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MIGRANTI MONTESILVANO: VICESINDACO,
''EMERGENZA ARGINATA CON RETE SPRAR''

Pubblicazione: 12 maggio 2018 alle ore 07:36

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MONTESILVANO - “Il Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo (Sprar) rappresenta uno strumento fondamentale per le amministrazioni comunali per risolvere i problemi legati all’emergenza migranti, rispondendo alle esigenze dei cittadini, troppo spesso esasperati da un’accoglienza incontrollata”.

Il vicesindaco di Montesilvano (Pescara), Ottavio De Martinis, spiega ad AbruzzoWeb le motivazioni che hanno spinto l’amministrazione comunale ad abbracciare, in un clima di tensione e polemiche, il progetto Sprar, un esempio di “buone pratiche per tutti i Comuni abruzzesi”.

Sulla stessa linea anche il Comune dell’Aquila, che la scorsa settimana ha approvato in Consiglio comunale l’ampliamento della rete ai minori non accompagnati, presentato dall’opposizione di centrosinistra e passato grazie ai voti di Forza Italia e L’Aquila Futura, che hanno spaccato in due la maggioranza.

In questo senso l’esperienza di Montesilvano potrebbe fornire tutti i dati del caso. Nell’ultimo anno, infatti, è stato terreno di scontri, con episodi anche violenti, tra i residenti “esasperati”, i migranti ospitati nei due Centri di accoglienza straordinaria (Cas), l'Hotel Ariminum e l’Excelsior, e gli ex inquilini del “ghetto” di via Ariosto, dopo il maxi sgombero da parte delle forze dell’ordine delle palazzine occupate abusivamente.

Una situazione che ha portato i cittadini a riunirsi in un comitato ad hoc, che ha organizzato ronde diurne e notturne e blitz nella Pineta locale al fine di evitare i “bivacchi”. 

“Attualmente lo Sprar accoglie circa 100 richiedenti asilo adulti e arriverà a breve ad ospitare le altre 21 persone a cui si aggiungeranno, entro luglio, i 40 minori per arrivare ad un numero totale di presenze di richiedenti asilo. Al 1 gennaio 2017 la popolazione straniera residente nel Comune di Montesilvano era pari a 4.806 su un totale di 54.152 residenti, ovvero, l’8,9 per cento della popolazione, pertanto non si può certo parlare di accoglienza ‘senza freno’, come più volte denunciato dai residenti. La nostra amministrazione ha già messo in atto importanti azioni nella gestione dei migranti, ottenendo la chiusura dei Cas, sgomberando le palazzine di via Ariosto, restituendo così a cittadini e turisti una zona di pregio della città e prendendo in mano le redini dell’accoglienza dei migranti per mezzo della rete Sprar”, prosegue il vicesindaco. 

Ma i “bivacchi”, secondo De Martins, non sono legati all’accoglienza, poiché “si tratta di persone già destinatarie di decreti di espulsione che, nonostante i solleciti continuano a non essere allontanate coattivamente. Tutte queste azioni, ci hanno consentito in appena sei mesi, di allontanare da Montesilvano, quasi 1000 profughi irregolari”.

“Quando vengono individuati all’interno della pineta, gli operatori della polizia locale, in sinergia con le altre forze dell’ordine intervengono tempestivamente in azioni di sgombero - aggiunge - Un’amministrazione non ha altri strumenti normativi a disposizione, se non quelli a cui abbiamo fatto ricorso per tutelare le esigenze dei montesilvanesi e coniugarle con i bisogni delle persone richiedenti asilo”, precisa.

Per questo il Comune di Montesilvano ha deciso di attivare la rete Sprar per minori, di concerto con i Comuni pescaresi di Elice e Picciano.

Il progetto, gestito da Comune e Azienda speciale per i servizi sociali dell’ente, in collaborazione con l’Ati (Associazione temporanea di imprese) costituita dalle associazioni Arci Pescara, Polis, Caritas diocesana e Cooperativa sociale ausiliatrice, “porterà ad una riduzione delle presenze dei migranti su tutto il territorio”.

“È prevista l’attivazione di 52 posti: 40 sul territorio di Montesilvano, 6 sul territorio di Elice e 6 su quello di Picciano. La progettualità prevede una contestuale diminuzione di 40 posti relativi allo Sprar adulti già attivato, per un numero complessivo che a regime sarà di 161 richiedenti asilo. I progetti per Minori sono sostenuti per il 95 per cento da contributi ministeriali e il rimanente 5 per cento attraverso un cofinanziamento dell’ente locale, che nel nostro caso, viene coperto da spese di personale dell’Azienda speciale per i servizi sociali del Comune di Montesilvano”, spiega il vicesindaco.

La differenza tra questo sistema e quello dei Cas, si differenzia in modo sostanziale per De Martinis, “perché si fonda su pratiche di integrazione e inserimento dei migranti nella collettività montesilvanese, basate su attività formative, ma anche professionali: le persone inserite nella rete, infatti, sono impegnate in corsi per apprendere la lingua italiana e vengono coinvolte gratuitamente in lavori socialmente utili. Presto verranno attivati corsi gratuiti, tenuti da artigiani locali in pensione, aperti sia ai cittadini di Montesilvano, sia agli stranieri”.

Per i Comuni aderenti alla rete Sprar, poi, è stata introdotta una clausola di salvaguardia, che impedisce la presenza contemporanea dei due centri e stabilisce un tetto massimo di richiedenti asilo in proporzione al numero di abitanti della città ospitante, che per Montesilvano ammonta a 161 persone.

Inoltre, le Comunità di accoglienza dei minori “prevedono un percorso educativo che dura fino alla maggiore età. Pertanto il processo di integrazione risulta facilitato dalla durata dell’intervento e dalla possibilità di un percorso di istruzione scolastica in cui acquisire competenze specifiche per il mercato del lavoro italiano - precisa - I due Centri di accoglienza straordinaria hanno ospitato oltre 500 persone: tutti uomini adulti, non coinvolti in percorsi di integrazione. Non era più accettabile per la nostra amministrazione continuare ad assistere, impotenti, a scelte prese dalla Prefettura che, tuttavia avevano ricadute troppo significative sulla cittadinanza”.  

“A fine 2016, inoltre, siamo venuti a conoscenza della probabile apertura di almeno altri 2 Cas, che avrebbe portato le presenze ad un numero ancor più insostenibile per una città a vocazione turistica come Montesilvano. Ecco perché abbiamo ritenuto necessario invertire la rotta e l’unica direzione era quella della progettualità dello Sprar”, conclude il vicesindaco di Montesilvano. 



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