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NESSUNA AGGRESSIONE RAZZISTA: SENEGALESE CONFESSA, SI E' ACCOLTELLATO DA SOLO

Pubblicazione: 14 febbraio 2020 alle ore 12:10

SULMONA - Nessuna aggressione a sfondo razziale, ha fatto tutto da solo Sadio Camara, il 28enne senegalese che lo scorso luglio aveva detto di essere stato aggredito lungo la strada di campagna da due italiani che l’avevano prima malmenato e quindi accoltellato con un colpo sferrato alla gola mentre tornava nel centro di accoglienza di Pettorano sul Gizio.

A confessarlo, come spiegato nei giorni scorsi dal Centro, lo stesso Camara alla squadra anticrimine del commissariato.

Nessuna aggressione, nessun odio razziale, come invece aveva fatto credere l’attivista dell’associazione Ubuntu, nata a Sulmona a tutela dei diritti dei migranti.

La svolta è arrivata dopo settimane di accertamenti è un racconto che non convinceva e così, messo alle strette, il senegalese ha rivelato tutta un’altra storia giustificandola con un momento di sconforto.

Il fascicolo in cui emerge questa nuova verità è stato consegnato dall’ispettore capo Daniele L’Erario al sostituto procuratore Stefano Iafolla che insieme al procuratore Giuseppe Bellelli dovrà ora decidere se adottare provvedimenti nei confronti di Camara.

In una nota, ooggi, il Meet Up Amici di Beppe Grillo Sulmona esprime "massima vicinanza come la esprimemmo nei giorni in cui avvenne il fatto, perché ci eravamo subito resi conto, andando direttamente nei luoghi dove era stato accolto Sadio, delle condizioni reali in cui viveva, segnale di un possibile disagio umano".

"Fu, purtroppo, un gesto di sconforto quello di Sadio, per sua stessa ammissione, come si evince dalle indagini risoltesi in queste ore. Una coltellata con la quale quasi si tolse la vita. Dunque il movente razziale non solo era falso, ma era stato strumentalizzato, con atteggiamento assolutamente deprecabile, da alcuni esponenti politici, per fini che nulla hanno a che vedere con la vera comprensione della realtà sociale vissuta da Sadio e da chi, come lui, è costretto ad affrontare ostacoli spesso insormontabili".

"Vogliamo essere vicini a Sadio come fratelli e non soltanto come un paese che ospita uno straniero, abbandonandolo a sé stesso e gli saremo vicini cercando di capire come aiutarlo davvero, con l’ascolto, condividendo le sue sofferenze e facendole un po’ nostre, perché è questo l’unico modo di crescere e migliorare. Scambio e condivisione, per fargli sentire che anche un paese lontano può diventare la sua casa".

 



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