NUOVO OSPEDALE CHIETI: A UN PASSO DAL VIA
LIBERA, SPUNTA UNA PROPOSTA ALTERNATIVA

Pubblicazione: 12 novembre 2017 alle ore 09:15

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CHIETI - Proprio quando in Regione Abruzzo si è entrati nella fase decisiva per trovare la quadra tecnica e finanziaria, dopo oltre 3 anni, sul project financing da 225 milioni di euro per la ricostruzione dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, insicuro simicamente, arriva come un fulmine a ciel sereno una proposta alternativa.

Si tratta della manifestazione d’interesse che prevede un intervento meno costoso di consolidamento sulla struttura esistente di soli 40 milioni di euro, presentata alla Asl provinciale di Chieti, non si sa bene in che forma e, soprattutto, a chi.

La cosa certa è che la proposta di due colossi dell’edilizia sanitaria, la Coopservice di Reggio Emilia e la Cmc di Ravenna, si contrappone alla prima, del gruppo Maltauro di Vicenza e della Nocivelli di Brescia, che non ha mai avuto risposta dalla Asl teatina, tanto che la Regione ha avocato a sé la procedura.

Sulla nuova istanza, comunque, si registrano bocche cucite da parte della Asl numero 2 Lanciano-Vasto-Chieti, davanti al clamoroso colpo di scena.

Da fonti interne si apprende, tuttavia, che in realtà nessun progetto circostanziato è stato ancora depositato e protocollato da Coopservice e Cmc, con i crismi dell’ufficialità.

Il direttore generale, Pasquale Flacco, fresco di conferma dopo la sufficiente valutazione dell’ultimo anno e mezzo, irrintracciabile al cellulare, squillato a vuoto, a qualche dirigente, che ha chiesto l’anonimato, alla domanda se la istanza sia stata o meno protocollata, ha tagliato corto: “In azienda la proposta è conosciuta”.

Ma tanto basterà, c’è da scommetterci, per rinfocolare lo scontro: da una parte c’è il partito dell’”abbattere e ricostruire”, come vorrebbero il presidente della Giunta abruzzese, Luciano D’Alfonso, e l’assessore regionale Silvio Paolucci, favorevoli, dunque, al project di Maltauro e Nocivelli.

Dall’altra, si contrappone la fazione del “dov’era ma meglio di com’era”, che comprende il consigliere regionale di Forza Italia e presidente della commissione Vigilanza Mauro Febbo, e le cordate di imprenditori, soprattutto locali, che temono di essere tagliati fuori dalla gestione dei lucrosi appalti della gestione dell’ospedale: questi ultimi potrebbero essere pronti a sostenere la nuova proposta che, al contrario, non esporrebbe a questa sventura.

Nella lettera del 24 ottobre di Coopservice e Cmc, in chiaro c’è, per ora, solo la cifra 40 milioni di euro, che i privati sono disposti di tasca loro a mettere sul tavolo, per una ristrutturazione e messa in sicurezza più circostanziata del nosocomio esistente, con 3 anni di lavoro, in particolare sui corpi di fabbrica più problematici del policlinico, quelli ‘C’ ed ‘F’, già peraltro evacuati.

Le due imprese promettono anche il miglioramento energetico e adeguamenti funzionali degli spazi dell’intero nosocomio, e annunciano di volersi avvalere della collaborazione della facoltà di Ingegneria dell’Università di Ancona.

Non è dato da sapere in cambio di cosa, per rifarsi dell’investimento, in ossequio al “do ut des” che è alla base dello strumento del project financing.

Quel che è certo è che è un’opzione decisamente alternativa al project financing della Maltauro e della Nocivelli, che prevede invece il completo rifacimento dell’ospedale, da abbattere e ricostruire con la massima sicurezza sismica e con spazi completamente ripensati, a fronte però di un ben più consistente investimento di fondi privati, pari a 225 milioni, per rifarsi poi dell’esborso con la gestione per trent’anni di alcuni servizi, come la manutenzione delle opere edili, aree verdi e impianti, e altri eventualmente da determinare.

In queste settimane, a tal proposito, il rup della Regione Abruzzo Emidio Primavera assieme al suo staff ha più volte incontrato i rappresentanti di Maltauro e Nocivelli, per concordare le modifiche tecniche e mettere a punto gli aspetti giuridici e finanziari del progetto, con l’obiettivo chiudere entro il 2017 un l’iter che si trascina oramai da 3 anni, bloccato a lungo dall’inerzia della Asl provinciale di Chieti, e poi avocato a sé dalla Regione Abruzzo, per arrivare finalmente alla dichiarazione di pubblica utilità, oppure alla bocciatura, a cui seguirà un bando di gara europeo, in cui i proponenti avranno solo un diritto di prelazione.

C’è da supporre che la nuova iniziativa di Coopservice e Cmc trovi, però, il favore di esponenti politici regionali, come il consigliere Febbo, che da tempo dà battaglia contro il project della Maltauro, ritenuto costoso e inutile, e anzi derubricato a un “capriccio di D’Alfonso”.

Negli anni scorsi, a più riprese Febbo ha proposto un intervento più circostanziato sulla struttura esistente, che ricalca proprio l’impostazione della proposta per ora solo accennata da Coopservice e la Cmc.

Al suo fianco il deputato azzurro Fabrizio Di Stefano, chietino come Febbo, che pochi giorni fa ha annunciato una segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), in merito alla recente decisione, da parte della Regione, di prorogare i termini per la dichiarazione di pubblica utilità, senza un limite temporale fissato, che per Febbo e Di Stefano sono invece scaduti il 14 ottobre scorso, dopo, cioè, 3 mesi dalla presentazione delle ultime integrazioni progettuali da parte di Maltauro-Nocivelli.

Possibili alleati della nuova proposta anche importanti imprenditori abruzzesi, che operano nel settore dei servizi ospedalieri, e che temono di essere tagliati fuori da buona parte delle ricche commesse dell’ospedale, nel caso passi il project finacing della Maltauro e Nocivelli, visto che in tal caso sarà il vincitore del bando europeo a gestire molti servizi in proprio, per rifarsi del cospicuo investimento, sottraendo occasioni di business agli imprenditori locali.

Passando sull’altro fronte, l’impressione è invece che l’assessore Paolucci abbia accolto in modo piuttosto tiepido la nuova manifestazione d’interesse, tanto è vero che al quotidiano Il Messaggero Paolucci ha da una parte dichiarato che “tutte le proposte vengono istruite e riscontrate, quindi faremo anche questa eventuale istruttoria”.

Ha precisato, comunque, subito dopo che “politicamente preferisco una struttura nuova, che rende più facile il lavoro agli operatori sanitari, e più confortevole e di qualità la permanenza nel nosocomio dei cittadini”: un implicito endorsement alla proposta Maltauro-Nocivelli.

C’è poi chi, sul fronte dei favorevoli, in primis i tecnici ed esperti del settore, individua i limiti delle intenzioni progettuali  tra Coopservice e Cmc.

Già si ravvisa infatti, in base ai pochi elementi a disposizione, che non è sufficiente l’adeguamento statico e sismico dei soli corpi “C” e “F”, costruiti, si è scoperto già nel 2012, con pilastri con cemento impoverito, nonché sottodimensionati, e per tale ragione evacuati, ma solo a partire da fine 2016.

L’intervento sull’esistente, si evidenzia, non risolverebbe, poi, la situazione di irregolarità relativa alla norme di prevenzione e adeguamento anti incendio, attestata dai Vigili del fuoco.

Evenienza che non renderebbe possibile l’accreditamento della struttura come ospedale di massimo livello, nell’ambito dell’imminente e spinosissima ridefinizione e razionalizzazione della geografia ospedaliera imposta dal governo centrale.

A essere compromesso è, insomma, da questo punto di vista, l’intero ospedale esistente, costruito una quarantina di anni fa, in tempi in cui le norme costruttive anti-simiche non erano rigorose come quelle attuali, e il territorio di Chieti non era classificato sismicamente “zona 2”, un gradino più sotto della “zona 1”, quella a fortissimo rischio terremoto.

Un’opera pubblica costata 236 miliardi di vecchie lire, e portata a termine in ben 27 anni di lavori che, si è accertato a distanza di decenni, sono stati fatti anche male, come risulta dalle carte di un processo poi andato in prescrizione.

Ad attestare la pericolosità e inadeguatezza dell’intero complesso, è stato del resto uno studio della società regionale Abruzzo Engineering del 2005, confermato nelle sue conclusioni dallo studio tecnico della Stin di Roma nel 2012, commissionato dall’ex direttore generale Francesco Zavattaro.

Furono proprio i risultati allarmanti di questi studi alla base della decisione, presa in un fatidico summit convocato da D’Alfonso nel novembre 2014, di optare per la realizzare una nuovo ospedale, ritenendo che l’adeguamento antisismico complessivo del Santissima Annunziata avrebbe avuto costi eccessivi, e problemi di logistica insormontabili.

Operazione fattibile solo attraverso l’intervento dei privati, con lo strumento del project, visto che la Regione Abruzzo, indebitatissima, non può certo permettersi un investimento di tale portata. Non si immaginava, all’epoca, che l’iter si sarebbe rivelato una sorta di via crucis, lastricata da ostacoli e lungaggini.



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