misticoni-Bellisario, all'Aquila l'Accademia delle belle arti, ed è palpabile la sensazione che l'arte sia molto sentita. Ne sono testimonianza i grandi artisti, Ettore Spalletti e Joseph Beuys, per fare solo due nomi, che sono stati veri e propri operatori culturali, sulla base di una passione per cui hanno spinto sull'acceleratore a fronte di un sottobosco in fermento ma del tutto invisibili agli occhi delle istituzione del nostro territorio.

Se lei avesse la possibilità di dare un consiglio all'assessorato alla Cultura della Regione Abruzzo, in vista delle prossime elezioni, che cosa direbbe?

Ci sono iniziative che si potrebbero fare e altre che si dovrebbero fare, prendendo punto da esempi lungimiranti. Dobbiamo cercare di avere decisori politici in grado di coprire i loro compiti, è inaccettabile avere al settore cultura persone che fino al giorno prima non erano mai andati al teatro e non sanno neanche qual è la differenza tra arte contemporanea e moderna. È importante formare le istituzioni e che si facciano affiancare da persone che sanno quello che si va a finanziare. Fino a ora non c'è stata alcuna verifica sulla qualità. In seconda istanza è fondamentale avere uno staff in grado di intercettare i fondi europei: la cultura non riesce ad autofinanziarsi ma, unita a un sistema turistico solido, la filiera diventa più ampia e il risultato sarebbe diverso, migliore. I fondi sulla cultura sono a livello europeo e fino a oggi abbiamo perso moltissimo. Terzo: dobbiamo stabilire un criterio di valutazione di quello che sono i risultati delle operazioni culturali, come succede in Svezia, dove le iniziative che hanno i risultati migliori entrano a lavorare all'interno del Comune. È importante finanziare chi è in grado di attrarre pubblico, e questo si può ottenere solo con un necessario ricambio generazionale.

Che cosa vuole dire alle giovani leve che vogliono diventare qualcuno nel panorama dell'arte contemporanea?

Studiare tantissimo la storia dell'arte passata per evitare di ripetersi nel 'già fatto e già detto', di approfondire le leggi implacabili del sistema dell'arte e del meccanismo di vendita, focalizzarsi sulla ricerca e sulla dedizione. Infine, autopromuoversi il più possibile.



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