• Abruzzoweb sponsor
Messaggio elettorale a pagamento

LO DICE STUDIO DELL'ENEA; DE CRISTOFARO (CETRI-TIRES), ''SERVE PIANO NAZIONALE''

MUTAMENTI CLIMA: SPIAGGE MARTINSICURO, PESCARA E FOSSACESIA RISCHIANO DI SPARIRE

Pubblicazione: 05 dicembre 2018 alle ore 06:30

di

PESCARA - Una cartina dell'Italia in cui spiccano una ventina di palline blu e viola, in corrispondenza di città costiere, tra cui, Martinsicuro, Pescara e Fossacesia in Abruzzo. E non per evidenziare rinomate località balneari, ma i tratti di costa a maggior rischio di inondazione, nei prossimi decenni, a causa dell'inesorabile innalzamento del livello del mare, provocato dai mutamenti climatici.

A mostrare ad Abruzzoweb questa cartina, elaborata dall'Enea, è l'ingegnere Giovanni De Cristofaro, responsabile regionale di Cetri-Tires, il centro europeo fondato da Jeremy Rifkin celebre economista, sociologo e ambientalista americano, che da anni lancia l'allarme sugli effetti devastanti dei mutamenti climatici.

In una regione, l'Abruzzo, dove le spiagge conquistano la ribalta politica soprattutto per la vicenda della direttiva europea Bolkestein, che vorrebbe assegnarle con bandi europei, De Cristofaro invita piuttosto a riflettere che i problemi sono invece ben altri: tra qualche decennio molte di quelle spiagge rischiano di sparire del tutto.

Da qui l'appello a prenderne intanto consapevolezza, e senza minimizzare. Come ad esempio è tornato a fare il presidente degli stati Uniti Donald Trump, che ha twittato un laconico e sprezzante "non ci credo", a commento del rapporto diffuso dalla sua stessa Amministrazione, nel quale si afferma che i cambiamenti climatici rappresentano una grave minaccia alla salute e alla sicurezza finanziaria degli americani, così come alle infrastrutture e alle risorse naturali del Paese.

"Ricerche svolte da schiere di studiosi - spiega invece De Cristofaro - confermano una conclusione sconfortante: il cambiamento climatico è diverso dai problemi ambientali che abbiamo avuto finora, e non è possibile 'aggiustarlo' come abbiamo cominciato a fare con lo smog o il buco dell’ozono, attraverso leggi e trattati circoscritti o piccole modifiche tecnologiche; è un fenomeno troppo vasto in termini di spazio, tempo e complessità. Inoltre, le emissioni che lo causano sono conseguenza fin troppo diretta della sovrappopolazione del pianeta, abitato da circa 7,5 miliardi di persone, che tra qualche decennio diventeranno 10 miliardi".

Effetti che si vedranno prima o poi anche sulle coste italiane , comprese quelle abruzzesi: il livello del Mediterraneo sta continuando a salire per effetto dello scioglimento dei ghiacci e per il fatto che il nostro mare è più basso di 20 centimetri rispetto all’Oceano Atlantico e di 50 rispetto al Mar Nero. Dagli stretti di Gibilterra e dei Dardanelli c’è un continuo travaso di acqua verso il Mediterraneo: entro il 2100 le acque del mare copriranno 5.500 chilometri quadrati di pianura costiera italiana. 

A dirlo è infatti uno studio di luglio 2018 dell’Enea. Le nuove aree costiere italiane a rischio inondazione comprendono, in Abruzzo, le zone di Pescara, Martinsicuro (Teramo e la foce del Tronto), Fossacesia (Chieti). E ancora Lesina (Foggia), Granelli (Siracusa), Valledoria (Sassari) e Marina di Campo sull’Isola d’Elba. Che si aggiungono a quelle già individuate nell’area dell’alto Adriatico compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna, nel golfo di Taranto, nelle piane di Oristano e Cagliari, in Toscana (Versilia), nel Lazio (Fiumicino, Fondi e altre zone dell’Agro pontino), in Campania (piane del Sele e del Volturno) e in Sicilia (aree costiere di Catania e delle isole Eolie).

"Gli effetti dell’innalzamento del mare - precisa De Cristofaro - non si limiteranno solo all’inondazione di determinate aree costiere, ma contribuiranno anche ad accentuare i processi erosivi in corso e ne potranno provocare di nuovi, contribuendo in questa maniera all’arretramento della linea di costa, e alla perdita di aree usate per la balneazione. Sommandosi ai fenomeni di innalzamento del mare, gli eventi estremi determineranno la modifica della relazione tra livello del mare e livello topografico delle coste, con conseguenti allagamenti sia da parte del mare, sia da parte delle foci dei fiumi per una maggiore difficoltà di scaricare l’acqua dei fiumi in mare. Tutta la costa abruzzese è coinvolta in questa negativa panoramica". 

E gli effetti di questa drammatica ed epocale non si limita alle sole aree costiere.

"Gli episodi di maltempo verificatosi tra il 27 e il 30 ottobre scorso l'ultimo in ordine di data, classificabile come eccezionale con riferimento alla climatologia dei decenni passati, - spiega De Cristofaro - è stato quasi certamente influenzato dai cambiamenti climatici in corso. L'Italia intera è stata suggellata da un'ondata anomala di mal tempo provocando morti, allagamenti e problemi dal nord al sud della penisola. Solo negli ultimi anni si annoverano i seguenti numeri: oltre 200 Comuni italiani colpiti, 350 fenomeni meteorologici estremi, 130 danni a infrastrutture da piogge intense, circa 190 vittime. Tutte le città sono ormai in continua sfida con il clima colpite sempre di più da alluvioni, piogge estreme, violente nevicate, lunghi periodi di siccità e ondate di calore. Il clima sta cambiando, aumentano i fenomeni meteorologici estremi e a soffrirne di più sono soprattutto le città costiere". 

Rischi messi nero su bianco dal rapporto Ipcc sul clima pochi mesi fa, commissionato dagli stessi governi che occupano il pianeta (circa 200) in occasione della Conferenza mondiale sul clima di Parigi (COP 21), il documento si pone l'obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale "ben al di sotto dei 2° centigradi, sollecitando gli sforzi per centrare l’obiettivo di 1,5°. Secondo gli esperti climatici la differenza fra due gradi e un grado e mezzo non è così sottile e la relazione speciale dell’Ipcc ne dà conferma: permettere alle temperature di aumentare di 2° avrà conseguenze devastanti sul pianeta, tra cui l’innalzamento del livello del mare, la diffusione di deserti, la perdita di habitat e specie naturali, la diminuzione delle calotte polari e l’incremento di eventi meteo estremi.

"La firma dell’Agenda 2030 - spiega a tal proposito De Cristofaro - , da poco compiuto tre anni, ha stimolato un apprezzabile attivismo nella società e nelle imprese per trovare soluzioni innovative, ridurre l’impronta ecologica delle attività umane, sviluppare nuove forme di cooperazione, migliorare la qualità della vita delle persone, dare un futuro migliore alle nuove generazioni.

Però nonostante ciò, sia in Italia che nel resto Europa, siamo ancora lontanissimi dal raggiungere gli obiettivi, dove i ritardi della politica sono particolarmente pronunciati. La distanza rispetto ai 17 ambiziosi Obiettivi di sviluppo sostenibile e ai 169 Target che li rendono estremamente concreti per la vita della popolazione, ma anche i passi compiuti negli ultimi tempi in termini di interventi legislativi e amministrativi, sono ancora molto distanti dalle azioni concrete, da vere e proprie scelte strategiche".

Guardando ai dati disponibili e alle azioni concrete assunte negli ultimi tre anni, comincia infatti a diventare evidente che difficilmente il mondo, l’Europa e l’Italia rispetteranno gli impegni presi solennemente il 25 settembre del 2015, con la firma dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Inevitabile, ma senza troppe illusioni è la domanda "cosa si può fare arrivati a questo punto?"

"Innanzitutto, occorrerebbe un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici che preveda stanziamenti di adeguati e risorse per la sua attuazione, individuando nelle città e nelle autorità locali gli attori principali. Poi Economia circolare, energie rinnovabili, mobilità sostenibile, una nuova legge urbanistica nazionale che abbia come linee guida il minor consumo di suolo, il riuso, la rigenerazione urbana, la riduzione della mobilità privata e che ponga tra i suoi principi l’adattamento ai cambiamenti climatici.  Andrebbero destinate risorse per finanziare progetti e strategie che consentano alle città di avviare e gestire in modo corretto il processo di transizione verso il modello della città smart.  È fondamentale superare l’attuale modello di singole sperimentazioni, slegate le une dalle altre, per passare a una strategia nazionale che indichi uno o più modelli da adattare alle singole città a seconda delle dimensioni, ubicazione geografica".

Un ruolo centrale, aggiunge De Cristofaro, è da attribuire alle amministrazioni locali. 

"C'è un urgente bisogno di una strategia per lo sviluppo sostenibile che coinvolge le  le autorità locali e i portatori di interessi, metta in atto un processo di concertazione e condivisione perché le decisioni - spiega l'esperto - e le linee guida siano parte di una strategia complessiva. L'Italia ha 8057 comuni. Di questi circa 500 superano i 15.000 abitanti, mentre sono solo 141 ad avere almeno 50.000 abitanti. I circa 7.400 piccoli comuni non hanno risorse e competenze proprie per affrontare un tema complesso come quello dei cambiamenti climatici: per questi è essenziale un coordinamento di rete, supportato dal governo centrale e dalle regioni". 

"Le città necessitano di un cambiamento culturale nella gestione della 'vita delle città': gestione dei sistemi urbani e strutture fisiche richiedono un approccio nuovo che tenga conto della vulnerabilità del territorio che minaccia sempre più gli insediamenti e le persone, determinato dal cambiamento climatico che modifica il microclima urbano. La crisi economica degli ultimi anni rende però estremamente difficile perseguire obiettivi concreti di adattamento, che richiedono investimenti strategici e programmazione economica. I meccanismi economici come il “patto di stabilità” impediscono gli investimenti, con i Comuni che riescono a malapena a far quadrare i bilanci con le sole spese correnti".



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2018 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui