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CRISTINA SANTELLA DELLA SEGRETERIA FILLEA CGIL COMMENTA INDAGINE SU INFORTUNI: '''INVISIBILI' NON PRESENTI IN CLASSIFICA, SERVONO PIU' CONTROLLI''

MORTI BIANCHE: IN ABRUZZO 8 VITTIME IN 4 MESI, ''SENZA DURC CONGRUITA' DATI FALSATI''

Pubblicazione: 09 giugno 2019 alle ore 07:30

L’AQUILA - “La flessione della mortalità sul lavoro in Italia si è chiusa con i primi due mesi dell’anno. La stabilità, invece, con il terzo mese. Con aprile, purtroppo, le speranze di un miglioramento dell’emergenza ‘morti bianche’ sono state spazzate via dall’incremento della mortalità del 7,4% in occasione di lavoro”.

Comincia così Mauro Rossato, presidente dell’osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega, l’esplorazione dell’ultima indagine sugli infortuni mortali sul lavoro condotta ed elaborata dal suo team di ingegneri esperti, sulla base di dati Inail.

In Abruzzo le morti bianche dall’inizio del 2019 sono 8.

Secondo Cristina Santella, componente della segreteria della Fillea Cgil della provincia dell’Aquila, il più grande sindacato dei lavoratori Edili, "i dati purtoppo possono risultare falsati a causa del mondo sommerso, del lavoro nero e grigio, dei tanti lavoratori inquadrati come metalmeccanici o come addetti ai servizi, invece che come edili e che quindi non compaiono nelle classifiche".

Il sindacato, proprio per una maggiore sicurezza nei cantieri e per la tutela dei lavoratori del comparto dell'edilizia, da anni ormai si batte per il ripristino del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) congruità.

Nel capoluogo abruzzese le imprese impegnate nella Ricostruzione hanno avuto l’obbligo di presentare il Durc congruità, fino al 31 dicembre 2016, successivamente con una legge nazionale è stato varato il Durc on line (Dol), ma la Fillea Cgil è tornata a chiedere la reintroduzione dell’obbligatorietà del documento, come “strumento fondamentale per la lotta al lavoro nero, grigio, fenomeni che nel cantiere più grande d’Europa sono molto preoccupanti”.

Infatti, stando agli ultimi dati emersi durante il convegno “Il lavoro edile nei cantieri dei crateri sismici e nella regione. Esigenza di legalità e proposte di legge per un settore trasparente e sicuro”, che si è svolto lo scrso 30 maggio all’Aquila, alla fine del 2009 le imprese iscritte tra Cassa e Scuola edile della provincia dell’Aquila erano 1.424, nel 2018 sono scese a 1.166, con un saldo passivo pari a 258, i lavoratori del settore dell’edilizia iscritti sono passati da 8.703 del 2009 a 8.351 dello scorso anno, 352 in meno.

"Questo non vuol dire che siano diminuiti gli operai, ma che sono aumentati il lavoro nero e grigio e gli 'escamotage' contrattuali. - sottolinea Santella - Inoltre è molto importante che vengano aumentati i controlli nei cantieri e che spesso non vengono effettuati in maniera approfondita".

La sicurezza, ricorda infine la componente della segreteria della Fillea Cgil, "deve essere fondamentale, non dimentichiamo che basta un ponteggio montato male per mettere in pericolo non solo la nostra vita, ma anche quella dei colleghi. Le norme sulla sicurezza vanno rispettate da tutti e bisogna controllare che questo venga fatto sempre", conclude.

 

Tornando ai dati emerdi dallo Studio, Rossato prosegue, dicendo che “è davvero triste dover constatare come anche quest’anno il nostro Paese non sia in grado di rimarginare in alcun modo questa piaga sociale. Anzi, ogni anno la situazione sembra peggiorare”.

Parole dure quelle Rossato, che giungono da un’esperienza lunga un quarto di secolo nella formazione per la sicurezza dei lavoratori e da un decennio di attività quotidiana sul fronte del monitoraggio degli infortuni mortali sul lavoro.

Le cose, insomma, non accennano a cambiare nemmeno nel 2019, neppure la maglia nera della graduatoria nazionale delle vittime rilevate in occasione di lavoro.

Infatti, è come sempre la Lombardia ad indossarla con 35 decessi, seguita dal Lazio (23), dalla Campania (19), dalla Sicilia (17), dal Piemonte (16) e dal Veneto ed Emilia Romagna (15). 

La scoraggiante graduatoria continua con la Toscana (13), la Puglia (9), l’Abruzzo (8), il Trentino Alto Adige (7), l’Umbria (5), la Basilicata, la Liguria e le Marche (4), il Molise e la Sardegna (3), il Friuli Venezia Giulia e la Calabria (2).

Quando si tratta, invece, di incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, al primo posto si trova il Molise con un indice pari a 28,6 (più del triplo della media nazionale), seguito dalla Basilicata, dall’Abruzzo e dall’Umbria.

Le province più colpite dagli infortuni mortali in occasione di lavoro sono Roma (16), Milano (12), Palermo (7), Napoli e Verona (6), Avellino, Bolzano, Brescia, Cuneo, Firenze, Mantova, Torino e Vicenza (5), Caserta, Foggia, Monza e Brianza e Perugia (4).

Oltre la metà delle vittime aveva un’età compresa tra i 45 e i 64 anni. Le donne che hanno perso la vita nel primo quadrimestre del 2019 sono 26 (4 in occasione di lavoro e 22 in itinere).

Ad emergere anche nel primo quadrimestre 2019, è il dato sulle vittime straniere. Ebbene, come nel primo trimestre, anche nei primi quattro mesi del 2019 il risultato appare piuttosto drammatico. Sono, infatti, 40 gli stranieri che hanno perso la vita nel nostro Paese in occasione di lavoro e 16 in itinere.

A contare più vittime straniere è il Centro Italia con 12 infortuni mortali in occasione di lavoro su un totale di 40.

I settori più colpiti sono quelli delle attività manifatturiere e delle costruzioni con 30 decessi ciascuno in occasione di lavoro. Seguono: trasporto e magazzinaggio (20) e commercio all’ingrosso e al dettaglio (11).

Il giorno in cui si è verificato il maggior numero di incidenti mortali in occasione di lavoro nel primo quadrimestre 2019 è il lunedì.

Intanto, ad aumentare nel nostro Paese sono anche gli infortuni non mortali: dal primo quadrimestre 2018 al 2019 sono passati da 205.826 a 210.720. A Nordest il dato peggiore con 66.251 infortuni, seguito dal Nord Ovest (63.581).

Prima per numero di infortuni la Lombardia (40.099), seguita da Emilia Romagna (27.642) e Veneto (25.229).



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