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MAGNOTTA, DAL GIOVANE TAFFO UNA NUOVA LAPIDE
AL CIMITERO; ''LE AUDIOCASSETTE RUBATE E POI DIFFUSE''

Pubblicazione: 29 novembre 2017 alle ore 10:45

Mario Magnotta
di

L'AQUILA - Una nuova lapide, degna di una persona che non c'è più.

Questo il regalo dell'imprenditore aquilano Giacomo Taffo a Mario Magnotta, il bidello dell'Aquila diventato celebre per gli scherzi telefonici negli anni '80 ai suoi danni scomparso il 4 gennaio 2009, tre mesi prima del terremoto del 6 aprile 2009. 

Sepolto nel cimitero monumentale del capoluogo d'Abruzzo, Magnotta, che potrebbe presto avere una via a suo nome in città e che di recente tornato sui media per un fumetto a lui ispirato, vive nel ricordo dei moltissimi fan in Italia e nel mondo (gli scherzi telefonici, grazie soprattutto a internet, hanno 'conquistato' gente in Inghilterra, Moldavia, Lituania, Slovacchia, Brasile), ma soprattutto di sua figlia Romina, che insieme a Taffo ha impostato ieri il primo passo burocratico per poter dare all'imprenditore di servizi funebri, il 're' della pubblicità da humor nero che col suo marchio ha sfondato anche in tv, la possibilità di omaggiare un vero e proprio mito aquilano.

E proprio ieri la figlia di Mario ha incontrato per la prima volta in modo del tutto casuale in un bar di via Strinella, a pochi metri dagli uffici di Taffo, Maurizio Videtta, uno dei due geniali autori degli scherzi telefonici (l'altro è Antonello De Dominicis, col quale gestisce il ristorante 'Le antiche mura'), non solo all'indimenticabile Magnotta.

Un incontro che ha permesso ai due di stringersi la mano e di ricordare, svelando qualche particolare sconosciuto ai più, il buon Mario, per anni bidello dell'istituto 'Rendina', scuola frequentata dai due geni della telefonata.

Nel corso dell'incontro, tra le altre cose, è emerso che le audiocassette con gli scherzi a Magnotta furono custodite gelosamente nel negozio di mobili di via Sassa gestito da Videtta e De Dominicis, ma qualcuno riuscì a trafugarle e a diffonderle.

Senza quel furto, molto probabilmente, il 'verbo' di Magnotta non sarebbe mai stato sdoganato. 



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