MEGALO' 2: BALDINI (FSI), ''PROFITTI VANNO AI PRIVATI, PERDITE SI SOCIALIZZANO''

Pubblicazione: 06 dicembre 2017 alle ore 14:35

CHIETI - “La vicenda dei centri commerciali in Abruzzo è un caso di scuola di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Guadagnano in pochi, paghiamo tutti. E se un domani dovessimo scoprire che queste casse di espansione non funzionano o generano più problemi di quanti ne risolvano (come è accaduto altrove), ci ritroveremo un’altra diga foranea da abbattere. E anche la demolizione, ça va sans dire, la pagherà la collettività”.

Lo afferma in una nota Gianluca Baldini, esponente della sezione pescarese del Fronte sovranista italiano (Fsi), intervenendo sulla questione dei lavori, che partiranno lunedì prossimo, per la costruzione di Megalò 2 a Cheti Scalo. 

“Lunedì prossimo a Chieti partirà la costruzione di Megalò2, il mega-progetto che estenderà l’attuale area commerciale fino a sfiorare complessivamente i 65 mila metri quadrati. Questa superficie spaventosamente estesa occuperà un’ulteriore quota dell’area di esondazione del fiume Pescara insistente sul territorio di Chieti scalo”, dice Baldini. 

“Parlo di quello spazio fisico che viene allagato quando, nelle piene, il corso d’acqua straripa dal suo alveo maggiore - continua il sovranista - Megalò 2 sarà l’ennesimo centro commerciale in una delle aree più infestate d’Italia, l’ennesimo realizzato in un’area alluvionale, l’ennesima colata di cemento in una regione che soffre più di altre del problema del consumo del suolo e dell’impermeabilizzazione dei terreni, l’ennesima attrattiva delocalizzata che sottrarrà vita commerciale ai centri cittadini. Se ciò non bastasse, l'aggravante è che il ‘primo lotto’ è già stato oggetto di forti critiche mosse da Legambiente, che ne ha rilevato l'estrema pericolosità, inserendolo tra i dieci siti a maggior rischio idrogeologico d'Italia”.

Secondo Baldini, “per compensare gli squilibri causati dall’edificazione invasiva dei polmoni del nostro fiume, stiamo contemporaneamente realizzando delle vasche di laminazione delle piene a monte dei centri urbani, sui territori di Rosciano, Manoppello e Chieti. Si tratta di un’opera di messa in sicurezza idraulica mastodontica che costerà alla collettività 54,8 milioni di euro e che dovrebbe scongiurare il rischio alluvioni. Mi domando: perché non far pagare questi 54,8 milioni di euro alle società che traggono profitto dall’occupazione dell’area di prossimità fluviale?

“Perché oltre al danno ambientale e a quello che producono al tessuto commerciale urbano ci tocca pagare anche i costi di messa in sicurezza?”, si domanda infine l'esponente del Fsi.

 



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