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OSPEDALE CHIETI: FEBBO, ''ULTIMATUM REGIONE AD ASL
SCANDALOSO''; D'ALFONSO, ''GIUSTO STRINGERE TEMPI''

Pubblicazione: 18 aprile 2017 alle ore 17:42

CHIETI - "Non cambio opinione a seconda del tavolo: per fare un ospedale di tale complessità  se seguiamo le procedure ordinarie ci vogliono 30 anni”.  Risponde così il presidente della regione Abruzzo Luciano D’Alfonso al consigliere di Forza Italia Mauro Febbo che, in piena attività anche nel lunedi di Pasquetta, lancia strali contro la  delibera di giunta del 13 aprile con cui D’Alfonso  ha intimato alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti  di adempiere entro il 30 aprile prossimo alla valutazione del project financing da 225 milioni presentato dalla Icm, del gruppo Maltauro, dal costo di 225 milioni per la realizzazione del nuovo ospedale di Chieti. Evindenziando la "condotta dilatoria e omissiva della Asl e l'infruttuosità del procedimento di valutazione protrattosi per 990 giorni". Accusa rivolta di fatto in particolare al rup Filippo Manci, che in questi mesi ha evidenziato più di una pecca nella proposta dell’Icm.  La delibera con dentro il perentorio ultimatum fa seguito alla riunione del 13 marzo, dove D’Alfonso aveva annunciato l’intenzione di estromettere la Asl, assegnandola alla sua Giunta, l’iter che dovrà portare alla realizzazione

Una delibera che però per  Febbo è desta "sconcerto e incredulità" e per tale motivo invita il direttore generale della Asl Pasquale Flacco, “a non perdere tempo nell'inviarla alla Procura della Repubblica perché intervenga a porre fine a questa telenovela dalfonsiana".

D’Alfonso difende invece la necessità di stringere i tempi, anche perché il vecchio ospedale di Chieti ha problemi di sicurezza sismica.

"Ho molta simpatia e considerazione dell’attività portata avanti  da Mauro Febbo - esordisce D'Alfonso - e anche questa volta sarà utile ad elevare le attenzioni, ma se si leggono e carte la verità emerge". Ovvero per lui la verità è che innanzitutto è giusto e legittimo sollecitare la Asl a  "concludere il procedimento formale", per poter finalmente stabilire se il project financing risponda o meno al pubblico interesse.  E D’Alfonso ricorda per l’ennesima vota che la “procedure del project  prevede la gara d’appalto europea  l’esecuzione dei lavori,  individuato il promotore”.

Per Febbo come detto però le cose stanno ben diversamente.  La volontà della Regione di avocare a se la competenza della procedura, per Febbo sarebbe un'epurazione bella e buona del rup Manci. Non è vero, come dice D’Alfonso, che la Asl sta impiegando troppo tempo per concludere il suo iter, visto che mancano ancora documenti importanti richiesti alla proponente. E avanza il tremendo sospetto che la Regione “si sta ponendo nelle condizioni di ricevere richieste risarcitorie proprio con l'intromettersi in una attività di valutazione che non gli è propria e non gli compete, anzi potrà essere indicata come causa di responsabilità e non solo risarcitorie”. Ed addirittura che il solo obiettivo di D’Alfonso è quello di ritardare gli interventi urgenti ed improcrastinabili sui manufatti realizzati con "cemento impoverito ",  del vecchio nosocomio, “per arrivare alla chiusura e conseguentemente trasferimento di quei reparti fondamentali che farebbero perdere all’ospedale di Chieti i requisiti per essere elevato a Dea di 2 livello”, a vantaggio si suppone di quello di Pescara, città di D’Alfonso.

A seguire la lunga nota di Febbo.

LA NOTA DI FEBBO

Leggendo la Delibera di giunta regionale numero 170 approvata lo scorso 13 aprile inerente la diffida alla Asl di Chieti per il project financing Maltauro non solo conferma tutti i dubbi che avevamo denunciato e sollevato in questi ultimi mesi ma, addirittura, emergono altri aspetti che destano sconcerto e incredulità".
Questo il commento del Presidente della Commissione vigilanza e consigliere regionale Mauro Febbo.
Innanzitutto  - commenta Febbo -  la delibera di giunta 170 finalmente fa chiarezza sulla paternità del project financing. Infatti scorrendo la cronologia dei fatti si legge letteralmente: "inoltrata alla ASL in data 04.04.2014 protocollo 20283 (cioè un mese prima delle elezioni, significando che qualcuno aveva già scommesso sul risultato) e inviata alla Regione in data 27.06.2014",  ossia all'attuale Governo di centrosinistra.
Chiarito questo punto, spero definitivamente, si resta letteralmente interdetti entrando nel merito della DGR poiché di fronte ad annunci eclatanti di "esaurire o superare la funzione di un Rup" (testuale dal verbale riunione del 13.03.2017), in pratica si tratta di una epurazione bella e buona, e alla "volontà della Regione di avocare a se la competenza della procedura" ( testuale dal verbale riunione del 13.03.2017), una bufala bella e buona, si pratica e si passa alla censura e declaratoria nei confronti dei vertici della ASL, manager e direttori vari. Infatti a pag. 5 della delibera si legge: 'il termine per la conclusione del procedimento deve considerarsi ineluttabile già trascorso e superato senza che l'amministratore individuata dalla DGR n. 133/2016 nella ASL La-Va-Ch si sia determinata nella conclusione di verifica dei requisiti soggettivi del proponente'.

In realtà i fatti sono ben diversi da come indicato in delibera. Infatti la proposta è stata modificata per ben due volte su richiesta dalla stessa ASL. La prima volta per intervenute nuove disposizioni sugli appalti e poi per indicazione di livello sanitario, ma soprattutto perché nella proposta definitiva dell'ormai lontano 19.07.2016 la proponente non ha adempiuto ad oggi alla regolamentazione della certificazione.

Ricordo come è stata contestata anche penalmente una autocertificazione "non veritiera" sulla regolarità fiscale e ad oggi quella relativa alla certificazione degli obblighi di cui alla legge 68/99 (occupazione di lavoratori portati di handicap) non è stata ancora acquisita.

Peraltro non si fa alcun cenno alla "bufala" della telefonata del presidente D'Alfonso al presidente della provincia di Vicenza Variati (suo grande amico - sic!), forse perché qualcuno ha suggerito a D'Alfonso che quella telefonata è reato traffico di influenze?

Poi si continua con la scarico di responsabilità sempre sui vertici (pag. 5 DGR 170) evidenziando 'come il ritardo con cui la ASL ha condotto la fase istruttoria concretizzi una condotta dilatatoria ed omissiva che, oltre a pregiudicare l'interesse pubblico evocato nelle deliberazioni regionali innanzi richiamate, rischi di esporre la stessa Amministrazione regionale alle conseguenze risarcitorie di azioni legati preannunciate dai legali del Rti.

Anche qui una interpretazione a proprio uso e consumo di atti  e fatti chiari e inequivocabili. La Asl per mezzo del suo legale rappresentate, il direttore generale Flacco, non ha mai fatto alcune dichiarazione di pubblico interesse, semmai ha sottolineato la preoccupazione circa la vulnerabilità sismica del nosocomio. La dichiarazione di pubblico interesse, che peraltro non è compito della Regione Abruzzo, è un atto complesso ed articolato dove sicuramente interviene la pericolosità della vulnerabilità sismica ma valuta anche altri importanti fattori  come la valutazione dal punto di vista tecnico, ingegneristico, sanitario, economico-finanziario, ed in considerazione dell'entità  dell'investimento nel suo complesso è sicuramente la prima valutazione che porta alla dichiarazione stessa. Tutte queste valutazioni ad oggi, nonostante le chiacchiere del presidente D'Alfonso, non sono state fatte e peraltro non possono essere fatte proprio perché a monte la proposta del Rti non è completa e valutabile.

Pertanto la regione stessa si sta ponendo nelle condizioni di ricevere richieste risarcitorie proprio con l'intromettersi in una attività di valutazione che non gli è propria e non gli compete, anzi potrà essere indicata come causa di responsabilità e non solo risarcitorie. Poi  si passa a far proprie le dichiarazioni della Icm S.p.A che nella sua del 20.03.2017 prot. 001/17/1326 lamenta "la divulgazione a mezzo stampa di valutazioni in qualche modo anticipatore di quelle che avrebbero dovuto essere gli esiti dell'istruttoria documentale (...) si pongono quali comportamenti illegittimi (....) insorgenza di dubbi circa la sussistenza della dovuta imparzialità in capo allo stesso ente esaminatrice" ( sempre pag. 5 DGR 170).

C'è da rimanere senza parole: nella riunione del 13 marzo 2017 veniva richiesta ad una impresa privata di voler controdedurre ad un funzionario pubblico ( il Rup ing. Manci ) come un'opera pubblica di questa importanza e dimensioni doveva essere secretata nelle stanze erdoganiane e quindi funzionari pubblici (Rup, direttore uff.legislativo, direttore amministrativo, legali e tecnici individuati dallo stesso Presidente ecc...) hanno "osato" rilasciare pareri tecnici,  la cui pubblicità è garantita da leggi , statuti e regolamenti di Amministrazioni pubbliche, non graditi all'impresa e non in "linea" con le indicazioni .... di chi ?

Fatte tutte queste precisazioni la Giunta arriva a quello che è l'esempio esplicito di questi ormai tre anni di Governo D'Alfonso, cioè aver fatto solo chiacchiere, spot, proclami ed enunciazioni del nulla, a dare ordini e disposizioni infatti sempre nella DGR 170 delibera:

Credo che dalla lettura della DGR 170 e allegati ci sia ben poco da aggiungere se non consigliare al direttore generale Flacco e agli altri componenti dei vertici della ASL stessa, a cui ritengo venga notificata martedì la diffida, ( la DGR è stata pubblicata dietro mia "amichevole" insistenza venerdì dopo le ore 14 quindi ad uffici amministrativi chiusi) di non perdere tempo nell'inviarla alla Procura della Repubblica perché intervenga a porre fine a questa telenovela Dalfonsiana.

Una sceneggiatura che ha il solo obiettivo di ritardare gli interventi urgenti ed improcrastinabili sui manufatti realizzati con "cemento impoverito ", di cui alla perizia del CTU del 30 luglio 2012, e per arrivare alla chiusura e conseguentemente trasferimento di quei reparti fondamentali che farebbero perdere al nostro Ospedale i requisiti per essere elevato a Dea di 2 livello e conseguentemente il trasferimento anche della Facoltà di Medicina, come denunciato dal professor Mastropasqua e dai 300 sottoscrittori del documento. Un disegno ormai chiaro che solo la politica miope e di assurdo vassallaggio del PD teatino non vede e a cui non si ribella.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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