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OSPEDALE CHIETI, FLACCO ''IL RUP MANCI DA'
SUE OPINIONI, SU PROJECT PARTITA APERTA''

Pubblicazione: 03 marzo 2017 alle ore 12:00

CHIETI - “Il rup Filippo Manci esprime sue personali valutazioni sulla ricevibilità del project financing del nuovo ospedale di Chieti. In realtà nulla è stato deciso, e non sono affatto scaduti i termini per dichiarare la pubblica utilità”.

Le parole ad AbruzzoWeb del direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco, innescano un altro capitolo dell’oramai appassionante vicenda del project financing per la costruzione del nuovo ospedale di Chieti.

A sorpresa, Flacco smentisce la posizione e le azioni amministrative di chiusura verso la proposta assunte dal responsabile unico del procedimento Manci, che pure è suo dipendente. In sostanza, giochi riaperti.

L’ambito è quello dell’iter per la dichiarazione di pubblica utilità, propedeutico alla gara di appalto comunitario, relativa alla proposta per la costruzione del nuovo ospedale con la formula del project financing da parte della Imc del gruppo Maltauro, che dovrebbe sostituire il vecchio Santissima Annunziata che ha seri problemi di sicurezza sismica.

Manci ha, infatti, prima contestato irregolarità fiscali a carico di una controllata dell’Icm, contestazione poi ritirata, dopo i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate e della stessa impresa.

Poi ha contestato il fatto che il nuovo ospedale non sarebbe dimensionabile prima del piano regionale del riordino della rete ospedaliera abruzzese, in termini di posti letto e reparti.

Osservazione, anche questa, contestata dall’Icm, che assicura il progetto è modulabile per ogni eventuale funzione ed esigenza.

Infine, come sbandierato in conferenza stampa dal consigliere di Forza Italia Mauro Febbo e anche dal Movimento 5 stelle, in una nota inviata alla Regione il 16 febbraio Manci ha evidenziato che già “da una prima lettura sugli aspetti sostanziali della proposta”, contenuti nella bozza di convenzione, si possono “maturare fin da ora profonde perplessità sull’adeguatezza e rispondenza della stessa proposta all’interesse pubblico, in quanto le varie clausole “azzerano il rischio della parte privata”.

All’indomani della conferenza stampa di Febbo, tuttavia, di fatto Flacco prende le distanze da Manci e fa anche finalmente chiarezza sul termine ultimo fissato al 21 febbraio per la dichiarazione della pubblica utilità, citato anche dalle lettere della Icm alla Asl e alla Regione, in cui si contestavano le argomentazioni del Rup.

“Voglio ricordare che siamo ancora nella fase in cui si sta valutando la ricevibilità formale della proposta e a decidere alla fine sarà la commissione, al di là delle valutazioni personali del rup Manci - ribadisce il manager aziendale - Solo dopo si potrà passare alla valutazione nel merito sostanziale della proposta di project, sulla sua convenienza economica e quant’altro”.

E solo da allora, chiarisce ulteriormente Flacco, “una volta formalizzata la ricevibilità formale della proposta, cominceranno a decorrere i 90 giorni di tempo. A oggi - rimarca - per il semplice controllo formale non ci sono termini perentori per chiudere la pratica, anche se avverrà nel più breve tempo possibile”.

Insomma la partita è ancora aperta. E non è arrivato ancora il momento di valutare se sarà ottimale e conveniente, per i cittadini contribuenti abruzzesi, la proposta di project che, una volta avuto il via libera definitivo, sarà oggetto di un bando di gara europeo, in cui la proponente Icm avrà un diritto di prelazione rispetto alle concorrenti.

Intanto, divampa lo scontro politico. Forza Italia e Cinque stelle, come detto, lanciano bordate contro l’operazione data già “per morta”, citando le lettere del rup Manci.

I due partiti di opposizione propongono entrambi in alternativa la messa in sicurezza del vecchio nosocomio e anche interventi di restauro per il riutilizzo dell’ex ospedale “San Camillo”, giudicando un pessimo affare affidare a un privato la gestione della nuova struttura sanitaria da costruire ex novo.

La grillina Sara Marcozzi ha definito il progetto “irrealizzabile dal punto di vista tecnico-amministrativo e insostenibile dal punto di vista economico-finanziario, insomma, come abbiamo da sempre denunciato è un grande danno economico per i cittadini abruzzesi”.

Il forzista Febbo ha tuonato che “non è possibile perdere inutilmente tempo con un project lastricato di insidie”, evocando il rischio concreto di “un enorme contenzioso amministrativo se non penale, qualora si decidesse di continuare su questo progetto che ad oggi vede solo pareri contrari rilasciati a più mani”.

Un’ipotesi, quella della ristrutturazione dell’esistente, che, va evidenziato, è tuttora in campo, visto che lo stesso Flacco, ha incaricato la società Stin di Roma di valutare il grado di sicurezza sismica e di quantificare i costi di una eventuale messa in sicurezza di ben sei corpi dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, che ha gravi problemi di staticità.

Di parere opposto il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, che assicurano invece che il nuovo ospedale è l’unica soluzione percorribile per dotare il territorio di un ospedale sicuro e all’avanguardia, visto che i 235 milioni di euro li metterà il gruppo che vincerà la gara europea che poi si rifarà dell’investimento affittando alla Regione l’ospedale al costo di 11 milioni di euro l’anno per i prossimi trent’anni, e guadagnando un margine con la gestione dei servizi di lavanderia, ristorazione, manutenzione del verde e delle sale operatorie.

A proposito di Paolucci, ha bocciato la soluzione della ristrutturazione dell’esistente perché non dà garanzia di sicurezza.

Tornando alla soluzione del project, dopo trent’anni l’ospedale tornerà nella disponibilità della Asl.

Febbo ha contestato a più riprese questi calcoli: secondo lui costerà alle casse regionali la bellezza di oltre 704 milioni, visto che vanno computati anche i costi dei servizi che saranno esternalizzati e gestiti dalla Maltauro.

Paolucci ha invece ribattuto che il calcolo è errato perché è scorretto computare le spese per i servizi necessari al futuro ospedale nei prossimi trent’anni, visto che comunque andranno garantiti anche senza project financing.

E comunque l’alternativa, ha evidenziato l’assessore, sarebbe quella di dirottare sul nuovo ospedale di Chieti-Pescara i fondi governativi già stanziati per i nuovi ospedali di Sulmona, Avezzano, Giulianova, Lanciano, Vasto e Penne, in totale 250 milioni. Ipotesi giudicata “inverosimile”.

E nel caso prendesse piede il “piano B” si porrebbe, infine, comunque il problema di ristrutturare il vecchio ospedale, costruito una quarantina di anni fa, quando Chieti non era classificata come zona a rischio terremoto, e le norme costruttive anti-simiche non erano rigorose come quelle attuali.

Un ospedale costato, va ricordato, 236 miliardi di vecchie lire, e portato a termine in ben 27 anni di lavori. Un presidio dove solo da pochi mesi si è proceduto a evacuare i corpi “C” ed “F”, quelli più a rischio, costruiti con cemento impoverito.

Un problema anche qui non solo tecnico e logistico, ma anche finanziario. Filippo Tronca



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