MEMORIAL SEBASTIANI: LA 'SUA' L'AQUILA RUGBY
NON GIOCA, TROIANI ''LA SITUAZIONE E' GRAVISSIMA''

Pubblicazione: 16 settembre 2017 alle ore 17:17

Vincenzo Troiani (foto LAquilaBlog.it)
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L’AQUILA - I neroverdi dell'Aquila Rugby non sono scesi in campo per ricordare il numero 1, Lorenzo Sebastiani, talento della palla ovale che ha perso la vita nel terremoto del 6 aprile 2009, proprio nel giorno del Memorial a lui dedicato.

Un’assenza forzata, quella dei ragazzi allenati da Vincenzo Troiani e Pierpaolo Rotilio, riconfermati alla guida della squadra per il campionato di serie A 2017-2018, che prenderà il via il 1° ottobre.

“Siamo davvero mortificati - spiega ad AbruzzoWeb il direttore tecnico neroverde, Troiani - Scendiamo in campo con la scritta Ciccio numero 1 sulla maglia per ricordare Lorenzo e, nel torneo dedicato interamente alla sua memoria, noi non ci siamo: questo è più grave di quanto sembri”.

Allo stadio Tommaso Fattori, per il settimo appuntamento, sono così scese in campo solo tre squadre: la Gran Sasso Rugby, il Paganica Rugby e l’Avezzano Rugby.

Il primo pensiero Troiani lo dedica alla famiglia Sebastiani, prima di esternare le proprie preoccupazioni sulla squadra, in vista del campionato alle porte. “Stiamo attraversando un momento difficile e di incertezza su tutti i fronti, non sappiamo da dove iniziare - ammette - Ieri ci siamo allentati in 18, di questi 5 sono in prestito, fino a mercoledì 20 settembre, dalla Polisportiva L'Aquila di Vincenzo De Masi”.

Una stagione che si apre tra dubbi e incertezze: resta un’incognita, infatti, il futuro del Club aquilano, sconvolto dalla perdita del presidente, Mauro Zaffiri, avvenuta lo scorso 24 agosto. Alla guida della società, a oggi, ci sono Antonio Di Giandomenico, come amministratore delegato e Luigi Fabiani come direttore generale.

“Siamo avviliti, ma stiamo tenendo duro. Abbiamo bisogno di una risposta diversa da quella meramente politica, ci dicono di stringere i denti - aggiunge Troiani - ma sul campo non possiamo mettere dei ragazzini, persone non preparate, con il rischio che si facciano male. Molti giocatori sono tornati da fuori perché credono nella maglia neroverde che indossano e pensano che la città vada sostenuta. Ma che cosa gli dico? Non sappiamo neanche quando possiamo allenarci, l’ideale sarebbe la sera, ma nel campo di piazza d’Armi non ci sono i faretti”.

Una situazione che preoccupava già lo scorso anno, ma che si è aggravata ulteriormente in questa nuova stagione, costringendo i giocatori “a vivere alla giornata”.

“Ci alleniamo con 8 palloni vecchi, non abbiamo le casacche, qualsiasi cosa di cui abbiamo bisogno dobbiamo pagarla di tasca nostra, siamo abbandonati a noi stessi nel campo di piazza d’Armi - racconta il direttore tecnico - I soldi non ci sono, non si capisce ancora chi debba cacciarli e se mai lo farà”.

“Non abbiamo intenzione di arrenderci e stiamo continuando a fare un minimo di allenamento, ma a livello morale - conclude - siamo davvero distrutti”.



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