OSPEDALE CHIETI: DUE ANNI FA PER LA ASL
IL PROJECT ERA DI PUBBLICA UTLITA'

Pubblicazione: 27 febbraio 2017 alle ore 09:04

CHIETI - La Asl di Lanciano Vasto Chieti due anni fa si era espressa a favore della pubblica utilità del project financing, strumento individuato quale soluzione per il nuovo ospedale di Chieti alla luce dei gravi problemi di staticità dell'attuale costruito tra l'altro con materiali non adeguati.

Emerge da una lettera inedita, in possesso di AbruzzoWeb, datata 3 marzo 2015, lettera che porta la firma tra gli altri dell'allora direttore generale Francesco Zavattaro e del direttore sanitario Pasquale Flacco, che poi ha preso il posto di Zavattaro.

Lettera Inviata allo studio legale Bonelli Erede Pappalardo, al presidente della Regione e commissario ad acta Luciano D'Alfonso, all'assessore Silvio Paolucci, e al capodipartimento salute e welfare Angelo Muraglia.

Due anni non hanno fatto però registrare passi in avanti, ma un iter segnato da inerzia e da ricerca di rinviare decisioni: anzi, la Asl ha fatto dietrofront negando la certificazione di pubblica utilità alla proponente Icm, gruppo di imprese capitanata dal colosso veneto Maltauro, adducendo come causa l'assenza del piano ospedaliero abruzzese, già citata nella missiva di due anni fa.

Quella lettera oggi assume un peso specifico determinante, perché, come già raccontato da questa testata, la stessa Asl, chiamata a pronunciarsi entro il 21 febbraio scorso, sulla pubblica utilità del project financing dell’Icm ora diventato proposta concreta, dopo aver fatto dietrofront sulla regolarità fiscale, inizialmente contestata, ha ribadito che non si può comunque dare l’ok che aprirebbe la strada alla gara di appalto comunitaria, prima della definizione della nuova rete ospedaliera abruzzese.

Un problema, secondo molti, inesistente, visto che la Icm ha comunicato nella proposta di essere disponibile a realizzare allo stesso costo sia un ospedale di primo livello, sia di secondo.

Nella lettera del 2015, a tal proposito, la Asl, chiede lumi alla Regione, sulla rimodulazione della rete ospedaliera regionale al fine di poter rilasciare materialmente il documento del nuovo ospedale da realizzare, ai tempi ancora in fase di proposta preliminare.

Insomma, non sono bastati due anni per chiarire questo aspetto dirimente e per rimuovere questo ostacolo per sottoscrivere la “pubblica utilità”.

Con la differenza che ora, mentre la Asl continua a fare “melina”, diventa concreta la richiesta di risarcimenti milionari già minacciata dalla proponente.

Visto che Maltauro evidenzia di aver presentato agli stessi costi un progetto di un ospedale che può essere sia di primo che di secondo livello, cioè rimodulabile in termini di dimensioni, articolazione interna, e numero di reparti posti letto.  Un non problema insomma, per il proponente privato, la definizione preventiva del piano dell’organizzazione della rete ospedaliera: la pubblica utilità può, o meglio poteva, essere dichiarata comunque, alle condizioni attuali, per poi eventualmente ricalibrare il progetto.

La Maltauro sempre che vinca la gara in cui godrà di diritto di prelazione, è pronta ad investire 225 milioni di euro suoi, per poi rifarsi in 30 anni dell’investimento per un ospedale tutto nuovo. Su questo project si è acceso scontro in consiglio regionale, e anche nella politica teatina, visto che per Forza Italia e Movimento 5 stelle non sarebbe un buon affare. Il presidente D’Alfonso e l’assessore Paolucci in primis, sostengono invece che il project è l’unica soluzione per sostituire il vecchio ospedale Santissima Annunziata, che ha gravi problemi di sicurezza sismica, oggetto di sgombero e di forti preoccupazione per le scosse che continuano a segnare l’Italia centrale, visto che la Regione non ha i fondi necessari per affrontare subito l’investimento di tasca sua.

Nella lettera del marzo 2015, indirizzata al presidente e allora commissario ad acta della sanità D’Alfonso, e all’assessore Paolucci , la Asl parla di “piena consapevolezza dell’evidente interesse pubblico della proposta”. Quello che oggi nega.

E a seguire fa però richiesta di precise indicazioni “sulla coerenza del progetto rispetto alla rimodulazione della rete ospedaliera regionale e la compatibilità a fronte dei vigenti strumenti di programmazione economica e finanziaria”. Al fine di poter attestare formalmente la dichiarazione di “pubblica utilità”, con l’intento “ di consentire alle imprese costituenti il raggruppamento temporaneo di imprese, di programmare le loro attività”, e ricordando che “il riordino della rete ospedaliera e tutta la programmazione concernete la costruzione, demolizione, o ricostruzione delle strutture ospedaliere è materia esclusiva di competenza regionale", Perché questi due aspetti rappresentano appunto, indefettibili "atti prodromici alla dichiarazione di pubblica utilità".

“In tale contesto – si specifica ancora - e nella piena consapevolezza del'interesse pubblico sotteso alla proposta in oggetto, attesa la sua incidenza in un contesto sanitario aziendale strettamente connesso alle esigenze didattiche della facoltà di medicina di Chieti, sono state avanzate plurime formali richieste volte ad ottenere il nulla osta in ordine alla possibilità di dar seguito all'iter procedimentale avviato in via del tutto autonoma dall'rti".

Insomma la Asl diceva due anni nella sostanza quello che ha ribadito oggi il rup Filippo Manci, supportato dal parere legale di Stefano Spadano, dell'ufficio legale dell'azienda sanitaria, ovvero che “per la realizzazione di un nuovo ospedale nell’area metropolitana Chieti-Pescara attraverso il sistema del project financing non sono state sufficientemente declinate nei loro reali contenuti, se non mediante rinvio a un costituendo Hub di secondo livello, organizzato secondo logiche di connessione funzionale dei poli ospedalieri di Chieti e Pescara”.

Il problema per i tecnici Asl è cioè che le specificazioni tecniche organizzative non risultano ancora essere emanate, e non si sa ancora quanti posti letto saranno assegnati, nella generale riorganizzazione della rete ospedaliera abruzzese, ai due presidi ospedalieri e quali unità complesse e semplici verranno assegnate.

E poco conta, come detto, che la Icm si è detta ufficialmente disponibile allo stesso costo a qualsiasi soluzione tecnica e progettuale per un ospedale di primo e secondo livello.

Da evidenziare anche un altro passaggio della lettera di Flacco e Zavattaro di due anni fa, quello dove si evidenzia l’urgenza di ottenere risposte in virtù “delle gravi e ben note criticità in cui versano no solo i corpi di fabbrica C ed F, del presidio ospedaliero, ma l'intera struttura”.

Va ricordato a tal proposto che sono da pochi mesi è cominciata l’evacuazione dei due corpi più critici, realizzati si è scoperto con cemento impoverito. E la Asl ha commissionato uno studio per valutare la sicurezza sismica dell’intero nosocomio, e il costo di un eventuale intervento complessivo di messa in sicurezza. (b.s. - f.t.)



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