MO'BETTER BAND: MUSICISTI A SPASSO PER L'ITALIA
''GIRIAMO IL MONDO, MA CON L'ABRUZZO NEL CUORE''

Pubblicazione: 02 novembre 2014 alle ore 11:18

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L'AQUILA - La buona musica non è solo quella che si ascolta in radio. E nemmeno quella delle grandi orchestre dei teatri. Musica è innanzitutto divertimento, è allegria, emozione e condivisione.

Lo sanno bene i componenti della Mo’Better Band, il gruppo tutto abruzzese che, con l’obiettivo di fondere la versatilità della classica banda italiana con l’energia e l’ilarità del funky e del jazz, si esibisce ormai da quasi 12 anni in giro per le piazze e per le strade, riscuotendo successo e favore da parte di un pubblico sempre più entusiasta ed eterogeneo.

Originalità e tanta voglia di fare i tratti distintivi della street band fondata per passione dal sassofonista teramano, Fabrizio Leonetti che, nonostante tutte le problematiche legate a un'attività faticosa e poco retribuita, come può esserlo quella del musicista itinerante, non demorde e, anzi, continua incessantemente a divertire il pubblico italiano e non solo.

Diverse infatti, le esperienze in giro per lo stivale a cui si aggiungono, poi, anche alcune esibizioni d'oltralpe, prima tra tutte quella inglese del Britain’s Got Talent

I ragazzi della Mo'Better Band, però, non hanno mai dimenticato la loro terra d'origine e, anzi, continuano a portare alto il nome dell'Abruzzo un po' dappertutto.

“Siamo tutti abruzzesi e orgogliosi di esserlo - racconta infatti ad AbruzzoWeb lo stesso Leonetti - Nella nostra line up sono rappresentate tutte e quattro le province della nostra regione e, durante i nostri concerti, non manchiamo mai di ricordare chi siamo e da dove veniamo”.

Ciao Fabrizio, racconta un po’ della tua band. Come è nata?

La Mo’ Better Band nasce una sera del 4 luglio 2003, quando 16 giovani musicisti abruzzesi suonarono, in una Teramo affollatissima per il torneo internazionale di pallamano, la Coppa Interamnia, un loro arrangiamento di Mo’ Better Blues, il bellissimo brano del Brandford Marsalis Quartet, tratto dall’omonimo film di Spike Lee.

Chi sono i componenti della band? Siete tutti musicisti professionisti?

Negli anni, ovviamente, l’organico della band ha subìto lievi modiche. La line up attuale è la seguente: siamo io, Fabrizio Leonetti, al sax soprano, Luca Di Giammarco, al sax contralto, Luigi Di Marco e Riccardo Maggitti, al sax tenore, Italo D’Amato, al sax baritono, Alessandro Di Bonaventura, Massimiliano Santomo e Giulio Filippetti, alla tromba, Francesco Di Giulio e Antonio Petrelli, al trombone, Marco Di Giammarco, alla tuba, Andrea Giovannoli, al rullante, Michele Rapini, alla cassa e Roberto Di Giammarco, alle percussioni.

Quasi tutti abbiamo cominciato a studiare musica in giovanissima età. Molti dei Mo' Better hanno anche un diploma di conservatorio o hanno fatto molte esperienze di live al di fuori di questa esperienza, dal quartetto jazz alla big band. Soprattutto, molti di noi hanno alle loro spalle un’esperienza giovanile nella banda tradizionale, di quelle di cui l’Abruzzo è ancora oggi pieno, il che è stato determinante nella formazione e nell’evoluzione del gruppo: della banda abbiamo infatti sempre apprezzato il fatto che portasse la musica per le strade, in mezzo alla gente, ma non amavamo quel tipo di repertorio obsoleto e, dopo un po’, anche un po’ noioso da suonare e da ascoltare ed è proprio a partire da questo amore-odio che  ci siamo mossi.

Di cosa vi occupate quindi? Qual è la vostra musica?

Da quel primo arrangiamento di Mo’ Better Blues, il repertorio della band si è via via evoluto, passando per tutta una serie di brani e stili musicali diversi tra loro fino a trovare, finalmente, il proprio stile di riferimento nel funky americano degli anni Settanta. Man mano i brani originali, scritti dai membri stessi del gruppo, aumentano di anno in anno, fino al 2010 quando esce il primo album della Mo’ Better Band che, com’era ovvio che fosse, ha lo stesso nome della band. Nel corso degli anni, poi, la parte coreografica e quella musicale sono poi diventate un tutt’uno, dando vita allo show che da molti anni ormai i ragazzi portano in giro per l’Italia.

Quanto siete legati alla vostra terra, l’Abruzzo?

Siamo tutti abruzzesi e orgogliosi di esserlo. Nella nostra line up sono rappresentate tutte e 4 le province della nostra regione. Non manchiamo mai durante i nostri concerti in giro per l’Italia di ricordare da dove veniamo. L’essere tutti cresciuti in piccole città della provincia abruzzese ci ha aiutato negli anni a non esaltarci troppo quando ci sono capitate cose molto belle ma anche a non abbatterci nei momenti bui. E la prova che questa strategia ha funzionato è il fatto che, a distanza di 12 anni, siamo ancora qua a portare avanti il nostro progetto e la nostra musica, cocciuti e testardi come solo un vero abruzzese sa essere.

Vi occupate di qualcos'altro, oltre alla musica?

Quando abbiamo cominciato eravamo tutti poco più che ventenni e, anzi, qualcuno di noi non era ancora maggiorenne. Eravamo quasi tutti studenti e quindi avevamo tutti molto più tempo da dedicare alla band. Oggi alcuni di noi sono musicisti di mestiere, ma molti lavorano, qualcuno si è anche sposato, altri insegnano musica, e quindi, se da un lato è inevitabile che qualche data salti per l’impossibilità di essere tutti, dall’altro mi stupisco di come, nonostante i molti impegni, si riesca ancora a fare le prove con costanza, a scrivere nuovi brani e ad essere alla fine tutti presenti al 95 per cento delle date, anche a costo di prendersi appositamente le ferie dal lavoro.

Tra le tante esperienze, ne ricordi qualcuna in particolare?

In 12 anni di attività la Mo’ Better Band ha suonato in quasi tutte le regioni italiane, in quasi tutte le città più importanti dello stivale e in moltissimi festival, dal Ferrara Buskers Festival al Moncalieri Jazz Festival, passando poi pee eventi come l'Aosta Blues and Soul Festival, il Jazzit Festival, il Jazzup Festival e il Rome Street Band Festival solo per citarne alcuni.

Si è poi esibita all’interno di importanti manifestazioni come i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia a Roma o la cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo a Chieti. Non sono poi mancate esperienze all’estero come il festival Heizetara, in Spagna, o il Budafok Jazz & Wine Festival, in Ungheria. Infine anche a Canale 5, sul palco dell’Italia’s Got Talent e per la inglese Bbc, al Britain’s Got Talent.

L’ultima esperienza?

A Milano. Suonare la musica composta da noi, in Piazza del Duomo, attorniati da una folla sterminata di gente che salta e balla insieme a noi: questa è una di quelle cose a cui, se qualcuno me l'avesse predetto 12 anni fa quando facemmo quella prima timida apparizione a Teramo, suonando Mo’ Better Blues, non avrei mai creduto.

Che progetti avete per il futuro?

È in cantiere da tempo un secondo album. I nuovi brani ci sono, si tratta solo di trovare tempo e luogo dove registrarlo. Visto l’inaspettato successo del primo credo sia proprio ora di regalare a coloro che ci seguono un altro disco con la musica della Mo’ Better Band che, come dico sempre, è una musica da mettere in macchina soprattutto il lunedì mattina, quando si ricomincia la settimana lavorativa: aiuta ad affrontare meglio la giornata.



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