OMICIDIO NERI: PARENTI E AMICI CHIEDONO LA VERITA'

Pubblicazione: 05 marzo 2019 alle ore 18:17

PESCARA - Ad un anno esatto dall'omicidio di Alessandro Neri, il 29enne di Villa Raspa di Spoltore (Pescara) trovato senza vita in una zona isolata di Fosso Vallelunga di Pescara, con due colpi di pistola alla testa e all'emitorace, i parenti e gli amici aspettano di conoscere gli esiti dell'inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Pescara.

E oggi, su Ponte Risorgimento a Pescara, è comparso uno striscione con su scritto: "Verità per Ale".

Il corpo del giovane fu ritrovato tre giorni dopo la sua scomparsa, l'8 marzo, lungo il greto di un torrente a San Silvestro. Ucciso con due colpi di pistola, di cui quello fatale alla nuca.

Per mesi, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale sono andati alla ricerca della verità, scavando in lungo e largo nella vita del ragazzo e prendendo in considerazione tutte le piste possibili da quella familiare a quella passionale per poi concentrarsi sulla cerchia delle sue amicizie, molte delle quali legate alla criminalità locale. 

Ambienti di cui Alessandro, come ricorda Il Messaggero, non faceva propriamente parte, ma a cui era contiguo. Ed è qui, in questo mondo che, per gli investigatori, va ricercata la chiave del delitto.

Ma nelle ultime settimane sono andati oltre individuando nella Opel Meriva grigia, data misteriosamente alle fiamme la notte fra il 5 e il 6 marzo 2018 in via Rapagnetta ai Colli la pista che potrebbe portare all'assassino. Da elemento fra i tanti in un'inchiesta ancora avvolta nel mistero, a ipotesi di lavoro principale. 

L'auto fu scovata in extremis dai carabinieri qualche giorno dopo in un deposito dove era già stata rottamata e ridotta a un groviglio di lamiere. Non più una macchina, ma un cubo di ferro. Scarse o nulle si disse all'epoca le possibilità di trovare qualche elemento, anche una minima parte non divorata dalle fiamme da poter esaminare. E invece quella parte fu presto individuata dai Ris in uno pneumatico. Una gomma, rimasta intatta, che oggi, alla luce dei risultati delle varie analisi effettuate, sappiamo essere compatibile con una delle tracce di autovetture trovate sul luogo del delitto.

Ad avvalorare il sospetto che quell'auto abbia trasportato il killer anche alcuni fotogrammi delle telecamere di sicurezza in cui si vede chiaramente una Opel Meriva grigia tallonare la Fiat 500 di Alessandro, quel 5 marzo, dalla sua villa di Spoltore sino a via Mazzini, dove fu parcheggiata e poi ritrovata due giorni dopo.

Che sia la stessa auto poi bruciata, al momento non si può dire. Si tratta solo di indizi, su cui gli inquirenti stanno svolgendo approfondimenti, tanto che non risultano persone iscritte sul registro degli indagati. Sin dall'inizio sia il proprietario dell'auto che colui che l'aveva in uso, un tassista con qualche piccolo precedente, hanno dichiarato di non sapere nulla né dell'incendio né della morte di Neri, che non conoscevano. Ed è quello che gli inquirenti stanno cercando di verificare.

Vogliono capire se in qualche modo ci fossero collegamenti con quel mondo sotterraneo in cui Alessandro aveva stretto amicizie molto pericolose. Come quella con Junior Insolia, arrestato insieme ad altre cinque persone il 15 gennaio scorso nell'operazione Satellite dalla città satellite ossia San Donato in cui gli indagati gravitavano e portavano avanti le loro attività illecite, legate in particolare alla droga. Droga in cui, stando agli investigatori, Alessandro investiva denaro.

Con Insolia avrebbe addirittura acquistato una pistola calibro 9. È scavando in questo retroterra che gli investigatori avrebbero trovato una chiave di lettura diversa per l'incendio che la notte del 5 marzo distrusse ai Colli la Meriva, insieme ad uno scooter, di proprietà di chi aveva in uso la macchina, e la porta della sua abitazione.



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