MARIANACCI, ABRUZZESE DA
NOBEL ''HO VIAGGIATO
INSIEME ALLA POESIA''

Pubblicazione: 26 febbraio 2016 alle ore 08:32

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CHIETI - "La memoria è una moneta che non è mai la stessa, ha detto un grande poeta argentino, e l'Abruzzo per me è il ricordo dell'infanzia e la bellezza che ho cercato di far riemergere con la poesia, che nella mia vita è stata un'inseparabile compagna di viaggio, in Italia e all’estero, sia nei momenti bui che in quelli felici".

È tornato a casa, Dante Marianacci, abruzzese cosmopolita di Ari, paesino in provincia di Chieti, poeta, narratore, saggista, giornalista, che ha trascorso gli ultimi trent’anni in giro per il mondo come direttore degli Istituti italiani di cultura e come dirigente dell’area della Promozione culturale del MInistero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lunghe soste a Praga, prima e dopo la Rivoluzione di velluto, a Dublino, Edimburgo, Budapest, Vienna, il Cairo.

Attualmente è presidente del Centro Nazionale di Studi Dannunziani, e nel corso degli anni ha pubblicato una trentina di volumi, tra poesia, narrativa, teatro e saggistica, molti dei quali editi all’estero.

Inoltre, non tutti lo sanno, nel 2009 ha fatto parte della rosa dei candidati al Premio Nobel per la letteratura, al fianco di nomi del calibro di Philip Roth, Mario Vargas Llosa, Amos Oz, David Grossman e Milan Kundera.

Ma di questa esperienza il diretto interessato non ne vuole parlare.

"Per scaramanzia, non si mai se un giorno...", scherza con Abruzzoweb.

"Voglio solo dire che non sono stato candidato dall’Italia, ma da altri paesi, anche perché molti dei miei libri, comprese le undici raccolte di poesie, sono stati pubblicati prima all’estero, tradotti in altre lingue, che in Italia", precisa Marianacci, che parla volentieri del suo Abruzzo, osservato con la distanza critica e l'ampio respiro che solo il viaggio e la cultura possono garantire.  

Dante Marianacci, qual è la reputazione dell'Italia all’estero?

"L’Italia è la sua cultura all’estero mantengono una grandissima considerazione, non solo quella storicamente più importante, ossia la cultura classica e rinascimentale, ma anche la cultura contemporanea che va dalla ricerca scientifica, alla moda, al design. E c’è un nesso, una continuità storica. Ludovico Magistretti, il grande designer di mobili e complementi d’arredo, spiegò questo nesso osservando che siamo ancora oggi all’avanguardia della moda perché noi, e solo noi, abbiamo avuto il Rinascimento".

E l’Abruzzo?

Anche la nostra terra è ricca di cultura ed ammirata nel mondo. Se lo faccia dire da chi ha organizzato convegni ed eventi in molti Paesi. Vantiamo geni immortali come Gabriele D’Annunzio, Ignazio Silone, Ennio Flaiano, Benedetto Croce, Mario Pomilio, ma anche Francesco Paolo Michetti, i Cascella, Francesco Paolo Tosti. L'Abruzzo ha un prestigio culturale anche nel mondo arabo, l'ho toccato con mano organizzando l'importante convegno su D'Annunzio al Cairo, e  durante il quinto convegno internazionale sulla cultura italiana nel mondo, organizzato in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia, l'Istituto italiano di cultura e l'Associazione culturale "Ennio Flaiano" con il titolo "La cultura italiana in Egitto e negli altri Paesi del Mediterraneo prima e dopo la Primavera araba". Abbiamo poi una tradizione popolare fantastica. Ricordo ancora l’incanto che ha suscitato ad Edimburgo un concerto di zampogne abruzzesi e molisane che duettavano con cornamuse scozzesi. Come pure passando alla musica tostiana, il concerto dell’Istituto Nazionale Tostiano di Ortona (Chieti), a Vienna, per raccogliere fondi dopo il terremoto del 2009.

Quali dovrebbero essere le parole chiave, gli spunti per un’efficace promozione turistica? 

Siamo una regione privilegiata, un visitatore qui può scegliere tra il mare e la montagna che distano poche decine di chilometri l'uno dall'altra, e la sua natura è in buona parte incontaminata. Sono virtù rare che pochi territori vantano, ma serve un’organizzazione più efficace. Servono maggiori informazioni, risorse adeguate e più dinamismo. Altre regioni italiane sono molto più organizzate di noi, all’estero riescono a creare grandi eventi in poco tempo e con grande attenzione alla promozione turistica e culturale.

L'Abruzzo porta del Mediterraneo: un'esotica metafora da spendere nei convegni e in dotti aperitivi in terrazza, o una prospettiva politica concreta?

L’Abruzzo può avere un ruolo importantissimo per la sua posizione baricentrica. Nelle relazioni culturali ed economiche per l’altra sponda dell’Adriatico, ma anche con Paesi del Continente africano e medio orientale che si affacciano sul Mediterraneo, anche se mi rendo conto che non è un momento particolarmente favorevole. Si pensi alle drammatiche vicende, note a tutti, che interessano la Libia e anche l’Egitto, paesi con cui sussistono comunque legami economici e culturali antichi e importanti.

Pensiamo anche a Giulio Regeni, il ricercatore e giornalista precario ucciso in Egitto. Cosa ha provato nell'apprendere la terribile notizia?

Una notizia molto triste, spero venga fuori al più presto la verità, e si riesca a trovare i colpevoli. Colgo l’occasione però per invitare i giovani italiani a non sottovalutare neanche per un istante i grandissimi rischi che si corrono oggi in Egitto e in altre aree di crisi del Nord Africa e del Medio Oriente.

La primavera araba è stata una rivoluzione tradita?

A guardare da come stanno le cose, qualcosa si è rotto. In Egitto ho ideato, tra l’altro, un importante progetto finanziato dall’Unione Europea, "Kalam lel Shabab/La parola ai giovani", che ha coinvolto migliaia di giovani egiziani e studenti che studiano l'italiano nelle università egiziane, oltre all'evento internazionale di beneficenza "La poesia ci salverà", a favore dei bambini dell'ospedale pedriatico oncologico del Cario. E molti dei giovani coinvolti erano quelli che avevano fatto la rivoluzione, per poi essere messi da parte, rimasti senza parole. Parteciparono in tantissimi per esprimere, questa volta in poesia, quello che avevano dentro: la rabbia e i loro sogni.

Fa bene un giovane ad andare via dall'Italia, a tentare la fortuna all'estero?

Nel mondo globalizzato fare una esperienza di ricerca, di vita, lavorativa, lontano da casa, mettendosi in gioco, è una scelta da incoraggiare, è un fatto assolutamente positivo. Il viaggio, il contatto con altre realtà, arricchisce enormemente le persone. Poi però spetta all’Italia creare le condizione perché poi questi nostri giovani possano tornare.

Questo raramente accade. Perché?

C'è poca meritocrazia rispetto ad altri Paesi, questo è il problema principale. Non si torna perché non ci sono le condizioni. E così perdiamo tanti giovani formati e competenti, che invece sono una nostra risorsa importantissima. E perdiamo anche tanti giovani di pari talento di altri Paesi europei, che per le stesse ragioni non scelgono l’Italia come luogo in cui vivere, lavorare e fare carriera, anche se il nostro laboratorio del Gran Sasso rappresenta una felice eccezione.

Quale è stata la fonte di ispirazione della sua ultima raccolta di poesie "Scenari per la mente", che verrà presentata il prossimo 29 febbraio al Mediamuseum di Pescara?

È un viaggio a ritroso sulla base della mia esperienza vissuta e immaginata, un viaggio letterario ed esistenziale insieme che mi ha procurato grandi emozioni. Mi auguro che anche i lettori possano provare le stesse emozioni. La memoria è una moneta che non è mai la stessa. È anche un ritorno a casa, alla mia infanzia in Abruzzo, alla sua bellezza autobiografica, alle esperienze che ho vissuto e sognato attraverso la scrittura.



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