NECROPOLI ONNA: SCOPERTA MUMMIA DI UN UOMO AFFETTO DA RARA MALATTIA Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

NECROPOLI ONNA: SCOPERTA MUMMIA DI UN UOMO AFFETTO DA RARA MALATTIA

Pubblicazione: 08 settembre 2017 alle ore 16:02

L'AQUILA - Una mummia affetta da una patologia ossea molto rara e fortemente invalidante. Questa la "chicca" spuntata da una delle 46 tombe della necropoli di Onna (L’Aquila), il sito archeologico portato alla luce di recente durante gli scavi per la realizzazione dei nuovi sottopassaggi ferroviari.

Sul reperto, appartenente un individuo maschile adulto, sepolto nella tomba numero 45, sono già al lavoro degli esperti del neonato Museo delle Civiltà di Roma, diretto da Filippo Maria Gambari.

Secondo quanto scoperto, per via del suo male l’uomo era impossibilitato a prendere parte alle attività produttive dell’antica comunità di Onna, ma è stato comunque accudito e mantenuto in vita dagli abitanti. 

Nel corso della presentazione pubblica degli esiti degli scavi diretti dalla Soprintendenza per l’archeologia, belle arti e paesaggio della città dell’Aquila, nei giorni scorsi, è stato evidenziato come le indagini archeologiche condotte nel 2016 nell’ambito dei lavori per la riqualificazione della stazione ferroviaria si siano rivelate una formidabile occasione per aprire una finestra sul passato.

I segreti della necropoli di Onna, nel più ampio quadro delle attività di tutela archeologica nell'area del capoluogo e del cratere sismico, sono stati raccontati nel corso dell’incontro promosso dall'Associazione Onna onlus e dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per L'Aquila e cratere, a Casa Onna alla presenza della soprintendente Alessandra Vittorini e degli archeologi che hanno diretto ed eseguito lo scavo: Rosanna Tuteri, funzionaria archeologa della Soprintendenza, Gabriella Cercone e Dario Mangolini, in un confronto moderato dalla giornalista Michela Corridore.

Le numerose tombe rinvenute, ricche di corredi, sono pertinenti ad una necropoli vestina solo parzialmente indagata, databile fra VIII e II sec. a.C.

Onna continua dunque il suo percorso di rinascita attraverso la riscoperta e la valorizzazione della sua storia più antica: il forte senso di appartenenza della comunità al proprio territorio si manifesta sempre più nella volontà di riscoprire le proprie radici.

L’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza dell’Aquila attraverso il costante monitoraggio territoriale e attraverso l’applicazione delle norme riguardanti l’archeologia preventiva, costituisce una risposta concreta non solo agli obblighi di tutela ma anche alle attese della popolazione.

L'archeologia preventiva può, e deve essere, alleata della ricostruzione: per salvaguardare le radici di un territorio ricostruendone la storia, con l’obiettivo di conoscere e rispettare l’identità dei luoghi attraverso la valorizzazione del passato, in sinergia con le azioni di recupero economico e sociale. 

Anche per questo la Soprintendenza ha cercato di ampliare il campo di interesse ed indagine sul tema, coinvolgendo, oltre al neonato Muciv, gli istituti Mibact più autorevoli e più direttamente impegnati nel settore.

Ha già assicurato piena disponibilità nel programma di studio anche l'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, Iscr, diretto da Gisella Capponi, con il quale si stanno definendo gli accordi per le attività connesse al restauro dei reperti e al micro-scavo dei sedimenti conservati all’interno dei vasi funerari, con l’obiettivo di raccogliere informazioni circa eventuali offerte di cibo.

Con il Museo delle Civiltà la Soprintendenza ha già stipulato un importante accordo di collaborazione scientifica per lo studio dei numerosi resti ossei recuperati, non solo a Onna ma anche in altri contesti della zona aquilana. 

Alla stipula è seguita la tempestiva consegna, nel luglio scorso, di tutti i materiali rinvenuti, per l'immediato avvio degli studi. Si tratta di 110 cassette contenenti resti scheletrici umani provenienti da diversi siti del territorio aquilano (Onna e Amiternum) e dalla stessa città dell’Aquila (via della Polveriera e area adiacente la Chiesa di Santa Giusta) che ricoprono un arco cronologico amplissimo, dalla Protostoria al tardo Medioevo. 

"Si tratta di collaborazioni di alto livello scientifico che proiettano a livello nazionale la realtà del territorio del cratere sismico aquilano e le sue testimonianze più antiche, aprendo la strada, allo stesso tempo, ad un approccio interdisciplinare. - afferma la soprintendente Alessandra Vittorini - L’Aquila e il Cratere possono costituire in tal senso un laboratorio e un esempio per gli altri territori colpiti da eventi sismici e attualmente impegnati in percorsi di ripresa e rinascita".

Gli specialisti antropologi del Museo delle Civiltà, coordinati da Luca Bondioli e Alessandra Sperduti, hanno già avviato i loro studi che si baseranno sull’integrazione dei dati archeologici con quelli biologici, offrendo una migliore comprensione delle caratteristiche e delle condizioni di vita delle antiche comunità.

Il servizio di bioarcheologia del Museo curerà lo studio antropologico dei resti scheletrici. In particolare verranno effettuate analisi volte alla ricostruzione degli aspetti legati alle ritualità funerarie, la paleodemografia, lo stato di salute, la nutrizione e la mobilità. Accanto ai tradizionali metodi di studio dei reperti ossei e dentari, saranno applicate tecniche di micro-scavo per il recupero degli scheletri infantili sepolti in coppi, affiancate da radiografie, Tac, analisi fisico-chimiche e paleogenetiche.



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