MASCIOCCHI: ''NESSUNA LETTERA''; PAOLUCCI: ''C'E' TEMPO FINO A DICEMBRE 2018''
L'ORGANISMO DOVRA' VALUTARE L'UNIONE TRA LE DUE STRUTTURE COME LA COSTA

OSPEDALE MAGGIORE L'AQUILA-TERAMO: MAI
COMUNICATE NOMINE COMMISSIONE FANTASMA

Pubblicazione: 27 novembre 2017 alle ore 06:47

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L’AQUILA - Esistono commissioni che non esistono. Come conferma ad AbruzzoWeb uno dei componenti, Carlo Masciocchi, non solo non si è mai riunita, ma neanche sono state comunicate le nomine, dopo oltre 5 mesi, della Commissione preposta alla definizione di uno studio di fattibilità per la realizzazione di un Dipartimento di emergenza e accettazione (Dea) di secondo livello tra i presidi ospedalieri dell’Aquila e di Teramo.

Un percorso da tartaruga che stride con quello da lepre svolto, invece, sull’unione Chieti-Pescara, dove lo stesso tipo di organismo ha già finito il lavoro e ha stabilito che sì, sulla costa l’ospedale “maggiore” si può fare, unendo i due plessi, e ha anche raccomandato di ospitare lì la centrale regionale unica del 118, prevista invece all’Aquila con tanto di progetti pronti e 6 milioni di euro dispoonibili.

La Commissione L’Aquila-Teramo è stata annunciata dalla Regione Abruzzo lo scorso 6 giugno, giusto il giorno dopo di quando è venuta fuori, grazie agli articoli di questo giornale, la delibera che spianava la strada all’ospedale di secondo livello costiero, con una mezza rivolta della sanità aquilana.

Per questo è stata definita una “pezza a colore” della Regione, e non ha contribuito a dare maggiori certezze lo sciatto refuso con cui la stessa Commissione è stata creata, parlando nella delibera di Giunta di “unione L’Aquila-Pescara” per un errore di stampa, poi cancellato alla buona, aggiungendo “Teramo” a penna, ma rimasto tale anche nel comunicato inviato agli organi di informazione, in seguito mai smentito né corretto. Tuttora la delibera è scaricabile dal sito della Regione con l'errore pacchiano in bella vista.

Comunque, da allora la Commissione Aq-Te formalmente esiste. Dovrebbe valutare se ci siano tutte le condizioni per andare a creare un ospedale di secondo livello, di quelli con reparti e finanziamenti migliori sulla base della riforma Lorenzin, dall’unione funzionale tra le strutture aquilana e teramana, sulla falsariga di quanto già avvenuto per Chieti e Pescara.

Un passaggio poco chiaro per i cittadini, ma basilare, perché la sanità di oggi ha perso in maniera irreparabile il connotato di servizio pubblico erogato alle persone e viene gestita proprio come un’azienda.

Così, la creazione di un ospedale principale viene valutata tanto quanto una fabbrica di bulloni valuterebbe l’apertura di una nuova filiale. Conta il profitto. E non tutti i modelli di “bulloni” si troveranno, nei prossimi anni, nei presìdi aquilano e teramano, se non verrà ritenuto redditizio.

Solo che l’organismo Aq-Te, fino a oggi, non si è mai seduto attorno a un tavolo. Anzi, non ha mai neanche cominciato la minima attività.

“Sono tra i componenti, è vero, ma la comunicazione della nomina non mi è mai arrivata”, confessa ad AbruzzoWeb Carlo Masciocchi, pro rettore vicario dell’Università dell’Aquila, direttore della scuola di specializzazione in Radiodiagnostica dello stesso Ateneo, primario della Radiologia universitaria, unica superstite dopo la soppressione del reparto gemello ospedaliero.

Nonché componente della Commissione, almeno sulla base di quanto elencava la delibera. “Può darsi che la nomina mi sia stata inviata, non saprei - prosegue - Certo è che, comunque, la Commissione non si è mai riunita”.

A dispetto di questo scenario da incubo, a tentare di tranquillizzare gli animi è stato, qualche tempo fa, a margine di una conferenza stampa, l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci.

“C’è una tempistica chiara sui Dea di secondo livello, il termine temporale per concludere è dicembre 2018 - ha premesso - Siamo in netto anticipo sul programma operativo e gli indirizzi politici sono chiari da giugno 2016”.

Secondo l’assessore, “ci sono ancora 13 mesi e saranno del tutto sufficienti per concludere il lavoro, come da piano sanitario. La Commissione non si è riunita mai, lo confermo, ma perché i tempi del piano sono quelli”.

Sarà. Certo che stride con tutta questa stasi quanto avviene dall’altra parte dell’Abruzzo, dove la delibera della Giunta regionale numero 271 dello scorso 23 maggio, infatti, ha già approvato la proposta di piano di integrazione funzionale tra i presìdi ospedalieri di Pescara e Chieti.

La situazione di stallo ha provocato la protesta del sindaco aquilano, Pierluigi Biondi, per il quale “la Regione a guida Partito democratico continua a mortificare la sanità aquilana limitando il dibattito all’istituzione del Dea di secondo livello solo all’area Chieti-Pescara”, definendo la Commissione Aq-Te mai riunita “una maldestra trovata elettorale, tra l’altro neanche andata a buon fine, visto l’esito della competizione amministrativa” che lo ha visto prevalere sul centrosinistra.

Parole dure cui ha risposto il consigliere regionale dem Pierpaolo Pietrucci, tra incudine e martello, per il quale “non si tratta di una fantasia, ma di intento suffragato da atti: nel piano di riqualificazione del sistema sanitario della Giunta regionale è infatti stabilito che lo studio di fattibilità al riguardo sarà predisposto entro il dicembre del 2018”.

Per Masciocchi, l’organismo dovrà in primo luogo “capire quali siano le ‘regole d’ingaggio’: che cosa intendiamo fare e che cosa ci permetterà di fare il ministero?”.

“L’ospedale di secondo livello L’Aquila-Teramo si può ideare, ma deve essere realizzabile - rimarca il professore - perché se il ministero ci dirà che va tutto in un’unica, singola struttura, allora avranno problemi anche Chieti-Pescara! Se, invece, viene fissato un tempo di connessione tra i due presìdi, per esempio 15 minuti, dovremo vedere se e come è realizzabile”.

“La Commissione è stata istituita. Ora è un mio obiettivo che si riunisca al più presto, auspicabilmente entro la fine dell’anno”, ha concluso Pietrucci nella sua nota.

Insomma, è rimasto un mese scarso per recapitare quella lettera a Masciocchi e gli altri e convocare il tavolo.

LA COMMISSIONE AQ-TE

Della Commissione fanno parte il direttore del dipartimento per la Salute, Angelo Muraglia, o suo delegato, l’ex presidente Agenas ed ex subcommissario della sanità abruzzese, Giuseppe Zuccatelli, i manager delle Asl dell’Aquila e Teramo, Rinaldo Tordera e Roberto Fagnano, i direttori sanitari delle due aziende, rispettivamente Maria Teresa Colizza e Maria Mattucci, il citato Masciocchi, il responsabile del reparto di Malattie infettive del San Salvatore, Alessandro Grimaldi, i dirigenti medici teramani Filippo Gianfelice e Cosimo Napoletano.

Ci sono poi 3 esponenti che erano anche nella Commissione Chieti-Pescara: il direttore sanitario della Asl di Lodi, Roberto Riva, l’esperto in programmazione e organizzazione sanitaria Claudio Maffei, il direttore dell’unità Area di supporto direzionale per l’organizzazione e lo sviluppo della Asl lodigiana, Davide Archi.

Manca qui, a differenza dell'altra, Paolo Menduni, ex manager della Asl dell’Aquila, attualmente in pensione, commissario straordinario dell’Agenzia di informatica e committenza (Aric) leggi centrale unica acquisti, braccio destro dalfonsiano in materia e vero e proprio deus ex machina dietro le quinte della sanità abruzzese.

LE REAZIONI

DE MATTEIS: ''SOLITA BUFALA, SI CONVOCHI LA COMMISSIONE''

“Come era prevedibile, l’ennesima bufala della Regione Abruzzo emerge in tutta la sua evidenza. La famosa e famigerata Commissione che si sarebbe dovuta insediare per valutare l’ipotesi della costituzione del Dea di II livello L’Aquila-Teramo a oggi non esiste, come non c’è traccia della comunicazione ufficiale da parte della Regione ai componenti della stessa”.

A dirlo in una nota, commentando l’articolo di oggi di AbruzzoWeb, è il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale in Consiglio comunale dell’Aquila, Giorgio De Matteis.

“Appare del tutto evidente come questa Commissione sia da ritenersi un contentino utilizzato dalla Regione Abruzzo, in particolare dall’assessore Paolucci, per tentare di tacitare le sacrosante richieste della città dell’Aquila - aggiunge - Se a questo aggiungiamo le dichiarazioni che provengono dal ministero della Salute, che mettono in dubbio anche la realizzazione del Dea di II livello Chieti-Pescara, ci rendiamo conto della improvvisazione e della incapacità da parte della Regione”.

De Matteis ora dice di attendersi, “dopo questa ennesima brutta figura, che D’Alfonso e Paolucci insedino immediatamente e ufficialmente la Commissione, alla quale hanno dato un tempo relativamente lungo, cioè sino alla fine del 2018. Questo tempo non ci soddisfa - precisa - perché è del tutto evidente il tentativo di procrastinare la decisione, ma noi vigileremo attentamente”.

“Resta naturalmente l’amaro in bocca - conclude - nel constatare come l’atteggiamento dell’amministrazione regionale nei confronti dell’Aquila, ancora una volta, si sia dimostrato assolutamente negativo”.



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