OPERE RESTAURATE DOPO IL TERREMOTO RISCHIANO DI NON TORNARE IN CITTA'
LA REPLICA DELLA SOPRINTENDENTE: ''MEGLIO IN GIRO CHE CHIUSE IN DEPOSITO''

OPERE D'ARTE VIA DALL'AQUILA, LA PROTESTA ''NO SCIPPI, SERVE MUSEO''

Pubblicazione: 24 maggio 2012 alle ore 12:10

Un particolare del Gonfalone dell'Aquila realizzato da Cardone nel XVI secolo

L'AQUILA - L'Aquila rischia di vedersi scippare il suo immenso patrimonio artistico.

Tutto ciò per l'assenza di spazi espositivi adeguati e nonostante sia in corsa per il ruolo di Capitale della cultura 2019.

È la denuncia degli operatori del settore i quali temono che, oltre ai danni causati dal terremoto, le opere d'arte del capoluogo possano subire un ulteriore affronto, prendendo la strada di musei di altre città con biglietto di sola andata.

Una polemica che la soprintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici, Lucia Arbace, ha bacchettato sostenendo che "è meglio che le opere vadano in giro a essere viste e conosciute piuttosto che stiano a prendere polvere in un deposito" a ha affermato che "nel momento in cui avrò un museo in città lo allestisco in 30 secondi, non chiedo di meglio"

IL DISSENSO: ''L'ARTE NON SI SCIPPA"

Il dissenso è esplosa in occasione della presentazione, presso l'archivio di Stato, del restauro della tela del XVI secolo di Giovanni Paolo Cardone "Madonna con Bambino, San Giuseppe, San Francesco e San Giovannino": quando la soprintendente Lucia Arbace ha annunciato che l’opera andrà in una mostra che verrà organizzata a Ortona e successivamente esposta, temporaneamente, in attesa di avere uno spazio all’Aquila, presso il castello Piccolomini di Celano. A quel punto dalla platea si è levato un secco "no, l’arte non si scippa".

È proprio l'assenza di una struttura idonea a ospitare il patrimonio recuperato uno dei problemi principali della città, considerato che il progetto dell’ex Mattatoio sembra avere tempi lunghi e che, nel frattempo, come sottolineano in molti "nessuno si è preoccupato di recuperare uno spazio alternativo per ricreare un ambito museale".

"È preoccupante - aggiungono gli operatori culturali - la scelta di portare le opere del museo nazionale d’Abruzzo presso altre sedi in quanto la storia ci insegna, come successo in altri luoghi e per altri casi, che una volta 'uscite' difficilmente rientreranno".

"Nella volontà di promuovere L’Aquila capitale della Cultura 2019 - proseguono - suscita sgomento constatare che gli uffici periferici del ministero dei Beni culturali non facciano nulla per far vivere veramente l’arte all’Aquila".

"È mai possibile che a oggi, come succede invece in ogni altra parte del mondo, direzione regionale e soprintendenza Bsae non siano state capaci e in grado di trovare e organizzare uno spazio espositivo alternativo?", si chiedono, concludendo: "Una cosa è certa, gli aquilani non vogliono che il loro patrimonio storico artistico venga portato altrove e il Comune, per la sua parte, dovrebbe attivarsi in merito".

La "Madonna con Bambino e Santi" del Cardone fa parte di quel gruppo di 50 opere che la soprintendente Arbace ha affidato ai restauri come ha ricordato il alcune dichiarazioni rilasciate al quotidiano La Repubblica: "I danni del sisma al nostro patrimonio artistico sono stati gravissimi ma ci siamo attivati subito, recuperando le somme non spese che risultavano dai bilanci di fine anno del ministero per i Beni e le Attività culturali. Così abbiamo potuto distribuir oltre 50 opere alle ditte che hanno già collaborato con noi, tramite bando o affidamento diretto".

All'evento di presentazione hanno partecipato la rappresentante dell’Istituto centrale di restauro, il direttore dei lavori unitamente alle restauratrici Eugenie Knight e Silvia Pissagroia, che hanno illustrato tutte le fasi dell’intervento oltre alle particolari tecniche e metodologie adottate per riportare il dipinto all’originario splendore, il professore Michele Maccherini e il soprintendente Bap Luca Maggi.

L’opera, gravemente danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009, proveniva dal museo nazionale d’Abruzzo e per il primo intervento di messa in sicurezza era stata trasportata presso le Paludi di Celano, oggi Musè, nell’ambito del recupero di tutto il prezioso patrimonio artistico cittadino a cura di Anna Maria Reggiani, direttore regionale del Mibac all’epoca del sisma. (b.s.)

LA ARBACE: "MEGLIO IN GIRO CHE A PRENDERE POLVERE"

"Se porto delle opere d'arte in giro è per non far dimenticare il patrimonio del museo nazionale d'Abruzzo che si trovava nel Castello cinquecentesco dell'Aquila".

La soprintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici, Lucia Arbace, replica così al dissenso espresso da molte persone durante la presentazione del restauro della tela del Cardone.

"Sono polemiche sterili - sostiene - non si può preferire che i nostri beni culturali siano chiusi in un deposito piuttosto che rese visibili al pubblico al castello Piccolomini di Celano, oppure all'abbazia di Sulmona o ancora al polo museale di Lanciano".

"È chiaro che devono esserci le necessarie garanzie di sicurezza e di controllo" spiega la Arbace, che precisa: "abbiamo portato opere a Trento e a Rimini e soltanto grazie a questi partenariati, che si sono fatti carico di pagare la mostra che oggi c'è la possibilità di farla girare e vedere".

"Con questi accordi - aggiunge - siamo riuscita ad avere un catalogo delle opere e abbiamo una compagnia di trasportatori che le trasportano in sicurezza, facendoci anche risparmiare dei soldi".

"Quando ho detto che il Cardone andava a Ortona e mi è stato detto che il nostro patrimonio non si deve muovere dall'Aquila - conclude la Arbace - ho risposto che nel momento in cui avrò un museo in città lo allestisco in 30 secondi, non chiedo di meglio". (s.cia.)

CHI ERA GIOVANNI PAOLO CARDONE

Pittore aquilano, documentato dal 1569 al 1586, fu allievo di Pompeo Cesura e può essere considerato una delle personalità artistiche più significative del tardo manierismo.

Eseguì numerose decorazioni in occasione di cerimonie ufficiali tra cui, in collaborazione col Cesura, alcuni archi di trionfo per l'arrivo all'Aquila nel 1569 di Margarita d'Austria, governatrice degli Abruzzi.

Nel 1572 dipinse la restaurata porta di Barete attraverso la quale doveva entrare Margarita e nel 1573 disegnò l'arco di trionfo per la piazza del Castello in occasione dell'arrivo di Giovanna d'Austria.

Dipinse anche per le due chiese aquilane capo quarto di San Pietro di Coppito e di Santa Maria Paganica oltre che per la Basilica di San Bernardino.

Tra le sue più importanti opere il Gonfalone della Città dell'Aquila del 1579 in cui con maestria evidenzia la struttura urbanistica della città, la Madonna del Rosario di Santa Maria del Colle del 1586.



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