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NUMERI RICOSTRUZIONE E L'AQUILA SOTTO ACCUSA: GSSI
SI SMARCA, STRALI AL CORRIERE, SINDACO VS INGEGNERI

Pubblicazione: 20 dicembre 2016 alle ore 13:42

Eugenio Coccia
di

L’AQUILA - Ha destato scalpore, com’era prevedibile, la nascita di opendataricostruzione.gssi.it, il sito Internet che raccoglie tutti i dati legati alla ricostruzione post-terremoto del 2009, nato da un progetto di ricerca del Gran Sasso Science Institute (Gssi) in collaborazione con l’Università dell’Aquila, il Comune dell’Aquila, gli Uffici speciali per la ricostruzione e ActionAid.

Soprattutto perché il vernissage di presentazione del progetto è stato preceduto da un articolo del Corriere della Sera, firmato dal fustigatore della “casta” Sergio Rizzo, che ha evidenziato alcuni dei dati più clamorosi, su tutti i 428 incarichi di progettazione per Antonello Salvatori che, carte alla mano, dovrebbero valergli 25 milioni di euro di parcella.

Al di là dell’evidente favoritismo nei confronti del più importante quotidiano italiano, ritenuto più degno di ricevere informazioni in anteprima rispetto alla stampa locale, l’articolo e la chiave di lettura che ne viene data hanno suscitato reazioni non sempre positive, con i dati e la loro interpretazione che rischiano di ritorcersi contro gli attori principali di quella che dal sindaco, Massimo Cialente, ma non solo da lui, è stata sempre definita una “ricostruzione modello”.

Se così l'ente realizzatore del maxi archivio, il Gssi, si smarca da responsabilità di tipo politico nell'operazione, molti degli addetti ai lavori ammettono che la figura fatta è stata pessima e, l'analisi fatta da via Solferino, troppo frettolosa e soprattutto decontestualizzata. Nell'ambito di questa vicenda va poi in atto l'ennesima puntata dello scontro tra primo cittadino e ingegneri, gli uni accusati di scarsa trasparenza, l'altro di non aver insistito e cercando alleanze in tal senso.

Coccia, dal canto suo, nega ogni responsabilità “politica” sull’operazione. “Noi non abbiamo fatto altro che rendere fruibili e di facile accesso dei dati che erano già pubblici e il nostro obiettivo è quello di fornire un esempio per come si deve fare una rendicontazione a seguito di future emergenze e ricostruzioni. Il nostro open data vuole essere un prototipo”, spiega a questo giornale.

Il rettore della seconda università aquilana non risponde alla domanda se lo abbia impressionato l’incredibile concentrazione di commesse e appalti a determinati professionisti e imprese. “La valutazione non spetta a noi”, si limita a dire.

Quanto all’anteprima del Corriere, Coccia assicura che “Rizzo è molto attento alle cose dell’Aquila, discutendo con lui ha potuto consultare il sito già domenica. Che sarebbe uscito lunedì lo avevamo scritto diversi giorni prima, domenica le statistiche erano già in chiaro e ha potuto preparare il suo pezzo”.

Chi ha avuto una reazione a due volti su questa lunga teoria di numeri è proprio il sindaco Cialente, che in un lungo status Facebook in premessa ha ricordato che “questi dati, o almeno gran parte di essi, sono già presenti sul sito del Comune dell’Aquila. Ma richiedono più tempo e ‘bussola’ per girarli tutti”.

“Individuare luci e ombre è alla base di qualsiasi valutazione e programmazione - ha aggiunto - Chiediamo che un’operazione identica venga fatta, seguendo il modello applicato dai ricercatori del Gssi, anche ad altri grandi eventi del Paese e alle altre ricostruzioni, tanto decantate. Questo per verificare se noi siamo stati e siamo quelli che hanno goduto o approfittato di particolari favori e buttato soldi. Se siamo stati i magna magna”.

Sempre per Cialente, “il secondo aspetto su cui puntare l’attenzione è quello di cominciare a identificare chi ha fatto che cosa e chi non ha fatto che cosa. Chi ha gestito e come l’emergenza, chi ha compiuto determinate scelte, perché i ritardi nella ricostruzione dei centri storici, perché ancora oggi le scuole o i cimiteri non sono finanziati, perché ancora oggi mancano previsioni di legge o norme che invece nel decreto per il sisma di agosto-ottobre sono presenti”, elenca poi.

Infine, sui dati relativi a incarichi a progettisti, per il sindaco “il dato che emerge è spaventoso, poiché inspiegabile e insostenibile. La mattina del 4 dicembre il presidente dell’Ordine degli Ingegneri mi ha mosso un attacco di inaudita violenza - rivendica - poiché in un’intervista avevo nuovamente resi pubblici questi dati, denunciando che, a causa di questo sovraccarico spaventoso di lavoro, insostenibile per qualsiasi studio di progettazione nazionale o internazionale, pari a quello di 20 provveditorati, la ricostruzione, soprattutto nelle frazioni, è bloccata”.

“Io ho sempre chiesto a tutti i governi e ministri di porre regole - rimarca Cialente - Lo chiesi a prefetti, commissari, capi di struttura tecnica di missione. Nessuno mi ha mai dato retta. Oggi qualcuno si straccia le vesti”.

“La denuncia del sovraccarico di incarichi progettuali avrà ripercussioni mediatiche - è la minaccia del primo cittadino - Credo che gli ordini professionali debbano a tutti delle scuse, poiché loro, per primi, sarebbero dovuti intervenire. Forse anche appoggiando le mie proposte. Non lo hanno fatto”.

Altrettanto ferma la replica del presidente dell’Ordine degli ingegneri, Elio Masciovecchio.

“Siamo sempre stati per contingentare gli incarichi, all’epoca ci fu risposto dalla Protezione civile e da Franco Gabrielli che eravamo in regime di libero mercato e non si potevano confinare i proprietari - ricorda - In questo sisma, come ordine aquilano, come Rete delle professioni e Consiglio nazionale la nostra proposta è stata di massima trasparenza negli incarichi”.

“È esattamente il contrario di quanto dice Cialente, siamo sempre stati per la trasparenza e non dobbiamo chiedere scusa a nessuno, l’unico nostro potere era di dirlo nei tavoli - rivendica poi - Lui piuttosto è stato vice commissario e se l’avesse cercata in noi avrebbe trovato sponda. In questo nuovo sisma si farà così”.

Quanto all’articolo, Masciovecchio ammette che “non ci facciamo una bella figura, ma a Rizzo e al Corriere va detto che ricostruzione funziona e va avanti. Per quanto riguarda il capro espiatorio di tutti (Salvatori, ndr) non mi risulta ci siano committenti che gli abbiano tolto l’incarico. Mai il suo nome è uscito nel Consiglio di disciplina, e comunque abbiamo pochissimi procedimenti”.

C’è il fenomeno spesso adombrato dei laureandi o neo laureati sottopagati e sfruttati per fare incetta di progetti e concluderli nei termini.

“Per quanto mi riguarda ho persone regolarmente pagate come collaboratori - dice Masciovecchio - Questa è la regola, deontologicamente non è possibile fare in altro modo. Basta, comunque, una segnalazione e l’ordine si attiverà. Essere colleghi significa partecipare a un progetto ed essere pagati per questo”.

Contro Rizzo si schiera apertamente un addetto ai lavori, Paolo Tella, presidente del Consorzio di imprese L’Aquila 2009, che parla di “articolo decontestualizzato in cui si danno numeri senza entrare nel merito. Pur stimando Rizzo per tutto il lavoro svolto sempre con cura - spiega - oggi devo dire che non mi piace. Che senso ha insinuare, ripeto insinuare, sospetti a tutti i costi; è ancora una volta un articolo che fa male a tutti noi”.

“Parlare di tanti incarichi ai progettisti non serve se non si dice anche che l’orso Yoghi (nomignolo di Salvatori nell’ambiente, ndr), pur avendo acquisito tanti incarichi, non ha mai saltato una scadenza e non ha mai sbagliato una pratica - sottolinea - Io ci lavoro con i progettisti e, vi assicuro, che ne conosco alcuni che di pratiche ne hanno meno di dieci, ma sono incompetenti e in ritardo su tutto, saltano le scadenze e producono progetti inconsistenti e pessimi”.

“Non ha senso scrivere articoli così. Non ha senso che un giornalista dia i numeri (perché di questo di tratta) senza contestualizzarli, senza che ci sia un solo parametro per far capire le dimensioni del lavoro - sbotta ancora Tella - Abbiamo il dovere civico di magnificare l’esperienza straordinaria che stiamo facendo di cui, purtroppo, molti non vogliono sentir ragione. La nostra città è oggi la città più sicura d’Italia, e sarà la città con il centro storico più moderno e più sostenibile di tutta Italia, sarà una città nuova come nessun’altra”.

“Perchè Rizzo non lo dice? Ci sono interessi affinché L’Aquila e tutte le sue imprese, i professionisti i cittadini ed i politici, debbano essere denigrati fino a tal punto?”, conclude.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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