OPPOSIZIONI ANCORA SI SCATENANO: FEBBO, ''RIPARARE IL VECCHIO OSPEDALE,
PROJECT IRRICEVIBILE''; MARCOZZI, ''INSOSTENIBILE PER CASSE DELLA REGIONE''

NUOVO OSPEDALE CHIETI: MALTAURO DIFFIDA
ASL,'COMPLETI ISTRUTTORIA O AZIONI LEGALI'

Pubblicazione: 16 maggio 2017 alle ore 10:09

CHIETI - "Una condotta gravemente illegittima", "un’istruttoria decisamente e colpevolmente superficiale", "una gestione della procedura non improntata ai canoni di imparzialità e trasparenza". Parole pesanti come pietre quelle rivolte alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti, da parte di Alberto Liberatori, amministratore delegato della impresa costruzioni Maltauro (Icm): il colosso veneto che insieme a Nocivelli è proponente del progetto per il nuovo ospedale di Chieti, dopo mesi di silenzio durante i quali ha subito attacchi durissimi, esce allo scoperto e con una durissima lettera, in cui denuncia i gravissimi ritardi da parte della Asl nel procedimento di verifica della fattibilità del project financing, a cui poi dovrebbe seguire il bando di gara europeo, per la realizzazione del nuovo nosocomio teatino in sostituzione dell'attuale secondo i tecnici non sicuro staticamente e sismicamente.

Una gara tesa alla realizzazione di una struttura dal costo di circa 225 milioni a totale carico del privato che in cambio ottiene la gestione per 30 anni, nella quale l'icm, secondo la legge, avrà il diritto di prelazione.

Nel giorno dell'attacco di Maltauro alla Asl, insorgono di nuovo le opposizioni. In particolare, confermano il no al progetto per il nuovo nosocomio teatino in sostituzione dell'attuale secondo i tecnici non sicuro staticamente e sismicamente, il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, l'unico del gruppo consiliare abruzzese a scendere in piazza, che ha promosso una conferenza stampa e, in una nota il consigliere regionale del movimento cinque stelle Sara Marcozzi. Prende le difese dell’operato della Regione il consigliere regionale del Pd Camillo D’Alessandro e l'assessore Silvio Paolucci.

Tornando alla reazione dell'Icm: Abruzzoweb pubblica la lettera qualche giorno dopo l'invio della istruttoria sul project financing da parte della Asl alla Presidenza della Regione Abruzzo. Un invio caratterizzato ancora una volta da polemiche: il direttore dell'azienda Pasquale Flacco ha anche revocato l'incarico al rup Filippo Manci. Una fase innescata dalla diffida del presidente della Regione Luciano D'Alfonso, nei confronti della stessa azienda accusata di non aver dato risposte per anni.

Nella lettera inviata il 10 maggio scorso, quindi prima della querelle sull'invio delle carte, si diffida la Asl a completare l’iter "con cortese urgenza" e con contestuale minaccia azioni legali.

E soprattutto si ricorda che la Asl ha già sforato e di molto i tempi, visto che la Icm aveva consegnato la proposta di project financing il 19 luglio 2016, e l’amministrazione pubblica, come dice la legge, "avrebbe dovuto esprimere perentoriamente la propria determinazione finale in ordine alla fattibilità entro tre mesi", ovvero il 17 ottobre dell’anno scorso.

La lettera della Icm è destinata a infiammare ancor di più il clima intorno alla vicenda del project che prevede la realizzazione del nuovo ospedale, con costo quantificato intorno ai 225 milioni a carico dell’Icm, che poi si rifarà dell’investimento gestendo vari servizi e spazi commerciali, in base ad accordi e condizioni comunque ancora da perfezionare e formalizzare.

"È l’unica soluzione per poter realizzare un ospedale al posto del vecchio Santissima Annunziata, che ha gravi problemi di sicurezza sismica, per una Regione che non ha i soldi per farlo, e con un accordo che sarà conveniente per la arte pubblica anche nel lungo periodo", assicurano il presidente della Regione Luciano D’Alfonso e l'assessore alla Sanità Silvio Paolucci.

"Nel lungo periodo sarà un pessimo affare per le casse della Regione, visto che il project è sbilanciato sugli interessi del proponente privato, e sarebbe più conveniente ristrutturare il nosocomio esistente", ribattono i consiglieri regionali Mauro Febbo di Forza Italia e Sara Marcozzi del Movimento 5 stelle, che ha anche segnalato presunte irregolarità e zone d’ombra del project teatino all’Autorità nazionale anticorruzione, accusata però da D'Alfonso di aver fornito all'Anac ''informazioni parziali ed errate".

Ad accendere gli animi in particolare la lentezza e i contrattempi che hanno contraddistinto l’iter di dichiarazione di pubblica utilità che è in capo alla Asl e precisamente al rup Manci.

In questi mesi, come raccontato da Abruzzoweb, sono stati sollevati problemi relativi alla presunta mancanza di requisiti sulla regolarità fiscale e sulle certificazioni per il diritto al lavoro dei disabili. Problemi poi superati, tanto che la Asl il 27 aprile scorso ha comunicato che le verifiche formali rispetto a tutte le autodichiarazioni rese si sono concluse positivamente.

D’Alfonso nel frattempo aveva minacciato di esautorare la Asl da una iniziativa che si trascina da più di tre anni, ponendo come termine ultimo per chiudere la pratica della dichiarazione di pubblica utilità entro il 30 aprile. Scadenza non rispettata, tanto che D’Alfonso ha intimato la Asl il 10 maggio scorso di consegnare tutta la documentazione agli uffici della Regione, al fine di consentire la chiusura della pratica di valutazione entro il termine fissato dalla Asl al 15 maggio.

Nello stesso giorno, il 10 maggio, è arrivato il carico a bastoni da parte della Icm, che innanzitutto contesta il termine ultimo del 15 maggio. Per l’Icm il tempo infatti è già bello che scaduto.

"La Asl - ricorda l’Icm - nella lettera del 27 aprile ha affermato che ‘in data 15.2.2017 sono state concluse positivamente le verifiche formali relative a tutte le autodichiarazioni rese’, e a suo dire quindi, ‘da tale data (15.2.2017) ha avuto decorso il termine di tre mesi entro cui concludere la valutazione di fattibilità della proposta".

Ma le cose per l’Icm non stanno affatto così.

"L’articolo 183, comma 15 del decreto legge 5 0 del 2016 - questa la replica - non lascia spazio a dubbi: il procedimento di verifica della fattibilità della proposta deve essere necessariamente concluso dall’amministrazione aggiudicatrice entro il termine di tre mesi dalla ricezione della proposta. Entro detto termine, era tenuta sia a valutare la sussistenza dei requisiti soggettivi sia l’effettiva ed oggettiva fattibilità della proposta".

E la proposta, ricorda l’Icm, è stata trasmessa in data 19 luglio 2016, pertanto la Asl avrebbe dovuto "esprimere perentoriamente la propria determinazione finale in ordine alla fattibilità della proposta entro il 17 ottobre 2016".

Non vale insomma l’argomento della Asl e del rup Manci, secondo cui i tre mesi scattano una volta completate le verifiche "relative a tutte le autodichiarazioni rese".

Questa distinzione dell’iter in due tempi, prima la verifica delle certificazioni (requisiti soggettivi) poi la valutazione sulla fattibilità economica della proposta (requisiti oggettivi), per l'Icm "non trova un benché minimo addentellato normativo". Andava fatto tutto il 90 giorni, entro il 27 ottobre dell’anno scorso.

Termine non rispettato, si ricorda ancora nella lettera, visto che la Asl "ha procrastinato a propria discrezione e senza alcun limite il termine sopra indicato tanto che ad oggi, dopo quasi 7 mesi dalla scadenza del medesimo, ancora non è stato concluso il procedimento di verifica di fattibilità ed anzi, secondo quanto si apprende dagli articoli di stampa vi sarebbe altresì il rischio di un ulteriore e intollerabile slittamento dei tempi".

Un ritardo dovuto, a giudizio dell’Icm, alla "grave e colpevole condotta dilatoria assunta dall’intesta Asl nella gestione della procedura in parola".

E si fa l’esempio della vicenda già citata delle certificazioni relative al il diritto al lavoro dei disabili.

Il rup Manci, il 23 febbraio 2017 aveva dichiarato che questa certificazione era mancante. Poi però la Provincia di Vicenza, con una lettera inviata il 12 aprile scorso ha chiarito e certificato che l’impresa Maltauro ha ottemperato alle norme per il diritto al lavoro dei disabili e che la dichiarazione di sussistenza del requisito era stata inviata alla Asl per ben due volte, il 26 ottobre 2016 e anche il 7 febbraio 2017.

"La circostanza - commenta la Icm - desta non poche perplessità circa la gestione della procedura da parte di codesta Asl".

Un esempio, incalza l’Icm, che conferma "la condotta gravemente illegittima dell’intestata Asl e mostra in tutta la sua evidenza i contorni di un’istruttoria decisamente e colpevolmente superficiale che lascia intravedere una gestione della procedura non improntata ai canoni di imparzialità e trasparenza che debbono sempre informare l’attività della Pubblica Amministrazione".

Di qui la diffida formale da parte dell'Icm a concludere il procedimento di valutazione di fattibilità della proposta di project financing e "comunicare con cortese urgenza alla scrivente lo status del procedimento con particolare riferimento alle ragioni dei ritardi ingiustificatamente accumulati, con ogni riserva anche in ordine alla segnalazione della condotta dell'asl alle autorità competenti".

"La presente visione - si legge infine nella dura missiva - si invia per conoscenza anche alla spettabile Presidenza della Regione Abruzzo affinché la medesima possa assumere ogni provvedimento ritenuto opportuno, anche in relazione alla riunione tenutasi il 13 marzo 2017".

Nel frattempo non si placano le polemiche politiche: Febbo in un conferenza stampa di fuoco, ha invitato d'Alfonso a desistere dal perseguire questa soluzione da oltre tre anni sul tappeto e a mettere a norma gli attuali spazi, la seconda chiede le dimissioni del governatore e dell'assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci "dopo i tre anni persi dietro la loro ingiustificata ostinazione".

"Come anticipato ieri i documenti consegnati dal Direttore generale Flacco nelle mani di D'Alfonso sono una serie interminabili di pareri negativi sul project financing che pesano quanto un macigno. Per questo motivo adesso attenzioneremo e vigileremo tutte le prossime mosse della Regine Abruzzo. E mia intenzione fare piena chiarezza circa l’istruttoria del project financing presentato dalla Icm sul nuovo ospedale di Chieti che sta assumendo risvolti da telenovela grazie alla forzatura e l’insistenza da parte del Presidente della Regione - spiega Febbo -. Innanzitutto è tranciante la relazione della dottoressa Veronica Vecchi, docente di Public Management presso l’Università Bocconi, dove in 16 pagine demolisce praticamente la fattibilità del project financing proposto dalla Maltauro. La professoressa entra nei particolari e ritiene il progetto non sostenibile poiché la proposta così formulata risponde a un modello di PPP (partnership pubblico-privato) che ha mostrato una serie di criticità in fase di gestione a livello nazionale e internazionale, soprattutto in termini di rigidità e di scarsa sostenibilità. Fa quindi specie che il proponente non abbia cercato di interiorizzare queste evidenze nella proposta per rendere il progetto più sostenibile".

La Marcozzi sottolinea invece che "non è bastato il parere negativo del Rup e l'apertura di un procedimento di vigilanza da parte di Anac, oggi apprendiamo che anche l'esperto nominato dalla Asl, la professopressa Veronica Vecchi, boccia su tutta la linea il progetto di finanza presentato dalla Maltauro Costruzioni". "Abbiamo perso 3 anni - continua Marcozzi - dietro l'arroganza e la supponenza di chi, al potere e alla guida di questa regione, è rimasto sordo alle criticità che noi evidenziammo quasi due anni fa commenta Sara Marcozzi siamo stati i primi a denunciare tutti i limiti di questo strumento entrando nel merito della proposta presentata dalla Maltauro: dall'eccesiva onerosità dei canoni, alle criticità rispetto ai servizi sanitari e non che sarebbero passati di mano alla società proponente, agli eccessivi costi proposti per la gestione dalla Società di progetto, alla mancata ripartizione del rischio in capo al proponente. Lo abbiamo fatto a costo zero, senza chiedere costose consulenze alla McDermott&Associati o agli esperti dell'Università Bocconi, perché si trattava solo di avere buon senso e buona volontà di studiare il corposo progetto e capire, numeri alla mano la sconvenienza a percorrere questa strada".

Ben diverso il punto di vista del consigliere Pd D'Alessandro.

"La Regione Abruzzo - assicura D'Alessandro -  ha preteso un'istruttoria severa sul nuovo ospedale di Chieti, come cristallizzato nel testo della delibera di Giunta 133 del 4 marzo 2016. Abbiamo sottoposto a un accurato stress test tutti gli aspetti fondativi della proposta Icm, poiché vogliamo che non vi siano dubbi sulla necessità e bontà dell'operazione".

 "La risposta sta nelle carte - conclude D'Alessandro -  non nelle chiacchiere in loop di Forza Italia e M5S. Spacciare per un diniego la puntuale istruttoria pretesa dal dispositivo della delibera della Giunta regionale è il modo volutamente semplicistico, senza entrare nel merito delle questioni, per fare facile propaganda".

Silvio Paolucci infine assicura che "la risposta a ogni obiezione sul nuovo ospedale di Chieti è contenuta nella delibera di Giunta regionale n. 133 del 4 marzo 2016, che elencava punto per punto i passaggi necessari per arrivare ad una valutazione compiuta della proposta fatta dalla ICM. Quanto ai costi, è scritto chiaramente che la copertura finanziaria per realizzare l’opera consiste nel riutilizzo delle risorse già nel budget dei servizi ospedalieri; qualora vi fosse ulteriore necessità, si può ricorrere ad una partecipazione finanziaria attraverso un canone minimo, il cui ammontare viene selezionato in base alla qualità della proposta che va in gara e delle proposte che pervengono".

 



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