NEGOZI CHIUSI DI DOMENICA, ''PROPOSTA CONFUSA, NON AIUTA OCCUPAZIONE''

Pubblicazione: 14 settembre 2018 alle ore 11:31

CHIETI - "Il Ministro dello Sviluppo Economico tra uno slogan elettorale ed una diretta Facebook lancia la proposta della chiusura domenicale degli esercizi commerciali entro la fine del 2018. Così, secondo il governo, si combattono le liberalizzazioni volute in precedenza dal governo Monti nel suo decreto Salva Italia e si garantisce al lavoratore il riposo e la possibilità di condividere con i cari la domenica. A dirla tutta le cose non andranno così per tutti: leggendo meglio la proposta le chiusure non saranno totali ma solo del 75 per cento. Si dovrà garantire la continuità dei servizi, dunque non troveremo tutto chiuso ma ci sarà sempre qualche negozio aperto con dei lavoratori impiegati nel giorno festivo che dovranno lavorare il doppio a seguito della riduzione del personale che seguirà il decreto".

Interviene così Emanuele D’Ancona, segretario abruzzese del Fronte della Gioventù Comunista, sulla questione delle chiusure domenicali dei negozi. 

"Nel frattempo - scrive l'esponente comunista - è intervenuto anche il ministro leghista Centinaio chiedendo chiarimenti. Repentina la rassicurazione di Di Maio: la proposta non toccherà le città turistiche italiane. Dunque il lavoratore nato od impiegato per “sbaglio” a Firenze, Napoli, Roma, Torino, Lecce, Venezia, eccetera, non troverà nessun cambiamento nella sua routine anzi verrà messo ulteriormente sotto pressione per quei consumatori che si sposteranno dai centri limitrofi in cerca di shopping e consumo domenicale nelle suddette città".

"Inoltre - prosegue D'Ancona - non viene poi considerato il grande favore che viene fatto all’e-commerce al quale, secondo Codacons, verranno dirottati introiti fino a 2,7 miliardi in un anno. Non è difficile immaginare le conseguenze per i già vessati lavoratori del settore logistica e distribuzione costretti così ad evadere numeri maggiori di ordini senza beneficiare dei guadagni che sicuramente arricchiranno solo l’azienda on-line di turno. Il Fronte della Gioventù Comunista e il Partito Comunista d’Abruzzo sebbene riconoscano nella proposta del Ministro Di Maio l’occasione di sollevare il tema dei diritti dei lavoratori non ritengono la misura efficace e concreta".

Secondo il segretario regionale del Fronte della Gioventù Comunista, poi, "La grande distribuzione e i grandi monopoli del commercio fisico ed on-line hanno sempre giocato sporco e continueranno a farlo facendo leva sul ricatto dei lavoratori aggirando questo debole provvedimento. Noi comunisti siamo dalla parte di tutti i lavoratori, grazie al progresso tecnologico ed una sempre maggiore automazione dei processi di produzione ci viene data ora la possibilità di lavorare tutti, lavorare meno e lavorare meglio".

"Chiediamo una legge che preveda l’abbassamento dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali, salario minimo intercategoriale, tetto massimo agli straordinari. Si avrebbe come conseguenza una maggiore turnazione del lavoro e una distribuzione del tempo libero nella settimana a favore dei lavoratori di tutte le categorie. Avere più tempo libero durante la settimana vuol dire avere più tempo per i propri cari, i propri bisogni e la possibilità di dedicarsi maggiormente alla crescita personale", afferma ancora D'Ancona.  

Anche perché "ridurre l’orario di lavoro costringerebbe la grande industria e distribuzione ad assumere più personale riducendo la disoccupazione. A causa della concorrenza sfrenata le nuove assunzioni non graverebbero in alcun modo sui prezzi dei beni ma solo sui profitti delle grandi imprese, dando fiato a tanti piccoli e medi imprenditori soffocati da una concorrenza sleale e feroce".

"In ultima analisi i lavoratori non ignorino le motivazioni di questi annunci del governo. Nel pieno del calo consensi a favore dell’alleato Lega, il Movimento 5 Stelle ricorre a comunicati e slogan sensazionalistici per distrarre da ciò che potrebbero fare nel concreto per migliorare davvero la condizione dei lavoratori, con molta probabilità nemmeno questo annuncio si concretizzerà nei fatti dimostrando come l’attuale governo sia in linea col precedente sulle grandi questioni del Paese. Cambiano gli slogan ed i tweet, non cambia la politica", conclude. 



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