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MESSAGGINI, INCARICHI E PUNTELLAMENTI:
STORIA CONTROVERSA DEL CASO-TANCREDI

Pubblicazione: 28 luglio 2015 alle ore 08:04

Fausto Cardella e Antonietta Picardi durante la conferenza stampa
di

L’AQUILA - Durò ufficialmente meno di 48 ore, prima di essere spazzato via dalle polemiche bipartisan e da una mezza rivolta popolare via sms, l’incarico di Pierluigi Tancredi come consigliere comunale delegato per il “supporto e raccordo, nell’ambito delle azioni tese al recupero e alla salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città dell’Aquila”.

Tancredi, già finito ai domiciliari per corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des” del gennaio dello scorso anno proprio sugli appalti dei puntellamenti, è finito ieri nuovamente ai domiciliari assieme a 4 imprenditori con l’accusa, tra le altre, di estorsione, nell’ambito del nuovo filone di indagine, figlio di quella precedente, denominato “Redde rationem”.

L’accusa è di aver chiesto soldi in cambio del silenzio con i pm sulle responsabilità dei suoi sodali in quel sistema corruttivo. Assieme a lui ci sono altri 18 indagati tra imprenditori, accusati di corruzione e altri reati, tecnici comunali, ai quali è contestato l'abuso d'ufficio, e tecnici privati, che hanno truffa aggravata.

Il mandato venne annunciato dal sindaco, Massimo Cialente, il 19 giugno 2009, due mesi e mezzo dopo la scossa che aveva distrutto la città, anche se la realtà dei fatti ha dimostrato che Tancredi già da una decina di giorni stesse lavorando sottotraccia, anche assieme ad altri colleghi di aula.

Due giorni dopo, comunque, arrivò la rinuncia del consigliere, eletto nel 2007 con 384 preferenze nella lista di Forza Italia, per poi passare al gruppo della Democrazia cristiana per le autonomie (Dca) e infine a quello del Popolo della libertà (Pdl).

Personaggio controverso che ha creato varie correnti di pensiero su di sé, Tancredi, comunque si è dimesso dall’incarico e poi dal Consiglio comunale per lavorare nella ricostruzione a differenza di altri hanno ‘giocato’ sul tema delle incompatibilità, ricorrendo anche alle carte bollate.

Al tempo stesso, ha ricoperto il ruolo di funzionario della Asl con un incarico in cui c’era spazio per ulteriore attività libero professionale.

“La nomina di Tancredi è il recepimento di un’indicazione ben precisa fornita all’unanimità dalla quinta commissione consiliare prima e dal Consiglio comunale poi - dichiarava il primo cittadino in quei giorni di giugno 2009 - proprio nell’ottica di coinvolgere l’intera assemblea civica nella difficile operazione di risollevare la nostra città, devastata dal sisma”.

POLEMICHE E MESSAGGINI DI PROTESTA

Ma Cialente si trovò solo a difendere quella decisione. Perfino un suo fedelissimo di prima e di dopo, l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, tuonò: “La nomina del consigliere Tancredi non è affatto bipartisan, ma frutto della fantasia del sindaco che con il terremoto si è evidentemente acuita. Ne prendo decisamente le distanze”.

Per non parlare delle polemiche del suo schieramento, il Partito democratico, di Rifondazione comunista, pronta a uscire dalla maggioranza, e del Popolo della libertà, tutto uno schierarsi contro la scelta.

Ma anche l’arrivo di migliaia di messaggini a intasare il telefonino cialentiano, già bollente per l’emergenza sisma, fecero la differenza.

“Tancredi è stato incaricato di seguire la ricostruzione del centro storico! Se la notizia ti fa orrore quanto a me, invia un sms al sindaco ora... E informa più aquilani che puoi”, diceva il testo dell’sms, citando poi il numero cellulare dell’epoca del sindaco.

Una parte della politica, anche “amica”, e molta gente forse ce l’avevano tanto con Tancredi, storico assessore di centrodestra e organizzatore della Perdonanza Celestiniana, perché nel febbraio 2008 era stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire 200 mila euro di danni erariali per la mala gestione dell’annuale Giubileo aquilano, coinvolto in quegli anni in figuracce mediatiche e contabili?

Nel giugno dello stesso anno, aveva poi subìto una condanna penale a 1 anno di reclusione per frode nelle pubbliche forniture in relazione al 2005, quando era presidente dell’Aquilana società multiservizi (Asm).

Tali e tante furono le polemiche che il 21 giugno arrivò la decisione di mollare l’incarico. “Mi onora che il sindaco mi abbia riconosciuto capacità politiche e amministrative e mi onora ancor di più la fiducia che spontaneamente ha riposto in me”, diceva Tancredi in una nota.

“Infatti in soli 10 giorni, grazie al lavoro di un esiguo gruppo di dipendenti comunali, avevo raggiunto due obiettivi importanti: l’accordo che garantisce le risorse economiche per le opere provvisionali per i nostri centri storici e la riapertura di un tratto del centro”, rivendicava, avvalorando l’ipotesi che stesse lavorando già prima senza incarico formale.

“Ma evidentemente il mio lavoro ha infastidito i politicanti di mestiere che infarciscono la maggioranza, i quali preferiscono l’inattività totale, così da poterla addebitare al sindaco per continuare a tenerlo sotto schiaffo”, la frustata di Tancredi.

LO SCARICABARILE SULL’INCARICO

Di questo caso, facendo un po’ di comprensibile confusione con le date risalenti a 6 anni prima, il 6 marzo scorso Tancredi, l’unico a farlo degli otto indagati, ha parlato anche davanti al pubblico ministero Antonietta Picardi, durante uno degli interrogatori dell’inchiesta “Do ut des”, la prima che lo ha visto coinvolto, assieme al suo avvocato Maurizio Dionisio.

Un incontro chiesto dallo stesso Tancredi che ha affrontato questo aspetto dell’incarico dopo la lettura delle dichiarazioni rilasciate dall’ingegnere Mario Di Gregorio, indagato in “Do ut des” come in “Redde rationem”, il quale “davanti al pm riferiva dei rapporti che Tancredi aveva con alcuni imprenditori”.

“C’era qualcuno più presente, rispetto agli altri per la funzione che svolgeva, per esempio il consigliere Tancredi era molto presente, perché aveva questa delega da parte del sindaco di curare i puntellamenti, per cui lui stava lì”, aveva dichiarato in particolare Di Gregorio nella deposizione del 21 gennaio precedente, svelando “una telefonata credo del sindaco che a me diceva: ‘Guarda Mario, Tancredi ti affiancherà in questa cosa perché è una persona esperta, diciamo smaliziata’”.

Ma Tancredi, come ricordato nell’attuale ordinanza, “ha giustificato i rapporti come normali relazioni di consulenza instaurate dopo le formali dimissioni da consigliere comunale”.

“Ma guardi, dottore’, che io l’incarico ufficiale non l’ho mai esercitato - ha spiegato alla pm Picardi, come si legge nel documento emesso dal gip Giuseppe Romano Gargarella - Non è che ho avuto un luogo dove andare a svolgere questo incarico, avevo questa nomina che, peraltro, dal momento in cui il sindaco me la fece, a quando me l’hanno notificata, passò parecchio tempo e siccome era il mese di luglio, e io stavo, tra l’altro, a Pineto, perché stavamo ancora sfollati giù a Pineto, non ho fatto praticamente nulla”.

“Poi la metà di agosto il sindaco mi telefonò e sempre a Pineto stavo e mi disse che era il caso che mi dimettevo perché c’erano quegli sms e mi dimisi immediatamente. Quindi io quella nomina non l’ho mai esercitata nel senso non ho mai avuto un ufficio dove andarla a svolgere o un’attività da svolgere”, ha concluso.

Al di là degli incarichi, però, Tancredi al pm Picardi ha ammesso anche che “in quel periodo un po’ tutti ci davamo da fare, e io sono stato anche a prendere i nominativi con altri assessori e con altri consiglieri comunali, delle persone che non sapevamo dove stavano, quindi i numeri di telefono, a rintracciare le persone che stavano sfollate, quindi se ho contribuito alla creazione dell’ufficio di Di Gregorio non me lo ricordo”.

LE IMPRESE “SPONSORIZZATE” E NON

Parole che coincidono con quelle scritte da Tancredi in una nota del 21 aprile 2015, in risposta a una piccata intervista di Cialente che aveva dichiarato ad AbruzzoWeb: “Smentisco assolutamente di aver mai parlato di Tancredi con l’ingegner Di Gregorio che, infatti, testualmente, nella sua deposizione spontanea, afferma, a proposito di una telefonata ricevuta ‘credo del sindaco a me che diceva’; così come, ricostruendo i fatti, posso smentire che Tancredi abbia avuto incarichi nella fase in cui si avviarono i puntellamenti”.

La nomina di Tancredi, aveva sottolineato Cialente a questo giornale, fu fatta su pressioni dell’assessore e vice sindaco, Roberto Riga, poi indagato nell’inchiesta “Do ut des” e uscito dalla Giunta e dalla politica.

“Riga per 4 giorni di seguito mi chiedeva di nominare Tancredi in quanto ex presidente del Consorzio beni culturali che avrebbe dovuto affiancare e dare una mano soprattutto a Marchetti (Luciano, vice commissario per i puntellamenti e indagato in un’altra inchiesta, “Betrayal”, su presunte mazzette negli appalti per i beni culturali, ndr) per il problema della salvaguardia dei beni monumentali”, aveva spiegato il sindaco ai microfoni di questa testata.

“Io ero perplesso. Riga mi portò un foglio e mi disse firmalo altrimenti saranno guai, e io lo firmai - aveva aggiunto - Se ci sono stati consiglieri e assessori che hanno fatto pressione, che hanno accompagnato imprenditori interessati a fare i puntellamenti post-sisma escano fuori i nomi e cognomi”, aveva concluso Cialente.

“Ricordo bene che all’epoca il sindaco richiese a consiglieri e assessori di farsi parte attiva per reperire imprese in grado di effettuare lavori così impegnativi - è sbottato per tutta risposta Tancredi nella lunga nota polemica, chiamando in causa ancora una volta Cialente - Mi preme sottolineare, senza tema di smentita, di non aver mai sponsorizzato alcuna impresa”.

PRECISAZIONE

La sintesi scritta delle dichiarazioni video di Cialente ha provocato l’ira di quest’ultimo, visto che l’esatta dichiarazione in video a questo giornale del 21 aprile scorso era: “Io ero piuttosto perplesso, anche perché non vedevo la possibilità in quel momento di dare incarichi a consiglieri comunali, a parte il fatto che era di opposizione e avrebbe dato qualche problema. Alla fine, mi ricordo, mentre uscivo dalla scuola elementare di San Francesco, Riga mi portò un foglio e mi disse firmalo altrimenti sarà un pasticcio, chi segue queste cose?, e io lo firmai”.

Nella sintesi giornalistica è stato scritto “saranno guai” invece che “sarà un pasticcio”, senza per questo alludere a diversi significati contenuti nella dichiarazione di Cialente attribuita a Riga.

LE REAZIONI

RIGA: "CIALENTE TUTTO SCARICA SU DI ME, LO QUERELO"

“Respingo al mittente la gravissima accusa mossami dal primo cittadino che è arrivato a dichiarare, con mio immenso stupore, di aver subito pressioni per quattro giorni, oltreché minacce verbali, affinché nominasse Tancredi, con l’avvertimento, peraltro, che darò immediatamente mandato ai miei legali per la tutela della mia persona nelle sedi opportune”.

Lo scrive in una nota l’ex vice sindaco dell’Aquila, Roberto Riga, uscito dalla Giunta dopo essere stato indagato nell’inchiesta su tangenti nei puntellamenti post-sisma “Do ut des” del gennaio 2014, dopo aver letto l’articolo di AbruzzoWeb che ripercorre la discussa nomina di Pierluigi Tancredi, ex consigliere di centrodestra delegato dal sindaco alla tutela dei beni culturali, e poi arrestato ai domiciliari tanto in quell’inchiesta quanto in quella di questi giorni, “Redde rationem”.

Lo scorso aprile il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, in un’intervista a questo giornale ha svelato come a suo dire fosse di Riga la responsabilità politica della scelta di Tancredi, anche se è stato lui a firmare.

E ora Riga rifiuta con decisione questa scelta, annunciando una querela nei confronti di Cialente.

LA NOTA COMPLETA

Con immenso rammarico e indignazione leggo, questa mattina, alcune dichiarazioni del sindaco Cialente, apparse sugli organi di informazione, deliranti, inquietanti e diffamatorie.

In merito alle vicende giudiziarie accadute ieri in città, Cialente torna di nuovo a spiegare agli aquilani, (excusatio non petita, accusatio manifesta), le ragioni di decisioni, assunte subito dopo l’evento sismico cittadino e relative all’ affidamento di incarichi ai consiglieri comunali disponibili.

Vengo, infatti, a conoscenza di vergognose dichiarazioni con le quali Massimo Cialente, come di consuetudine,  ha scaricato su altri soggetti, del tutto incolpevoli, responsabilità addebitabili solo ed esclusivamente a se stesso.

Respingo al mittente la gravissima accusa mossami dal primo cittadino che è arrivato a dichiarare,con mio immenso stupore, di aver subito pressioni per quattro giorni, oltreché minacce verbali, affinché nominasse Tancredi, con l’avvertimento, peraltro, che darò immediatamente mandato ai miei legali per la tutela della mia persona nelle sedi opportune.

Esprimo, infine, tutta la delusione e il profondo rammarico per dichiarazioni mendaci, accusatorie e prive di rispetto politico, ma soprattutto umano, mosse dal sindaco nei confronti di chi ha sempre svolto con lealtà, correttezza e determinazione l’attività  amministrativa al suo fianco.

Invito, infine, il primo cittadino a non nascondere la mano per scaricare su altri colpe e azioni negative ed a ricordare che un vero sindaco assume fino in fondo le proprie responsabilità e sostiene i propri collaboratori, anziché prendere sempre le distanze da situazioni difficili.

Colgo, infine, l’occasione per sottolineare che il sottoscritto, subito dopo aver ricevuto la notifica dell’informazione di garanzia, ha ritenuto opportuno assumere la decisione di dimettersi dal ruolo di vice sindaco, così uscendo dalla scena politica nel rispetto di tutta la popolazione aquilana e attendendo, con serenità e tranquillità, che l’iter giudiziario faccia il suo corso.

L’autorevolezza di un uomo politico, infatti, deve essere riconosciuta e non, di volta in volta, ricordata ai propri elettori.

LA REPLICA DI CIALENTE SU FACEBOOK

"Posto l'intervista completa che resi allora, in quei drammatici giorni. Ho appena parlato con Roberto, amareggiato. Io non ho mai detto, perché mentirei, che mi avesse fatto pressioni diverse dalla preoccupazione che avevamo in quei giorni in cui, per i puntellamenti, esclusivamente dei monumenti, il Comune non aveva nessun referente", ha scritto poi Cialente sulla propria bacheca Facebook.

"Noi non arrivavamo. eravamo solo cinque assessori. Tecnici distrutti addetti ai puntellamenti dei centri storici. Mi disse quello che dico nell'intervista, che sarebbe stato un pasticcio, anche perchè noi, anche di edifici di proprietà comunale (la stessa Collemaggio), non avremmo saputo nulla. Tancredi era stato, forse ancora era, presidente del consorzio beni culturali", ha proseguito.

"Mai mi fece capire che le sue pressioni andavano al di là di preoccupazioni politiche che lui, che in quei giorni tentava di coordinare tutta la macchina 'politica', nutriva. Mi spiace che l'articolo di AbruzzoWeb, che riporta tra virgolette una frase non mia, lo abbia ferito. Mi sono immediatamente chiarito, ma capisco la sua reazione - ha scritto ancora - Ho dato ora mandato all'Avv. De Nardis, avvocato del Comune, di dar luogo a tutti gli atti necessari a tutelare la mia immagine e quella del Comune. Stiamo attraversando giorni difficilissimi, di estrema tensione in alcune fasce sociali, direi di disperazione. Ogni parola sbagliata o ambigua, ogni atto può essere un più o meno piccolo detonatore. Non accetto più errori da nessuno".



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