OSPEDALE L'AQUILA: LA ''GOLA PROFONDA''
VIA DALLA SALA OPERATORIA, CONTENZIOSO?

Pubblicazione: 16 novembre 2017 alle ore 10:55

L'ingresso dell'ospedale dell'Aquila

L’AQUILA - Trasferita dal blocco operatorio dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila Rossella Nardecchia, la dipendente “gola profonda” che ha denunciato, con una serie di dossier svelati da AbruzzoWeb, alcuni problemi della struttura, a partire dalla cattiva e pericolosa abitudine di fumare, creando, secondo 11 chirurghi che ci lavorano, un clima di tensione e sospetto.

La donna è stata spostata al reparto di Day surgery dove, tra l’altro, passano gli stessi operatori che vanno in sala e dove sarà comunque a contatto con gli stessi chirurghi che l’hanno osteggiata.

Nella lettera di servizio, la denunciante viene anche lodata per la sua esperienza lavorativa, ma un altro aspetto è che con il trasferimento, secondo quanto si apprende, avrà una decurtazione di stipendio mensile di 500 euro: uno dei motivi che porterà la “gola profonda” a ricorrere al giudice del lavoro.

Intanto, secondo quanto appreso, almeno in parte le svariate denunce avrebbero avuto effetto: nel blocco operatorio si sarebbero rinforzate le misure antifumo e altri presìdi, come l’apposizione di cartelli di divieto.

La decisione è arrivata lo scorso 7 novembre con una disposizione di servizio giunta da Avezzano (L’Aquila), firmata dal direttore sanitario del presidio ospedaliero aquilano, Giovanna Micolucci, e del direttore del dipartimento Chirurgico, Giovanni De Blasis, inviata per conoscenza anche al manager, Rinaldo Tordera, e agli altri interlocutori della governance.

Come si legge nel testo, “in questi giorni, dai giornali (in realtà solo da AbruzzoWeb, ndr) è stato dato ampio risalto alla vicenda scaturita dalla segnalazioni inoltrata” da partire da maggio scorso.

In relazione a questo, scrivono i dirigenti, “nel corso di questi mesi si è venuta a creare una situazione di conflittualità interna al quartiere operatorio” del San Salvatore, “testimoniata anche, e non solo, dalla richiesta di 11 chirurghi che hanno rappresentato una situazione di difficile convivenza”.

I dirigenti considerano anche “che il clima di tensione potrebbe influire negativamente sull’operatività della struttura, con potenziale rischio per l’utenza” e ritengono “necessario garantire la salvaguardia della professionalità e serenità in un ambiente lavorativo particolarmente delicato”.

Infine, riconoscendo “l’esperienza professionale maturata” dall’interessata, si dispone “in via temporanea e provvisoria” che la gola profonda vada a prestare servizio presso l’unità di Day surgery con decorrenza immediata.

Oltre ai rilievi sul fumo, confermati anche dalla caposala, Antonella Liberatore, la Nardecchia ha contestato anche stupefacenti per uso terapeutico mancanti al conteggio, vie di fuga ostruite da apparecchiature, riutilizzo di strumenti monouso e indennità non dovute.

Tutto questo mentre i carabinieri dei Nas hanno smentito altre irregolarità in una visita ispettiva programmata successiva agli esposti.

Una cortina di silenzio è scesa sull’ospedale, rotta solo dagli articoli di questo giornale. E dopo qualche settimana di riunioni e conciliaboli, i chirurghi sono usciti allo scoperto, prendendosela solo con la dipendente accusatrice della prima ora, e difendendo a spada tratta l’eccellenza del blocco operatorio.

I firmatari sono Gianfranco Amicucci (Chirurgia generale), Alberto Bafile (Senologia), Gaspare Carta (Ostetricia e ginecologia), Tommaso Cutilli (Maxillo facciale), Luigi Di Clemente (Urologia), Gian Piero Di Marco (Otorinolaringoiatria), Filippo Fiori (Ortopedia), Renato Galzio (Neurochirurgia, ex coordinatore delle sale operatorie, peraltro andato via dall’Aquila per lavorare a Pavia), Franco Pisani (Centro regionale trapianti), Marco Ventura (Chirurgia vascolare) e Roberto Vicentini (Chirurgia epato-bilio-pancreatica). Alberto Orsini e Berardino Santilli



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