IL TRIBUNALE DI ROMA HA DICHIARATO L'AMMISSIBILITA' PER LA CONTAMINAZIONE
EMERSA NEL 2015 A ROCCAMORICE. SOSTANZA 223 VOLTE SUPERIORE AL LIMITE

MERCURIO DAI RUBINETTI, IN ABRUZZO
LA PRIMA CLASS ACTION E' CONTRO L'ACA

Pubblicazione: 04 agosto 2018 alle ore 07:11

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ROCCAMORICE - È la prima class action d'Abruzzo ed è una delle poche in Italia che riguarda la contaminazione di sostanze alimentari: in questo caso, si tratta di acqua corrente nella quale è finito mercurio fuoriuscito per la rottura di un misuratore della pressione all’interno dei serbatoi.

Ad averla ottenuta con una sentenza del tribunale di Roma sono stati gli abitanti di Roccamorice (Pescara), un migliaio, quindi un intero paese, che nel 2015 si è ritrovato senza la possibilità di utilizzare l'acqua corrente.

La class action è stata dichiarata ammissibile contro l'Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) Spa, società che gestisce il ciclo idrico integrato in 65 comuni tra le province di Pescara, Chieti e Teramo.

Per ora sono una quindicina i cittadini che hanno aderito all’azione per richiedere i danni all’Aca, ma rapidamente il gruppo si amplierà considervolmente. 

La battaglia legale è stata condotta dagli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno del Foro di Pescara. "La vicenda nasce dal fatto che i venturimetri, strumenti posti all’interno dei serbatoi per la misurazione della pressione, subirono un’avaria riversando mercurio nelle condotte idriche dell’acqua potabile destinata al consumo umano del paese di Roccamorice", spiega ad AbruzzoWeb l'avvocato Matteo Di Tonno, grazie alla cui azione legale è stata dichiarata ammissibile la class action contro l'Aca. 

La vicenda dell'acqua contaminata al mercurio ha avuto anche conseguenze ambientali che hanno innescato un'inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara per l'illecito smaltimento di rifiuti pericolosi ed inquinamento doloso, visto che per lo svuotamento del serbatoio comunale, le acque contaminate da mercurio sono state sversate finendo per inquinare dei terreni, tra l'altro nel cuore del Parco nazionale della Majella, con la Forestale che ha sequestrato cinquemila metri quadrati limitrofi ai serbatoi in località Bosco e Pagliari, dove è stato trovato un valore di mercurio fino a 223 volte il livello massimo di legge.

"Si tratta di una importante decisione che coinvolge tutti i cittadini del comune pescarese, circa un migliaio, i quali potranno aderire all’azione promossa dal Comitato per richiedere i danni all’Aca, che si vede esposta a un risarcimento danni di importo elevato", spiega ancora Di Tonno parlando della decisione del tribunale di Roma.

"L’ammissibilità della class action risponde a criteri rigidissimi e ad un vaglio da parte del Tribunale particolarmente severo poiché si tratta di azioni dal grande impatto sociale e finanziario". "Il Comitato", chiarisce l'avvocato, "ha già avviato le operazioni per la raccolta delle adesioni che certamente non mancheranno vista la possibilità di conseguire un risarcimento".

I cittadini che vogliano aderire, annuncia Di Tonno, hanno tempo fino al 29 ottobre. L'Aca potrebbe ritrovarsi a dover pagare diverse decine di migliaia di euro, anche se, fa osservare l'avvocato, ai fini della richiesta del risarcimento non sono presi in esame solo i giorni in cui è stata in vigore l'ordinanza del sindaco che vietava l'utilizzo dell'acqua, bensì i tre anni precedenti alla scoperta di quei valori, dal momento che "l'ultimo esame dell'acqua risale al 2012, quindi nessuno può dire se la contaminazione sia perdurata per tre anni o meno".

"La class action non si riferisce al mancato consumo dell'acqua in quel breve periodo, quanto ai tre anni in cui c'è la probabilità che l'acqua sia stata contaminata", conclude Di Tonno.

 



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