Abruzzoweb sponsor
Messaggio elettorale a pagamento

IL MANAGER FLACCO, ''COSTRUITO QUANDO NON C'ERANO LE ATTUALI NORME
SISMICHE''. A FINE OTTOBRE INIZIA FINALMENTE L'EVACUAZIONE DEI CORPI C E F

OSPEDALE DI CHIETI: IN ATTESA DEL PROJECT,
LA STRUTTURA E' A RISCHIO TERREMOTO

Pubblicazione: 20 ottobre 2016 alle ore 07:30

di

CHIETI - "L'ospedale Santissima Annunziata di Chieti ha lo stesso grado di sicurezza sismica di buona pare degli ospedali in Italia, ovvero inadeguata, in base alle nuove e più stringenti normative. In più ha il problema dei corpi C e F, con difetti costruttivi, che però ci apprestiamo finalmente a svuotare".

Nelle spiegazione ad AbruzzoWeb di Pasquale Flacco, direttore generale della Asl numero 2 Lanciano-Vasto-Chieti, la spassionata ammissione di un senso di impotenza: l'ospedale teatino non è sicuro dal punto di vista sismico, e dunque pazienti, lavoratori e frequentatori del nosocomio sono a rischio in caso di terremoto.

Non solo nei famigerati corpi C ed F, dove ci sono ben 150 posti letto, e costruiti, si è scoperto già nel 2012, con pilastri con cemento impoverito, nonché sottodimensionati. Solo prossimamente, annuncia Flacco, saranno finalmente evacuati a partire da fine ottobre.

Insicuro è, però, il Santissima Annunziata nel suo complesso, perché quando fu costruito, una quarantina di anni fa, Chieti non era classificata come zona a rischio terremoto, e le norme costruttive anti-simiche non erano rigorose come quelle attuali.

Un'opera pubblica costata, va ricordato, 236 miliardi di vecchie lire, e portata a termine in ben 27 anni di lavori che, si è accertato a distanza di decenni, sono stati fatti anche male. A confermare la sua pericolosità è stato anche lo studio della società regioanle Abruzzo Engineering del 2005, costato 5 milioni di euro, e rimasto lettera morta.

Il tema della sicurezza sismica dell'Annunziata è tornato alla ribalta, invece, perché è questo uno degli argomenti forti da parte del presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, usati a favore della realizzazione di un nuovo grande policlinico sulla base del project financing presentato da Maltauro spa, Finanza e Progetti spa e A.B.C. Nocivelli spa.

Una mega struttura con 437 posti letto più 61 di day ospital, investendo 278 milioni di euro, per la costruzione, le spese tecniche e di progettazione e per "costi di proposta, sviluppo e assicurazioni", più Iva ovviamente, interessi e costi finanziari connessi. La cifra è poi scesa a 251 milioni.

Una somma che la Regione dovrebbe restituire a rate per i prossimi 27 anni al gestore che affronterà la spesa, e che dovrà, comunque, vincere un bando di evidenza pubblica. Il gestore potrà poi far profitti con l'affidamento di servizi e strutture.

La proposta è stata fortemente osteggiata in Consiglio regionale dall'opposizione di centro destra e del Movimento 5 stelle. Per tagliare il nastro del nuovo nosocomio, al netto delle polemiche feroci, ci vorranno comunque anni.

E intanto altro non si può fare che incrociare le dita e sperare che a Chieti non si verifichino nel frattempo forti terremoti, cosa auspicabile, facendo gli scongiuri, anche dopo che il suo territorio è stato considerato in "zona 2", un gradino più sotto della "zona 1", quella a fortissimo rischio, in base alla nuova classificazione sismica del territorio nazionale, redatta nel 2003 e aggiornata quest'anno.

Mal comune mezzo gaudio: sono infatti 500 gli ospedali italiani, compresi molti in Abruzzo, che avrebbero bisogno di importanti lavori di messa in sicurezza contro il rischio terremoti. A lanciare l’allarme, già nel 2013, fu una relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’allora senatore del Partito democratico Ignazio Marino.

Una mappatura cominciata all’indomani del terremoto abruzzese del 6 aprile 2009 e dei crolli che fecero scalpore all'ospedale San Salvatore, che venne dichiarato inagibile al 90 per cento. Crolli su cui c'è stato anche un processo penale che si è concluso senza colpevoli, con due assoluzioni in primo grado passate in giudicato.

Sull'opportunità di realizzare il nuovo ospedale, Flacco preferisce non rilasciare dichiarazioni. "Ho ovviamente le mie idee, ma non spetta a me, che ho un ruolo tecnico, prendere decisioni in merito".

E da tecnico, il direttore sta intanto mettendoci una pezza, svuotando almeno i corpi C ed F, composti da due stabili di 10 piani, per totali 14 mila metri quadrati.

"Tra fine ottobre e inizio novembre trasferiremo il reparto di Cardiologia e l'unita di Terapia intensiva cardiologica negli spazi liberi del corpo M - annuncia Flacco - A seguire trasferiremo il reparto di di dermatologia all'ospedale di Ortona, almeno temporaneamente. La soluzione molto più probabile per Nefrologia e Dialisi, è quella di spostarle nel corpo G, oggi vuoto, e che prima ospitava chirurgia vascolare. Ostetricia e Ginecologia troveranno posto nel corpo B, negli spazi attualmente occupati da Dermatologia".

Sarà comunque un passo in avanti seppur tardivo, in termini di sicurezza. Che i corpi C e F sono pericolosi, è cosa nota dal 2012, grazie ad un studio tecnico affidato dalla Regione alla Stin di Roma. Ma solo ora si sta procedendo a svuotare i due corpi.

Dallo studio è emerso che la resistenza del calcestruzzo presente in alcuni pilastri è inferiore rispetto a quanto previsto in progetto. Le criticità evidenziate riguardano soprattutto i carichi statici e verticali, a cui temporaneamente si è ovviato diminuendo il peso sui solai svuotando alcuni piani.

Gli ingegneri della Stin hanno evidenziato anche la necessità di un’analoga operazione su tutto l’ospedale, il cui costo è stato stimato in 60 milioni di euro.

Che l'ospedale di Chieti fosse a rischio, del resto, lo aveva messo nero su bianco anche il famoso studio di Abruzzo Engineering del 2005, costato 5 milioni di euro e che la politica regionale ha poi messo in un cassetto forse senza nemmeno leggerlo. Tornato alla ribalta dopo il terremoto del 2009, perché in esso si individuavano gli edifici che poi sarebbero crollati, come la prefettura e la casa dello studente dell'Aquila.

In quello studio è stato indicato come a rischio anche l'ospedale Santissima Annunziata, e per quanto riguarda Chieti anche il presidio ospedaliero San Camillo de Lellis, il Teatro Marrucino, il palazzo comunale e tanti altri edifici pubblici. Anche qui, se può consolare, la situazione non è peggiore rispetto a quella di altre città e territori abruzzesi.

Nel novembre 2014 in un summit convocato dal presidente D'Alfonso e a cui hanno preso parte l'allora manager manager Francesco Zavattaro, il direttore sanitario Tonino Flacco, il dirigente Filippo Manci e, in rappresentanza della Stin, Camillo Nuti, si ragiono seriamente sull'ipotesi di realizzare una nuovo ospedale, ritenendo che l'adeguamento antisismico complessivo dell'Annunziata avrebbe avuto costi eccessivi, e problemi di logistica insormontabili.

Tenuto conto che si sarebbe dovuto procedere a quel punto intervenire su tutti gli altri edifici a rischio della città.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

Messaggio elettorale a pagamento
 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2017 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui