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OSPEDALE CHIETI, UN GUAIO DOPO L'ALTRO:
ORA MANCA ANCHE SICUREZZA ANTINCENDIO

Pubblicazione: 13 dicembre 2016 alle ore 07:15

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CHIETI - Un ospedale, il Santissima Annunziata di Chieti, insicuro dal punto di vista sismico nel suo complesso, non solo per i gravi difetti di costruzione dei due corpi, in via di evacuazione, come emerso da una perizia del procedimento giudiziario appena archiviato.

E ora spunta fuori un altro pericoloso elemento che non fa altro che aggravare un’emergenza alla quale la Asl continua a non dare una soluzione definitiva: l’ospedale teatino non ha il certificato di prevenzione incendio (Cpi).

Il documento deve essere rilasciato dai vigili del fuoco che, in questo caso, non hanno potuto procedere perché la struttura manca di requisiti: in sostanza, almeno sulla carta, se si verificasse un incendio in qualsiasi punto dell’ospedale, tutto il complesso sarebbe a rischio.

Ad attestarlo è una perizia che la Asl ha affidato a un soggetto esterno.

Torna quindi a far parlare di il Santissima Annunziata, il “grande malato” tra gli ospedali abruzzesi, salito agli onori delle cronache per i due famigerati corpi “C” ed “F”, dove ci sono ben 150 posti letto, corpi costruiti, secondo quanto accertato, con pilastri realizzati con cemento impoverito, nonché sottodimensionati.

Corpi che dopo tanti ritardi, su iniziativa del direttore generale della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, Pasquale Flacco, stanno per essere svuotati, con il trasferimento dei reparti nel corpo “M”, di nuova costruzione e sicuro, e in altri nosocomi del Chietino.

È pur vero che su quest’operazione, annunciata da tempo, nessuno, dalla Asl, ha più fatto sapere lo stato dell’arte.

I problemi, tuttavia, non sono localizzati solo nei due corpi in via di svuotamento, ma riguardano l’intero complesso, che conta 500 posti letto e 1.000 dipendenti.

E ora si scopre che il nosocomio teatino non è dotato neanche del certificato Cpi, dunque anche da questo punto di vista è a rischio, inadeguato.

Un argomento in più per la Regione Abruzzo e il presidente, Luciano D’Alfonso, in testa, che accelera per il bando per la realizzazione di un nuovo ospedale, da costruire con lo strumento del project financing: soluzione duramente contestata in Consiglio dall’opposizione di centrodestra e dal Movimento 5 stelle.

L’ospedale Santissima Annunziata, questo il punto, fu progettato nei lontani anni Sessanta e aperto solo nel 1999 dopo 27 anni di lavori a un costo di 236 miliardi di vecchie lire.

Lavori che, si è accertato a distanza di decenni, sono stati fatti anche male.

Anche perché Chieti non era classificata, ai tempi, come zona a rischio terremoto, e le norme costruttive anti-simiche non erano rigorose come quelle attuali.

Un triste destino che tocca anche a tanti altri ospedali italiani, come ha ricordato a questa testata il manager Flacco.

A scoperchiare il “vaso di Pandora” è stato l’ex direttore generale, Francesco Zavattaro, che, dopo il terremoto del 6 aprile 2009, commissionò centinaia di carotaggi per valutare la qualità del cemento armato.

Lo studio tecnico affidato dalla Regione alla Stin di Roma confermò che i pilastri dei corpi “C” ed “F” erano pericolosi.

Ora il forte sospetto, per non dire la certezza, è che a essere insicuro sia l’ospedale intero.

Ad attestarlo c’è un’ulteriore perizia, a firma dell’ingegnere pescarese Enrico De Acetis, rivelata dal quotidiano Il Centro, allegata al fascicolo contro ignoti aperto dal sostituto procuratore di Chieti, Giuseppe Falasca del Tribunale di Chieti, che ipotizzava reati molto gravi: dalla frode in pubbliche forniture, ai falsi certificati di collaudo e la rovina di edifici pubblici.

Fascicolo che, tuttavia, è stato archiviato a inizio novembre: troppo lontani nel tempo i fatti oggetto d’indagine e il rischio di prescrizione, tenuto conto che i primi collaudi risalgono al 1978.

Nella perizia di De Acetis, nominato dal presidente del tribunale di Chieti, Geremia Spiniello, si sostiene la non rispondenza del nosocomio ai requisiti sismici stabiliti dall’ordinanza del Consiglio dei Ministri numero 3274 del 2003, in quanto le “resistenze ottenute sono assolutamente insufficienti e inadeguate”.

“È da considerare inoltre, in senso assoluto, che le criticità emerse sono dovute a patologie genetiche, ovvero le strutture in esame nascono con tali patologie dovute a un utilizzo di materiali scadenti in fase esecutiva”.

Il manager Flacco sempre al quotidiano Il Centro ha dichiarato che i vigili del fuoco, che hanno ispezionato l’ospedale a inizio novembre, assicurano che è sicuro dal punto di vista statico.

Ha dall’altra parte ribadito, come già fatto ad AbruzzoWeb, che, dal punto di vista sismico, tutto l’ospedale non ha i requisiti previsti per città come Chieti, il cui territorio è stato classificato in “zona 2”, un gradino più sotto della “zona 1”, quella a fortissimo rischio, in base alla nuova classificazione sismica del territorio nazionale, redatta nel 2003 e aggiornata quest’anno.



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