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MONTESILVANO: ''NON MANDARE A PUTTANE LA TUA VITA'', INSORGE L'ARCIGAY

Pubblicazione: 12 marzo 2019 alle ore 18:06

MONTESILVANO - "'Non mandare a puttane la tua vita, salute, famiglia e dignità'. Questo è lo slogan del convegno per combattere la prostituzione organizzato orgogliosamente ieri 10 marzo 2019 dal comune di Montesilvano. Ma cosa si nasconde dietro quella frase? Un mondo di misoginia e di insulti sessisti così ampiamente interiorizzati nella morale comune da far passare in sordina il dirompente effetto maschilista e sessista racchiuso in quelle parole. Parole che minano proprio la dignità che si erano prefissati di preservare". 

Così, in una nota, l'Arcigay interviene in merito all'iniziativa intrapresa dal Comune di Montesilvano. Immediata la replica del sindaco Francesco Maragno: "Se c'è qualcuno che ha idee migliori, ce le venga a proporre, ma soprattutto se ci sono altre persone, altre organizzazioni, altre associazioni che hanno intenzione di combattere, seriamente, questa piaga sociale che - quella sì - è un insulto e una violenza sulla pelle di tante giovani italiane e straniere, siamo pronti a vederli all'opera". 

 

"A soli due giorni dalle decine di manifestazioni del movimento NonUnaDiMeno che sono state organizzate in moltissime città 'taliane (compresa Pescara) - si legge nella nota - in occasione dell’8 marzo che hanno visto scendere in piazza migliaia di Donne e Uomini in difesa dei diritti delle Donne e contro ogni forma di discriminazione di genere, il comune di Montesilvano ci fa tornare indietro di 50 anni". 

"Un viaggio violento che riporta l’opinione pubblica faccia a faccia con quanto siano interiorizzati certi insulti sessisti e misogini tanto da poter essere scritti e affissi su delle comunicazioni ufficiali di una pubblica amministrazione, vanificando il condivisibile scopo del convegno, ovvero dare una testimonianza e sensibilizzare sulle donne vittima della tratta e dello sfruttamento della prostituzione. Ma per ottenere questo scopo si sono insultate in primis tutte le sex workers che liberamente e consapevolmente decidono di intraprendere questo lavoro nella più totale autodeterminazione e poi tutte le donne. Molto più avanti di noi erano i latini che utilizzavano la parola “scortum” di genere neutro per indicare le persone che si prostituivano, a prescindere dal loro sesso".

"La parola 'puttana' sottrae libertà alle donne - prosegue la nota -, è un insulto vigliacco perché non prevede la possibilità di risposta, è l’insulto principale che le donne si sentono dire quando subiscono violenza o quando l’intento dell’offesa è quello di annichilire ed annullare la vittima".  

"Come Arcigay ci auguriamo che il comune di Montesilvano rettifichi lo slogan del convegno, si scusi pubblicamente con tutte le donne e magari organizzi un convegno contro le discriminazioni e disparità di genere, dove si possa spiegare alla popolazione perché dovremmo cambiare radicalmente il nostro modo di parlare per eliminare le disparità di genere. Come associazione ci rendiamo disponibili nel collaborare nell'organizzazione di tale incontro", conclude l'Arigay. 

Ma in una nota, il sindaco Maragno replica alle accuse, precisando che: "Noi stiamo cercando di combattere la piaga della prostituzione con i pochi mezzi a nostra disposizione, visto che il fenomeno non è disciplinato in Italia e non è illegale. Abbiamo organizzato un convegno di studi dal titolo 'Contro la tratta delle donne', sabato scorso, a cui sono intervenuti, oltre a rappresentanti delle forze dell'ordine, i componenti di una associazione, come la comunità Papa Giovanni XXIII, che stanno ogni notte sulla strada, al fianco delle ragazze obbligate a prostituirsi, per cercare di strapparle da quel turpe mercato. E nella sola Montesilvano ben 11 di loro hanno scelto, stavolta sì, autonomamente e con non pochi rischi per la propria vita e per quella dei loro familiari, di lasciare il 'mestiere'".

"Oggi ci indigniamo per delle parole e dei modi di dire entrati nella lingua italiana da tempo - ha sottolineato - e non ci scandalizziamo per gli spettacoli indecorosi che accadono nelle strade delle nostre città. E soprattutto, c'è qualcuno che parla di sex-workers e di autodeterminazione, sapendo bene che, invece, le ragazze sono stuprate, violentate e sottomesse come schiave alle organizzazioni criminali". 



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