OSPEDALI PUBBLICI COSTRUITI DAI PRIVATI
TUTTI I PROJECT FINANCING D'ABRUZZO

Pubblicazione: 01 novembre 2018 alle ore 07:45

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L'AQUILA - L’unico modo per le Regioni senza soldi per costruire ospedali sicuri sismicamente e all’avanguardia. Un passo decisivo verso lo smantellamento della sanità pubblica a tutto vantaggio dei privati con un alto rischio di indebitamento per le casse regionali e delle stesse Asl.

Visioni contrapposte e inconciliabili, aspri dibattiti e feroci scontri politici, provoca lo strumento del project financing applicato all’edilizia sanitaria. Specialità in cui l’Abruzzo a guida centrosinistra è un'eccellenza italiana, visto che sono ben sei gli ospedali che saranno costruiti ex novo o pesantemente ristrutturati con interventi nei vecchi stabili, attraverso il convolgimento dei colossi privati italiani dell'edilizia sanitaria, che anticiperanno i soldi, per poi rifarsi del cospicuo investimento con la gestione pluri-decennale di servizi non sanitari, come manutenzione, pulizie, verde, trasporti, ristorazione, e commerciali come parcheggi, bar, negozi, edicola, e così via. 

Scelta in Abruzzo osteggiata da Movimento 5 stelle, sindacati, sinistra radicale e anche in alcuni casi dal centrodestra. Un vero proprio pallino invece per l’ex presidente della Regione e ora senatore del Partito democratico Luciano D’Alfonso,  e dell'assessore regionale Silvio Paolucci.

Project financing interessano infatti l'ospedale di Chieti, in dirittura di arrivo dopo un tormento iter, e anche quelli dell'Aquila, Teramo, Avezzano, Vasto, e Lanciano. A dicembre si inaugurerà poi l’ospedale di Sulmona, per il completamento del nuovo ospedale, quest’ultimo già realizzato con la formula del "leasing in costruendo" e la partnership dei privati.

Il padre di tutti i project è quello del Santissima Annunziata di Chieti, intorno a cui si è scatenato un duro scontro politico, che c'è da scommettere si infiammerà ulteriormente nel corso della campagna elettorale delle elezioni regionali di febbraio prossimo. 

Dopo un iter durato anni, sono state avviate a settembre le procedure di gara per la realizzazione del project financing del nuovo policlinico, presentato dal raggruppamento di imprese composto dai veneti della Maltauro, colosso del settore, e Nocivelli e Finanza. Un'opera dal costo di 118 milioni e 800 mila euro, a carico del privato, dotato di 498 posti, e di nuovi padiglioni rispetto al vecchio Santissima Annunziata insicuro sismicamente, che sarà in parte abbattuto, in parte ristrutturato. Il privato ci metterà i soldi per la realizzazione, incasserà per 25 anni e mezzo un canone di locazione (il cosiddetto canone di disponibilità) fissato a base d'asta in 12 milioni e 270 mila euro e un canone per la concessione di servizi la cui base d'asta è invece fissata a 9 milioni 580 mila euro.

Sommando i canoni, il costo complessivo finale del nuovo presidio teatino arriva a 285 milioni di euro, soggetto in ogni caso a una percentuale di ribasso d'asta che lo comprimerà ulteriormente. La prima proposta del raggruppamento di imprese, invece, prevedeva un costo finale di 526 milioni.

L’accelerazione un anno fa quando la Regione ha avocato a se la pratica, estromettendo la Asl teatina, e ha poi a seguito di una fitta interlocuzione con Maltauro e Nocivelli e finanza che si è conclusa con la dichiarazioen di pubblica utilità. Sarà la Asl a gestire tutte le procedure di gara e i proponenti avranno un diritto di prelazione, ma partono ovviamente favoriti.

Il project financing chietino ha fatto da apripista ad altri progetti di finanza, come quello che interessa il capoluogo L'Aquila, rilanciato a giugno scorso dall'assessore Paolucci, in un suo intervento durante gli Stati generali della Sanità nella aree interne dell’Abruzzo, promosso dal Comune dell’Aquila.

L'idea squadernata è quella di realizzare un ospedale nuovo di zecca dal costo di 120 milioni di euro,al posto del San Salvatore, in una zona ancora da individuare. Anche qui con lo strumento del project financing, con 80 milioni a carico dei privati, 40 della parte pubblica. Progetto ancora nella fase embrionale, ma va però ricordato che negli anni scorsi era stata presentata alla Giunta regionale un progetto di finanza per il nuovo San Salvatore dalla Guerrato, colosso veneto nel campo delle costruzioni e delle gestioni degli appalti della sanità, assieme all'impresa aquilana Mancini. Il progetto prevedeva un investimento da 100 milioni a carico del privato, per ampliare e potenziare il vecchio San Salvatore e dotarlo di parcheggi anche sotterranei, in cambio della gestione pluriennale dei servizi di pulizia, manutenzioni e mensa. Proposta arrivata a buon punto ma poi bocciata per il ricorso al concordato a cui è andata incontro la capofila Guerrato. 

A giugno scorso, ad ogni buon conto, la Guerrato, grazie alla nuova compagine societaria abruzzese, capitanata dall'imprenditore Isaia Di Carlo, ha avuto l'ok al piano di risanamento, dalla sezione fallimentare del Tribunale di Rovigo. 

In questo caso il centrodestra, per voce del sindaco Pierluigi Biondi di Fratelli d'Italia si è detto favorevole all'iniziativa, e nei primi giorni di agosto ha rivelato che la Regione avrebbe assicurato la disponibilità dei 40 milioni per coprire la parte pubblica dell'investimento. 

Fortemente contraria in questo caso la Cgil, che liquida l’iniziativa come uno spreco di soldi, in quanto "dal 2009 in poi, sono stati spesi complessivamente oltre 57 milioni di euro per il ripristino funzionale e strutturale dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila", parzialmente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009. Inoltre la Cgil critica lo strumento stesso del project financing, che "toglie risorse ai servizi sanitari in favore di opere strutturali, con un alto rischio di indebitamento per le casse regionali e delle stesse Asl".

Per quanto riguarda gli altri project financing, ha fatto da spartiacque l'annuncio del giugno 2017 di D'Alfonso e Paolucci, della ferma l'intenzione di realizzare cinque nuovi ospedali a Teramo, Vasto, Lanciano, Avezzano, oltre alla parziale ristrutturazione dell’ospedale di Penne, in sostituzione di strutture vecchie in media 50 anni che "costerebbe troppo adeguarle alle nuove esigenze e a metterle in sicurezza sismica, in base ai nuovi e più stringenti criteri costruttivi".

In quella sede la Regione si è detta pronta a mettere sul piatto un investimento di 371 milioni di euro, in parte pubblici, in parte privati, pari a i 101 milioni complessivi. 

Aprendo così la strada anche in questo caso a cinque altri project financing, seppure più "moderati", in quanto a differenza di Chieti, l'intervento privato non dovrà essere superiore al 40 per cento del totale. Comunque una ghiotta occasione a cui i grandi player continuano a guardano con attenzione, pronti a farsi avanti quando le Asl indiranno le manifestazioni di interesse. 

Il faraonico nuovo ospedale provinciale di Teramo, è previsto nelle progettazioni preliminari già commissionate dal direttore generale della Asl teramana Roberto Fagnano, prevede un investimento da 220 milioni di euro. Un ospedale enorme, quasi il doppio del vecchio Mazzini, da 84 mila metri quadri, per 600 posti letto e dotato di 14 sale operatorie. Per realizzarlo servirà un’area di almeno 18 mila metri quadri. 

Il privato, ancora da individuare, in questo caso ci metterebbe di tasca sua oltre 30 milioni di euro, a cui si sommano 108 milioni di finanziamento bancario. La mano pubblico circa 60 milioni. 

Il concessionario privato si rifarebbe dell'investimento con opere realizzate per la durata della concessione, 30 anni, e ricevendo il corrispettivo di alcuni servizi che attualmente vengono dati in appalto dalla Asl, come ristorazione, la pulizia, la manutenzione, vigilanza.

Anche qui il Pd è promotore del'iniziativa, assieme al neo sindaco di centrosinistra Gianguido D'Alberto, che però in campagna elettorale sul tema è stato molto ondivago. Mentre M5s, forze di sinistra e sindacati sono fortemente contrari. 

Crea resistenze anche il fatto che il nuovo ospedale comporterà una diversa destinazione d'uso, e il quasi sicuro ridimensionamento degli attuali ospedali di Teramo, Giulianova e Atri, facendo salvi quello di Sant'Omero e Penne.

L'idea è poi di ubicare il nuovo super-ospedale fuori il capoluogo provinciale, lungo la superstrada Teramo-Mare, o anche nei pressi di Mosciano Sant'Angelo, vicino al casello autostradale della A14, per renderlo meglio raggiungibile da ogni punto della provincia. Anche sulla localizzazione è però forte polemica, soprattutto da parte dei teramani, che non vogliono perdere il forte indotto portato da un nosocomio, e percorrere decine di chilometri in più. 

Dopo oltre un anno dall'annuncio di D'Alfonso e Paolucci si è perso per strada forse definitivamente il project financing del nuovo ospedale al posto del San Pio di Vasto, datato, e troppo centrale e dunque con problemi di raggiungibilità e parcheggi. 

Un ospedale da 200 posti letto, con 80 milioni messi dalla Regione, più il restante da quantificare in base al progetto esecutivo, a carico del privato, si era preventivato. 

Da localizzare nell'area del villaggio ex-Sib tra Vasto e San Salvo, già da anni acquisita dalla Asl teatina. 

"Acceleratore" del progetto era stato nominato il consigliere regionale di Abruzzo civico e presidente della commissione regionale Sanità, Mario Olivieri, della vicina Roccascalegna. 

Ma poi hanno prevalso i "freni", più che l'acceleratore, e si è ancora in attesa che a Roma venga convocata la conferenza dei servizi, annunciata a inizio 2018, per entrare nel merito dell'iter e della fattibilità. 

Una ragione in più, da parte di Olivieri, per marcare le distanze dalla sua maggioranza di centrosinistra, abbandonata definitivamente dopo la sconfitta alle politiche del 4 marzo. 

Al palo anche il project financing del nuovo ospedale di Lanciano, da realizzare in un area da ancora da individuare, grande 28 mila metri quadrati, con 218 posti letto e dal costo previsto di 80 milioni di euro.

A frenare l'iniziativa è la localizzazione, che la politica locale non vuole fuori città, e a complicare il quadro c'è anche il progetto di realizzare un mega-ospedale unico al posto di quelli di Lanciano e Vasto, nei pressi di Torino di Sangro, a servizio di tutta la Val di Sangro e della vale Trignina. 

Passi in avanti invece per la realizzazione del nuovo ospedale di Avezzano. L'iter, assai complesso è stato pianificato ad aprile scorso dal sindacon civico di centrodestra Gabriele De Angelis, e il manager della Asl Avezzano-Sulmona-L'Aquila Rinaldo Tordera

L'opera, che sarà ubicata nei pressi dell’attuale ospedale, costerà nel complesso 83 milioni di cui 48 a carico del privato e il resto finanziato dallo Stato, con una quota del 5 per cento della Regione. 

Il 4 dicembre prossimo, la Asl 1 prenderà infine in consegna l’edificio del nuovo ospedale di Sulmona il primo totalmente antisismico in regione, realizzato con la formula del partneriato pubblico-privato (leasing in costruendo) e realizzato in acciaio, grande 10 mila metri quadrati, ‘spalmati’ su un seminterrato e 3 piani. L’ospedale mantiene la dotazione di 160 posti letto, di cui 126 ubicati nel nuovo fabbricato.

I lavori per la realizzazione della nuova struttura si sono conclusi il 25 settembre  e sono durati appena 2 anni e mezzo. Il fabbricato è costato circa 20 milioni di euro, erogati da finanziatori privati. La struttura è stata realizzata dal raggruppamento d’imprese Inso Spa (Firenze) ed Edilfrair (L’Aquila) mentre i soggetti che hanno finanziato l’opera sono stati Iccrea Banca impresa (capogruppo) e Sardaleasing.  Ulteriori 10 milioni saranno stanziati per la riqualificazione dell’ala nuova, la demolizione della vecchia, sistemazione delle aree esterne, nuove centrali tecnologiche ed elisuperficie per gli elicotteri del 118. 

 



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