MACCIO SHOW: FA IL PIENO AL BOTTEGHINO
''LA MIA COMICITA' VIENE DALL'ABRUZZO''

Pubblicazione: 07 febbraio 2015 alle ore 07:57

Maccio Capatonda alias Marcello Macchia
di

L’AQUILA - Esistono interviste che non esistono…

Una citazione solo per gli aficionados per iniziare l’intervista a Marcello Macchia, Maccio Capatonda per i più, nelle sale cinematografiche in questi giorni con Italiano medio, il suo primo film di cui firma anche regia e sceneggiatura.

Macchia è abruzzese, nato a Vasto e cresciuto a Chieti, e la sua "abruzzesità" si sente forte e chiara: nella cadenza ma anche nella comicità che gioca molto sulla distorsione delle parole.

Come nei celebri titoli dei suoi trailer comici: La febbra, come sua nonna chiamava la febbre, basati sul nonsense dal sapore dissacrante. Sketch che lo hanno reso famoso così come la fortunatissima serie TV ‘Mario’.

Adesso il debutto al cinema con questo film prodotto da Medusa, in cui Maccio ha portato i suoi fedelissimi colleghi: Luigi Luciano alias Herbert Ballerina ed Enrico Venti alias Ivo Avido nei panni rispettivamente di Alfonzo-Filomena Leccamuli-Passante di Professione e di Pippo-Tamarro-Buttafuori, Barbara Tabita alias Sharon, Lavinia Longhi nel ruolo di Franca, e poi Raul Cremona, Nino FrassicaPierluigi Pardo e Andrea Scanzi come special guest.

Abruzzoweb ha intervistato Maccio mentre è in viaggio per tornare a Milano. Con la linea che cade per il passaggio in gallerie e un treno cancellato, riusciamo a portare a termine la chiacchierata.

Hai già dichiarato che il personaggio preferito, tra quelli che hai creato, è Mariottide, il cantante più triste del mondo. Io ti chiedo qual è il tuo trailer preferito.

Direi Un attimo al bagno, perché è un prodotto d’autore, ha questa atmosfera sognante mista al sapore del giallo. Sicuramente questo, e poi ci sono i più noti La Febbra e L’uomo che usciva la gente.

Declinazione del tuo senso dell’humor nonsense è l’invenzione dei nomi dei tuoi personaggi con parole dalle sonorità buffe: partendo dal tuo Maccio Capatonda, per passare ad Ivo Avido, Pina Sinalefe, Anna Pannocchia, Pelo Ponneso, Amalia Frellioje. C’è un nome che ti ha fatto più ridere degli altri nel momento in cui lo hai “creato”?

Tra i nomi dei “registi” dei trailer, direi Bruno Liegibastonliegi, che prende spunto dalla gara ciclistica belga ma con questa non ha nessuna relazione. Tra gli attori, sicuramente Rupert Sciamenna. Senti come suona bene... Mi piace tantissimo abbinare un nome italiano a uno inglese, come in Herbert Ballerina.

Il soggetto alla base dei trailer come ti viene? Ti riunisci in brainstorming con altri colleghi o l’illuminazione viene anche facendo altro?

I primi trailer li scrivevo da solo. Quando il lavoro ha iniziato a crescere, ho iniziato a collaborare con amici e colleghi con i quali oggi formiamo un bel gruppo. Tra loro Luigi Luciano, noto come Herbert Ballerina, e Luca Rossetti, di Cheti anche lui, in arte Fabbio di Ninno.

Con quest’ultimo mi divertivo a girare video fin dall’età di 12 anni per Chieti, con Alfredo Mandò come cameraman. Erano film horror che poi montavo con due videoregistratori. Una roba amatoriale che però veniva poi passata di mano in mano tanto da fare il giro della città. Fu il primo esempio di processo virale, come accade oggi col web.

Il passaggio dal voler terrorizzare al voler far ridere quando c’è stato?

Dopo gli studi a Perugia, ho fatto uno stage a Milano presso una casa di produzione cinematografica. Mi divertivo a girare scenette comiche che poi feci vedere a qualche collega che mi incoraggiò nel proseguire. Da lì nacquero i finti tg satirici e le parodie di trasmissioni televisive.

Intanto Maccio arriva in stazione a Roma e si accorge che il treno per Milano è stato cancellato. Richiama dopo una mezz’ora con le problematiche medie di un italiano non medio: “Ci hanno messi in un treno, ma siamo passeggeri di tre treni diversi, tutti stipati. Spero di farcela”.

Oggi vivi a Milano, ma sei cresciuto a Chieti.  Come vivevi questa città? Ti stava stretta?

Quando sono andato via per studiare sono letteralmente fuggito, volevo sperimentare una nuova realtà. Ora mi rendo conto di quanto è figo tornare, per riassaporare le cose che ho lasciato. Sto pensando di fare una vacanza, non mi dispiacerebbe andare a Chieti per rivivermela un po’.

La tua comicità ha molto dell'Abruzzo...

Tutto viene fuori da quel passato, le tue origini fanno parte della tua storia. E' forte nei nei miei personaggi, anche nel linguaggio, nella loro prospettiva comica, nel modo che hanno di incazzarsi...

Parliamo del tuo film. Nelle sale sta andando molto bene. Te lo aspettavi?

No, avevo molta paura di essere criticato. Vengo da 10 anni di tv e web, è una cosa nuova. Volevo fare un film che non fosse il solo insieme di più sketch, ma avesse una buona storia di base.

Chi è l’italiano medio del tuo film?

Non è facile definirlo. Nel film ci sono tre figure di questo tipo che ne chiariscono i contorni: si tratta di una persona bipolare e contraddittoria, che non sa bene ciò che vuole anche perché riceve troppi stimoli in continuazione. Vorrebbe essere una persona impegnata però poi ha dei momenti di menefreghismo assoluto. È croce e delizia di se stesso.

Progetti futuri?

Sono in stand by in questo momento, voglio aspettare gli esiti del film. Ovviamente in futuro mi piacerebbe fare un nuovo film, un’altra stagione di Mario e continuare su radio 105. Ma prima di tutto una vacanza…

I colleghi maschi mi suggeriscono una domanda che io non ti avrei mai fatto…

La Canalis…?

Sì… Come mai ti hanno beccato con Elisabetta Canalis?

È semplicemente un’amica di vecchia data, che ho conosciuto nel 2008 quando ha girato un episodio di Mariottide con noi. Nulla di più…

Come vivi la notorietà?

La vivo bene perché non è eccessiva. Chi mi ferma per strada lo fa perché conosce bene i miei sketch, i ragazzi mi fermano per ripetermi le battute dei trailer. Sento molto calore attorno a me…

Ultima domanda, forse la più seria: “che cosa accadrebbe se il male si formerebbe dentro di te”? (cit La Febbra).

(ride) Già si è formato. Come dice Giulio Verme, protagonista di Italiano medio, bisogna mettere le mani nella merda per trovare l’oro.

Quindi ben venga anche la Febbra…



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