MOBILITAZIONE AL QUOTIDIANO IL CENTRO, VERTENZA GIORNALISTI CONTRO TAGLI

Pubblicazione: 12 gennaio 2017 alle ore 09:14

PESCARA - Scatta la rivolta in seno al quotidiano Il Centro, il più letto d’Abruzzo, da parte dei collaboratori, da sempre molto importanti nel successo del giornale: oltre 100 giornalisti, tra loro anche collaboratori storici con trenta anni di militanza, sono pronti a scendere in piazza, anche "con proteste eclatanti", tra cui lo sciopero.

La mobilitazione è scattata in seguito al mancato mantenimeno delle promesse della nuova proprietà che anzi ha adottato decisioni che peggiorano condizioni economiche già precarie. A ottobre il quotidiano è stata ceduto dal Gruppo l'Espresso a una cordata di imprenditori abruzzesi composta dal re delle cliniche private, Luigi Pierangeli, che è proprietario di Rete 8, dal costruttore aquilano Luigi Palmerini, dall'imprenditore nel settore della distribuzione Cristiano Artoni e dal manager aquilano Alberto Leonardis, quest'ultimo presidente operativo della nuova società costituita ad hoc Il Centro Spa.

La vertenza è sostenuta dagli organi professionali: l’Ordine dei giornalisti e il sindacato Assostampa che hanno assicurato un sostegno al 100% alla battaglia dei lavoratori per scongiurare la mazzata. Sono attese prese di posizione uffiiciali già dalla giornata di oggi.

Secondo quanto riferito da alcuni rappresentanti dei collaboratori un documento di rivendicazioni e richieste è stato inviato alla proprietà e al direttore, Primo Di Nicola, ai quali viene chiesto un incontro.

La vertenza arriva in un momento molto delicato visto che la nuova proprietà è entrata ad inizio novembre e visto che si è alla vigilia della votazione della fiducia al direttore da parte dell'assemblea dei trenta redattori che ha criticato il trattamento riservato a giornalisti precari.

Stando ai collaboratori, nelle prime riunioni l’azienda aveva parlato di strategie di rilancio e potenziamento del parco dei collaboratori, ma le decisioni annunciate in questo avvio di 2017 hanno fatto sconvolto i lavoratori.

Stando a quanto denunciato dagli stessi protagonisti della vicenda, come misure draconiane non sono stati  rinnovati i contratti con compensi fissi mensili, conquistati magari dopo anni e anni di "gavetta", mentre è stato annunciato il ripristino dell’equo compenso di 5 euro lordi ad articolo, bocciato dal Tar e ritenuto parzialmente non adatto per il lavoro giornalistico dal Consiglio di Stato (vista l'associazione 5euro nata ad hoc).

"Una serie di proposte vennero fatte dall'azienda nella direzione di garantire ai collaboratori una situazione economicamente più solida rispetto all'esistente, già molto precario e ridotto al minimo sindacale - si legge nella nota - dopo un mese di silenzio abbiamo ricevuto un contratto che non contiene nulla di queste promesse, ma va a tagliare pesantemente i compensi, promuovendo un passo indietro rispetto ai diritti, già ridottissimi, dei collaboratori. La Società ha inoltre deciso di togliere senza nemmeno affrontare una riflessione in merito con i diretti interessati i compensi fissi, anche a quei giornalisti che collaborano da oltre 30 anni e che costituivano comunque una piccola conquista alla quale, casomai, ambire tutti".

II malcontento viene espresso chiaramente nel documento di vertenza, che ricorda come i nuovi proprietari avessero fornito "garanzie sull'adeguamento dei contratti e dei compensi che a loro dire, erano mortificanti e inadeguati".

"Eliminati i fissi, tagliati di netto i compensi, si decide di tornare indietro di cent'anni riproponendo il pagamento a pezzo. E con quali importi? L'importo ridicolo, offensivo per la dignità personale e lesivo della professionalità giornalistica (nonché della libertà d'informazione, perché c'è da capire quanto libero possa essere un giornalista pagato una miseria e quanto libero e democratico possa essere un giornale che si avvale di collaboratori letteralmente sfruttati) di 5 euro lordi", prosegue la denuncia.

L’assemblea dei redattori, cioè i lavoratori assunti, al momento non toccati dalla vicenda, ha espresso preoccupazione per l’evoluzione della situazione e perplessità nei confronti del piano di tagli, ritenuto non condivisibile.

Quanto al comitato di redazione, si è fatto portavoce di preoccupazione e ha definito il piano "inaccettabile dal punto di vista operativo e morale".

"Noi collaboratori firmeremo (chi lo riterrà opportuno chiaramente) il contratto ricevuto; fermo restando che, se le richieste avanzate in questa sede non avranno risposta, saranno attuate forme di protesta anche eclatanti con l'obiettivo di raggiungere una risonanza nazionale", conclude il documento di protesta. (alb.or. - b.s.)



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