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NON SOLO BUSSI: MILLE I SITI INQUINATI,
RITARDO NELLA BONIFICA. LA MAPPA

Pubblicazione: 14 ottobre 2015 alle ore 08:04

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L'AQUILA - Non c'è solo Bussi, sicuramente il caso più eclatante di inquinamento ambientale essendo stata indicata tra le discariche più grandi d'Europa, nella mappatura dei siti da bonificare della regione Abruzzo.

Più di mille quelli potenzialmente contaminati, che comportano per la Regione verde dei Parchi due procedure di infrazioni pendenti davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea e milioni di euro di sanzioni che lo Stato italiano è costretto a pagare.

A fare la mappatura dei siti a rischio è stato il Movimento 5 stelle, che ha presentato una risoluzione in Consiglio regionale che impegna il presidente, Luciano D'Alfonso, ad adottare il Piano regionale per le bonifiche, sul quale l'Abruzzo ha un ritardo di 2 anni.

Uno screening sulla base di dati dell'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente (Arta) che offre il quadro complessivo di discariche dismesse, ex insediamenti industriali e abbandoni abusivi di rifiuti.

Secondo il Codice dell’Ambiente, il Piano per le bonifiche sarebbe dovuto essere approvato entro il 31 dicembre 2013, pena diffida e, in caso di ulteriore inerzia, intervento in via sostitutiva del Ministro dell’Ambiente per la sua approvazione.

"Il Piano - spiega ad AbruzzoWeb Sara Marcozzi - dovrà prevedere l’individuazione dei siti presenti sull’intero territorio da bonificare, la modalità degli interventi, l’ordine di priorità, le modalità di smaltimento, la stima degli oneri finanziari e la relativa attuazione di specifici programmi di finanziamento triennali per la realizzazione degli interventi".

Potrà, insomma, "garantire per la prima volta una seria programmazione finora mai realizzata".

Nello specifico, sono 177 le discariche di rifiuti soliti urbani chiuse, 8 quelle di inerti, 90 i siti industriali dismessi, 150 quelli potenzialmente contaminati, 580 gli abbandoni incontrollati di rifiuti, 33 discariche di rifiuti non pericolosi e tanti altri siti potenzialmente inquinati. Nella mappatura è indicato anche l'indice di pericolosità individuato dall'Arta.

Tra i siti industriali dismessi, il pozzo e il centro olio di Agip a Santa Maria Imbaro e Paglieta (Chieti), l'ex cantiere Cogefar per la realizzazione del traforo del Gran Sasso, gli ex zuccherifici di Avezzano (L'Aquila) e Chieti Scalo, lo stabilimento della Dreher di Popoli (Pescara), lo stabilimento di Farmindustria di Francavilla al Mare (Chieti), ed un lungo elenco di consorzi e fornaci dismessi, capannoni e depositi abbandonati.

Ci sono poi le discariche, ormai chiuse, molte delle quali anche in territorio protetto.

Come quelle di Prato Rosso e Cucomorto a Pescasseroli (L'Aquila) in pieno Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, c'è la cava del Vallone a Barisciano (L'Aquila) e la Roccia a Pietracamela (Teramo), entrambe alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso, sui due diversi versanti.

C'è l'ex discarica di Querceto, a Corfinio (L'Aquila) e quella di Casella a Sant'Eufemia a Majella, entrambe nel Parco Nazionale della Majella, sui versanti peligno e chietino. E ancora, quella di Pietre Cantagallo a Pettorano sul Gizio nel cuore della Riserva naturale del Monte Genzana.

E poi c'è La Cona di Collebrincioni, alle porte dell'Aquila, e l'ex discarica di Madonna del Freddo a Chieti.

"È inaccettabile - dice Marcozzi - che la Regione verde dei Parchi non abbia ancora ottemperato a quanto disposto dal Codice dell’Ambiente. Adottare il Piano rRegionale delle bonifiche significa garantire un serio programma di ripristino ambientale e quindi, di godibilità del nostro ambiente e dei nostri spazi", commenta poi la Marcozzi.

"Dopo la tragica esperienza di quest’estate, che ha portato Regione Abruzzo alla ribalta delle cronache nazionali per l’inquinamento del mare, crediamo che non si possa più continuare con la politica dell’improvvisazione, il territorio regionale è interessato da oltre 1000 siti potenzialmente inquinati e sono ancora 25 le discariche oggetto di infrazione da parte della Commissione Europea che da anni attendono risposta".

"La bonifica del territorio significherebbe anche un incremento occupazionale sostenibile e duraturo. Senza dimenticare che l’adozione del piano è requisito necessario per accedere ai finanziamenti nazionali".



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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