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NUOVO OSPEDALE CHIETI: IL RETROSCENA,
L'ALLARME DI FLACCO E D'ALFONSO VS MANCI

Pubblicazione: 07 aprile 2017 alle ore 06:37

Un incontro sul project di nuovo ospedale di Chieti

CHIETI - Il pubblico interesse per il project financing del nuovo ospedale di Chieti, “esiste già a dismisura”, perché il vecchio ospedale Santissima Annunziata rischia la chiusura, se i carotaggi in corso per valutare la sicurezza sismica “dovessero rilevare le stesse criticità dei corpi ‘C’ ed ‘F’”, in via di evacuazione.

Questo tenuto conto anche che l’intero complesso presenta una media di vulnerabilità sismica pari a 0,14, che è un indice molto preoccupante”.

Parole forti, quelle di Pasquale Flacco, direttore generale della Asl Laciano Vasto Chieti, sull’annosa questione del progetto da 225 milioni di euro proposto del colosso edilizio Maltauro per una struttura nuova da 500 posti letto, realizzata dai privati, che si rivarranno con una gestione trentennale dei servizi, al posto dell’attuale, che ha gravi carenze strutturali e di sicurezza sismica.

Parole diventate ufficiali perché, come emerge dai retroscena scoperti da AbruzzoWeb, messe nero su bianco nel verbale della riunione del 13 marzo scorso a Pescara, nel corso della quale è maturata la decisione, da parte del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, di estromettere l’azienda sanitaria dalla responsabilità affidata alla Giunta regionale.

Asl che, per la verità, per 3 anni era stata ferma nell’iter amministrativo, che avrebbe dovuto portare alla realizzazione della nuova struttura sanitaria.

Una decisione, quella della Regione, causata in primis dai ritardi per la dichiarazione di pubblico interesse e dall’atteggiamento considerato “non collaborativo” del responsabile unico del procedimento della Asl, Filippo Manci.

Ma una mossa “sollecitata” anche dalle minacce di richieste di rinascimento milionarie da parte della proponente Icm del gruppo Maltauro.

Alla riunione di metà marzo, oltre al presidente e a Flacco, hanno partecipato esponenti della Icm, l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, i capi dipartimento della Sanità, Angelo Muraglia, e della Presidenza, Fabrizio Bernardini, la dirigente dell’avvocatura Stefania Valeri, e Giampiero Leombroni, funzionario pubblico pensionato e commissario dell’Ente regionale per il servizio idrico integrato (Ersi) e anche dell’Agenzia regionale per le attività produttive (Arap), oramai fidato consigliere dalfonsiano.

Convitato di pietra, anche oggetto di feroci critiche, il rup Manci, che in questi mesi ha prima denunciato irregolarità fiscali a carico di una controllata dell’Icm, contestazione poi ritirata dopo i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate e della stessa impresa.

Secondo importante rilievo del responsabile unico è stato che il nuovo ospedale non sarebbe dimensionabile prima del varo del piano regionale del riordino della rete ospedaliera abruzzese, in termini di posti letto e reparti.

Terza e ultima contestazione, che in questo project le varie clausole “azzerano il rischio della parte privata”.

Con queste premesse, è stato D’Alfonso a prendere subito il toro per le corna, affermando che “questa riunione, la quindicesima, deve rappresentare un giro di boa”, chiedendo, dunque, conto su quali fossero esattamente i problemi che impediscono alla Asl di dichiarare la pubblica utilità, e di sbloccare l’iter.

A rispondere prontamente il direttore Flacco, che ha evidenziato un problema di completezza documentale.

“Stando alla posizione di Manci, c’è una situazione in atto da verificare che riguarda la certificazione della Provincia di Vicenza, per il rispetto delle norme di collocazione al lavoro dei disabili da parte della Icm”, ha spiegato nel merito il manager, aggiungendo che, per quanto lo riguarda, “il pubblico interesse esiste già a dismisura: sto procedendo, infatti, a svolgere carotaggi sul corpo ‘A’ dell’ospedale - ha svelato - e all’esito di queste operazioni, se dovessero risultare le stesse accertate criticità dei corpi ‘C’ e ‘F’, si potrebbe arrivare alla chiusura”.

Flacco ha evidenziato poi che “nei suoi vari corpi, l’ospedale di Chieti presenta una media di vulnerabilità sismica pari a 0,14, che è un indice molto preoccupante”.

Non a caso a metà gennaio, dopo le forti scosse del Centro Italia, la Asl teatina ha affidato un incarico per valutare il grado di sicurezza sismica e i costi di un’eventuale adeguamento di ben sei corpi dell’ospedale.

Uno studio affidato alla società romana Stin & ingegner Camillo Nuti, per 40 mila euro circa.

La Stin è la stessa società che realizzò lo studio tecnico del 2012 che dimostrò che i corpi “C” e “F” erano pericolosi, in quanto la resistenza del calcestruzzo presente in alcuni pilastri era inferiore rispetto a quanto previsto in progetto.

L’ospedale, del resto, fu costruito una quarantina di anni fa, quando Chieti non era classificata come zona a rischio terremoto e le norme costruttive anti-simiche non erano rigorose come quelle attuali.

Il problema, comunque, ha aggiunto Flacco nel prosieguo della riunione del 13, è che “il direttore generale non può andare oltre quelle che sono le sue prerogative, e non considerare ciò che il rup ha dichiarato per iscritto nel merito dell’istruttoria in oggetto”.

Al che D’Alfonso ha concluso evidenziando “una posizione divergente tra Flacco e Manci” e dettando un ultimatum per chiudere la partita: in caso di sua mancata collaborazione “va prevista la sostituzione del rup”.

A dare man forte alla posizione del governatore anche Leombroni, secondo cui “l’inadempienza del rup è palese, considerando il tempo decorso e la definizione del procedimento”.

D’Alfonso ha invitato dunque l’Icm a controdedurre le note di Manci e ha avanzato la soluzione del cambio di competenze tra Asl e Regione, poi in effetti adottata.

“Io non ho paura di dire la verità e qui la verità è che c’è una dimensione politica che impone di rispondere, con la costruzione di un nuovo ospedale, alle richieste di salute e sicurezza degli abruzzesi - ha tuonato - e una volontà burocratica che non è contraria, ma non è in grado di concludere il procedimento, e due posizioni, quella del rup e del legale della Asl, palesemente osteggianti l’azione amministrativa”.

Entrando, poi, nel merito della pratica, il presidente si impegna a sentire il presidente della Provincia di Vicenza, Achille Variati, “che conosco molto bene”, per farsi dare la documentazione mancante, citata da Flacco.

Poche ore dopo questa riunione, con un comunicato stampa D’Alfonso ha annunciato che la Giunta regionale ha avocato l’iter che deve portare alla dichiarazione di pubblica utilità, esautorando la Asl, con il consenso di Flacco.

Una mossa che ha provocato, come prevedibile, le veementi reazioni del Movimento 5 stelle e di Forza Italia, contrarie al project financing, e che hanno duramente contestato questo accentramento di poteri, e la “rimozione” di Manci dal procedimento. Filippo Tronca



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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