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PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NEI LUOGHI DELLA BATTAGLIA DEI PIANI PALENTINI DEL 1268 TRA CARLO D'ANGIO' E CORRADINO DI SVEVIA

MATTARELLA IN VISITA NELLA MARSICA,
''UNITA' E CRESCITA INSIEME NELL'EUROPA''

Pubblicazione: 06 luglio 2019 alle ore 12:56

AVEZZANO - “È essenziale per me sottolineare la continua sollecitazione che ricevo nel quotidiano circa la richiesta predominante di unità e crescita insieme in questa grande avventura che è l’integrazione europea. È un messaggio che esce da qui, da questa giornata di celebrazioni e commemorazioni. Auguri alla Marsica”.

Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Teatro dei Marsi di Avezzano, davanti ad una platea di 700 rappresentanti istituzionali della regione, nella tappa finale della sua storica visita nella Marsica per la commemorazione del 750esimo anniversario della battaglia dei Piani Palentini tra Corradino di Svevia e Carlo I d'Angiò.

Mattarella ha fatto tappa anche a Tagliacozzo, dove ha inaugurato una stata di Dante Alighieri, che ricordò nel 28/o canto dell'Inferno la storica battaglia, e a Scurcola Marsicana.

Ad accogliere in prima fila Mattarella, il presidente della Regione, Marco Marsilio, dall'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel Governo Berlusconi, l’abruzzese Gianni Letta.

"L'aspetto che vorrei riprendere - ha aggiunto il presidente - è l'importanza di tutto il territorio del nostro Paese in particolare quello delle aree interne; il nostro è un Paese ricco di comunità, di storie particolari e di apporti artistici e culturali straordinari che vengono da ogni suo piccolo elemento territoriale, questa é la ricchezza dell'Italia non a caso apprezzata in tutto il mondo per il suo immenso patrimonio storico artistico e culturale ed è compito delle istituzioni difendere questa articolazione".

“E' stata questa un'iniziativa condivisa dai 37 sindaci di questo territorio – ha detto nel suo intervento Marsilio - che, grazie alla volontà di Gianni Letta, onorevole cittadino marsicano, sono onorati dall’averla qui presente. La battaglia di Tagliacozzo assume una particolare rilevanza se affrontata quest’oggi, anche in ottica dei movimenti politici che in Italia e in Europa stanno avvenendo. Gli abruzzesi sono una popolazione coraggiosa”.

“È un giorno memorabile che assume un significato simbolico nel periodo difficile che attraversiamo - ha detto Letta - . Le conseguenze della battaglia di Tagliacozzo, che da quel momento ha diviso l’italia con il meridione sempre in difficoltà, le viviamo tutt’oggi. Questa frattura si è parzialmente ricomposta 160 anni fa con l’Unità d’Italia. Proprio per questo ci piace poterla onorare qui oggi, in questi giorno di ricordo. Lei che è simbolo, garante e custode dell’unità nazionale. Ecco perché le dico grazie per il lavoro infaticabile che lei fa quotidianamente in giro per il nostro paese. Tutti gli italiani le sono grati. I marsicani di oggi ancora di più perché sentono propri i valori della nostra Repubblica”.

A sua volta il commissario prefettizio del Comune di Avezzano, Mauro Passerotti ha affermato: “desidero esprimere un’annotazione di compiacimento per la sua presenza tra noi che assume oggi un significato rilevante. Lei è il simbolo dell’unità nazionale. L’istituzione che rappresenta ci richiama alla coesione sociale, indispensabile per un nuovo e fondamentale sviluppo per il territorio marsicano e abruzzese. Viva l’Italia”,

Nella prima tappa a Tagliacozzo, Nel corso di una cerimonia con 150 bambini, il capo dello Stato ha svelato una statua di Dante Alighieri, che ha citato la battaglia nel XXVIII canto dell'Inferno. Statua realizzata all'antica ditta Serpone di Napoli su un progetto dell'artista Danilo Caruso.

Al presidente è stato fatto dono della copia in argento delle cinque chiavi della città, realizzate dall'orafo locale Ivan Morgante.

A seguire la tappa di Scurcola, con la visita della chiesa di Santa Maria della Vittoria e l'esibizione della pianista Emilia Di Pasquale e della sua "Arteficio ensemble".  Donato a Mattarella alcuni testi sulla storia di Scurcola e una mattonella in ceramica con una scena della Battaglia di Tagliacozzo realizzata dagli studenti del Liceo artistico Bellisario di Avezzano.

Al teatro dei Marsi gli storici Raffaele Colapietra e Giuseppe Grossi hanno tenuto una lezione sulla battaglia di Tagliacozzo, e sulla storia antica e recente della Marsica.

Ad intonare l'Inno d'Italia al Teatro dei Marsi, Ilaria Di Nino, cantautrice marsicana.

La battaglia di Tagliacozzo, fu combattuta nei piani Palentini nei pressi di Tagliacozzo il 23 agosto 1268, tra i ghibellini sostenitori di Corradino di Svevia e le truppe angioine di Carlo I d'Angiò, di parte guelfa.

La battaglia di Tagliacozzo rappresenta l'ultimo atto della potenza sveva in Italia.  La fine di Corradino segna infatti la caduta definitiva degli Hohenstaufen dal trono imperiale e da quello di Sicilia, aprendo, nel regno siciliano, il nuovo capitolo della dominazione angioina.

La battaglia è citata da Dante Alighieri, fieramente anti-angioino, nella Divina commedia, nel XXVIII canto dell'Inferno, e l'accento è posto sulla vittoria per il consiglio di "Alardo sanz'arme". Il riferimento è ad Erard de Valéry che, con uno stratagemma da lui ideato, rese possibile la vittoria angioina. Fece indossare al nobile Henry de Cousances, aiutante di campo del re, le vesti di Carlo e lo fece lanciare in battaglia con tutta l'avanguardia angioina preceduta dalle insegne reali. Gli uomini di Corradino si gettarono in massa contro questa schiera, sbaragliandola. Caduto il Cousances, i ghibellini ebbero l'illusione di aver ucciso il re angioino, ruppero le formazioni, lanciandosi disordinatamente all'inseguimento degli angioini.

A quel punto Carlo d'Angiò sferrò con i suoi 800 cavalieri d'elite, tenuti fino a quel momento nascosti, un micidiale e decisivo attacco a sorpresa. L'esercti svevo fu sbaragliato. Corradino si diede alla fuga, dirigendosi verso Roma. Fu però poi tradito da Giovanni Frangipane, signore di quei luoghi, che lo fece consegnare a Carlo d'Angiò. Processato sommariamente e condannato a morte, fu decapitato a Campo Moricino, l'attuale piazza del Mercato di Napoli, il 29 ottobre 1268.



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