MARRAZZO E IL SUO LIBRO ''RESPUBBLICA'':
''L'ITALIA TORNI A PROFESSIONISMO POLITICA''

Pubblicazione: 25 aprile 2018 alle ore 06:45

di

L'AQUILA - "Cosa fu veramente la Prima Repubblica, ormai ricordata quasi soltanto per il suo epilogo, Tangentopoli? La generazione politica che ne fu protagonista ebbe dei meriti?".

Queste le domande cruciali di Respubblica, il nuovo libro di Giampiero Marrazzo edito da Castelvecchi e presentato alla libreria Feltrinelli di Pescara.

Marrazzo, giornalista per l’Adnkronos, poi direttore responsabile del quotidiano Avanti! e nel 2014 del giornale Futuro Quotidiano, nel corso delle interviste raccolte nel libro, indaga su temi attuali e scottanti come la Costituzione, le riforme sociali, le lotte ideologiche e i governi di solidarietà, interrogando alcuni esponenti dei principali partiti dell’epoca come Paolo Cirino Pomicino, Ugo Intini, Emanuele Macaluso, Achille Occhetto. 

"Si tornerà anche in Italia al professionismo della politica, nella maniera più pura e positiva", questo è l'augurio del giornalista, in riferimento all'odierna situazione italiana, in cui l'esito delle elezioni poltiche delle 4 marzo, non consentono di costituire ancora un nuovo governo. Elezioni in cui hanno prevalso forze come il Movimento 5 stelle, e in parte anche la Lega, che della lotta alla "vecchia politica", alla "partitocrazia", al " professionismo della politica", ne hanno fatto una bandiera. 

Marrazzo auspica controcorrente invece "un interesse sempre più profondo da parte soprattutto delle nuove generazioni, che molto spesso guardano alla politica non più come un mestiere".

Partiamo dal titolo "Respubblica": con un titolo in latino, ha voluto rimarcare un lontano passato della Prima Repubblica oppure l'imponenza che essa dimostra nella nostra situazione politica?

Il titolo non è altro che una crasi della locuzione latina, con l'aggiunta di una 'b'. Ha due significati: il primo è la 'cosa pubblica'; il secondo è 'rispubblicare', il che vuol dire: pubblicare nuovamente ciò che non è stato detto e tutte quelle cose che ad oggi non si sanno ancora.

Cosa vuole dimostrare con questo libro?

Voglio dimostrare che la storia, anche quella contempranea, se letta a distanza può essere vista con più oggetività. Chiudere la Prima Repubblica con 'Mani pulite' è ingeneroso verso coloro che hanno costruito il nostro Paese. Ho voluto indagare la storia anche attraverso i loro ricordi e le loro analisi, obiettive e critiche allo stesso tempo.

A settant'anni dalla nascita della costituzione della Repubblica italiana, i cittadini del 'bel Paese' sono ancora capaci di apprezzare la loro carta fondamentale? 

La Costituzione viene tirata in ballo ogni volta, è una sorta di ombrello sotto il quale molti cercano di affliarsi i denti per il proprio successo. Guardiamo Matteo Renzi con il referendum costituzionale del 2016: tutti abbiamo visto che non ha funzionato. Altri invece si trincerano dietro di essa credendo che sia qualcosa di intnoccabile. Sicuramente va rivista ed attualizzata, ma ciò non toglie che ci vogliono persone capaci di poterlo fare e non penso che persone come Renzi e la Boschi siano all'altezza dei nostri padri costituenti.

Neanche il popolo, ora come ora, ne è all'altezza secondo lei?

Oggi al popolo sono rimaste poche certezze. Il punto di ricaduta di quelle certezze rimane sicuramente in una grande istituzione che è quella del presidente della Repubblica, interpretata oggi in maniera eccellente da Sergio Mattarella, e nella nostra costituzione. Se si minano queste due certezze, anche il popolo si sente nudo e tende a reagire.

Quando si parla di quegli anni, si sente spesso la frase "inciucio all'italiana". Proprio in queste settimane si stanno svolgendo le consultazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione del nuovo governo. C'è una linea sottile tra i termini "alleanza" e "inciucio" secondo lei?

Il termine 'inciucio' lo pronunciano quelli che non sanno che la politica è l'arte del compromesso. L'alleanza è alla base soprattutto della nostra legge elettorale e di tutte quelle leggi elettorali che non danno la maggioranza certa ed assoluta. Credo che c'è differenza tra alleanze e teatri della politica che nascondono decisioni già prese da tempo. In ogni caso credo che a differenza dei suoi predecessori, il presidente Mattareella stia spronando al meglio tutte le forze politiche per smuovere il paese da qualsiasi forma di 'empasse'. Penso che i movimenti e i partiti farebbero bene ad ascoltarlo, perché rappresenta la buona e vecchia pratica democristiana nel trattare le cose, che è quella di avere pazienza e di prendere decisioni certe quando la pazienza è finita.

La politica abruzzese rientra nei fasti o nefasti della Prima Repubblica? 

A mio avviso, nel panorama della politica abruzzese abbiamo avuto, a scanso di qualsiasi equivoco, un rappresentante importante come Ottiaviano Del Turco, un uomo che ha rappresentato per decenni il sindacato e il socialismo. Le vicende giudiziare di Del Turco hanno sicuramente offuscato la sua carriera politica. Questo basta per dimostrare i fasti della nostra regione.

Qualche giorno fa in una trasmissione tv l'ex ministro della Dc, Paolo Crino Pomicino, ha detto che "la Prima Repubblica non va tirata in ballo con la situazione di oggi". E' possibile secondo lei fare un confronto tra gli anni di Pomicino e oggi?

Bisogna conoscere la storia, soprattutto se non si vogliono ripetere gli errori. La conoscenza delle prassi e delle consuetudini della Prima Repubblica fanno in modo che uno sappia come deve comportarsi. Credo che Pomicino non si può rivedere nella situazione politica di oggi. Certamente sono cambiate le persone e soprattutto i ritmi con cui la politica prenda le decisoni. Ciò non toglie però che, nonostante non ci siano dei punti di convergenza tra questa presunta Terza Repubblica e la Prima, i politici attuali farebbero bene a conoscerla e ad individuarne i pregi come la gesione delle istituzioni. Indubbiamente in passato ci sono stati errori politici, ma il modo di gestire il nostro paese, soprattutto in tempi di crisi, andrebbe ristudiato.

In Italia quindi mancherebbero dei veri e propri professionisti della politica?

Credo che Pomicino non si può rivedere nella situazione di oggi e quindi ritengo che sarebbe necessario tornare al professionismo della politica. Prendiamo come esempio la Francia, dove ci sono gli 'Instituts d'études politiques' istituti nati per la formazione della classe dirigente francese, tra cui molti presidenti della Repubblica francese. In Italia attualmente c'è l'improvvisazione: dobbiamo tornare alla politica come mestiere. Ci vorra qualche anno, ma si tornerà anche in Italia al professionismo della politica, nella maniera più pura e positiva.

Quale appello vuole lanciare all'Italia?

Credo che l'Italia e gli italiani siano meglio di come vogliono farli apparire. L'ultimo voto ha dismotrato che soprattutto i giovani vogliano sentirsi partecipi delle decisioni politiche. E' importante che i politici se ne rendano conto, non lanciando proclami positivi e ottimisti, ma analizzando realmente le necessità del nostro Paese, che vanno ben oltre gli accordi politici, le preferenze e i sistemi elettorali. Ci sono urgenze ben più importanti da affrontare, come ha ribadito recentemente al Colle anche Mattarella: 'Fate in fretta!'.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2018 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui